Siccità in Somalia, Cosv “situazione disperata”

Africa

Di Andrea G. Cammarata

Nell’ultimo mese si sono spostati in 40mila, donne bambini, dal Sud della Somalia verso Mogadiscio, i pesi nelle braccia, esili come fuscelli al vento, cercano acqua e di che vivere. Per il Corno d’Africa è la siccità peggiore degli ultimi 60 anni, e sta colpendo 12 milioni di persone in Kenia, Etiopia, Sudan e Somalia. Nelle aride regioni a Sud di Mogadiscio la mancanza di materie prime e dell’elemento vitale è maggiore, in più la milizia islamica Al Chabab la fa da padrone, è già da due anni impedisce l’accesso alle associazioni per i diritti umani, complicando notevolmente le operazioni di soccorso. Fra le poche rimaste operative nelle regioni meridionali, il COSV riesce con i suoi 450 operatori somali a svolgere progetti in aiuto alla popolazione sul campo.

Cinzia Giudici, presidente di COSV ci ha riferito che in trent’anni di operatività in Somalia “non si è mai vista una situazione così disperata“. In merito ai limiti imposti dalla milizia islamica -ha aggiunto- “riusciamo a lavorare perché ci conoscono, ma bisogna stare molti attenti”.

E’ una crisi che -scrivono gli analisti- prima di essere umanitaria è politica. La Somalia, Paese senza un governo centrale da più di 20 anni, “vegeta nell’anarchia“, e la comunità internazionale può di conseguenza intervenire solo durante le urgenze.

Le masse migratorie in questi mesi si sono spostate molto verso il nord-est del Kenia, dove si trova il campo profughi più grande al mondo, Dadaab, abitato da 400mila persone. Altri si stanno dirigendo anche verso l’Etiopia. Oggi a Nairobi (Kenia) si sono riuniti i principali finanziatori di fondi, con l’intenzione di sopperire in qualche modo alla grande carestia che sta devastando il Corno d’Africa. Mancano 1.6 miliardi di dollari, ha detto il Jaques Diouf, direttore della FAO, e 300 milioni ne servirebbero per agire nell’immediato.

Lunedì scorso a Roma, la Presidenza francese ha invece convocato il G20, presenti soprattuto i ministri dell’agricoltura, scarsi i risultati e il budget messo a disposizione è stato minimo. Fra i finanziatori maggiori c’è però la Banca mondiale, che ha elargito 500 milioni di dollari. Il presidente, Robert Zoellick, ha riferito ai giornalisti che in Somalia “è importante agire di urgenza per ridurre la sofferenza umanitaria, ma siamo ugualmente attenti alle soluzioni a lungo termine“. L’opinione di Jean Paul Sornay, a capo di ’ActionAid’, mira d’altro canto a “orientare la ricerca al fine di focalizzarla sulle culture più affermate localmente, perché essa prenda in conto il sapere tradizionale dei cittadini del Sud“.

Sornay ritiene inoltre che non siano state prese misure sufficienti per impedire che alimenti come il mais vengano utilizzati come bio-carburante anziché nutrimento. “La situazione nel Corno d’Africa dimostra ancora una volta che bisogna sostenere le piccole imprese agricole, poiché sono loro che nutrono la maggioranza delle popolazioni nel Sud del mondo, e non l’agro-business che produce alimenti fuori budget per i più poveri”, continua Sornay in un articolo apparso oggi su ’Le Monde’. Intanto la Caritas italiana ha raccolto 300mila euro, e mons. Bertin, a capo della sezione somala di Caritas, ha parlato con preoccupazione di una“situazione umanitaria disastrosa“.

Per la Somalia COSV, associazione umanitaria italiana, gestisce programmi alimentari e sanitari nelle regioni meridionali di Gedo e Lower Shabelle. Nel suo recente rapporto ha pronosticato drammaticamente per la popolazione somala “un rapido deterioramento dello stato di nutrizione nell’arco di un mese“. Cinzia Giudici, presidente COSV, ha spiegato che “sono parecchi mesi che c’è questa situazione di carestia, perché due delle stagioni delle piogge sono andate male: una è stata proprio inesistente mentre l’altra è arrivata molto tardi“, cui va aggiunto l’esito pressoché nullo dei raccolti. COSV aveva allertato la FAO e le organizzazioni internazionali, ottenendo dei supplementi di cibo e medicinali. Ma adesso, spiega Cinzia Giudici, “La possibilità di avere il latte per i bambini e altri sostentamenti è veramente ridotta a zero“. E c’è il problema della mancanza di acqua pulita: “l’acqua dei fiumi non è potabile ed è talmente salmastra da non esserlo neanche per gli animali”.

“Pubblicato 27 luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

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