Cannabis terapeutica: Coltiva Ricerca e brucia.

Ccsvi e sclerosi multipla

La ricerca scientifica ci sarebbe. Il Centro per le colture industriali la coltiva e brucia tutto per legge. Poi, quando è ora di somministrare la Cannabis ai malati, la Sanità si deve rivolgere all’estero pagandola a caro prezzo. 

In sintesi.

Importare il farmaco a base di canapa significa 400-1000 euro mensili di spesa per ogni malato che ne fa richiesta. Ma il Centro per le colture industriali di Rovigo coltiva e produce già la materia prima. Il farmaco potrebbe prepararlo e distribuirlo -per legge- lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, che però non ha fondi sufficienti per farlo. I pazienti devono invece affrontare lungaggini burocratiche per ottenere il farmaco e poi consumarlo in day-hospital, se impediti a portarlo a casa. Altri, a rischio pena, si rivolgono al mercato nero. Intanto in Francia si riapre il dibattito: sostiene l’economista della Sorbona, Pierre Kropp, che legalizzare e tassare il consumo di Cannabis varrebbe un miliardo di euro l’anno per le casse del fisco. 

Di Andrea G. Cammarata

Legalizzare o non legalizzare. In Francia nei giorni scorsi il dibattito si è riaperto sulle pagine di ‘Le Monde’, con l’intervista a Pierre Kopp, economista alla Sorbona, che ha calcolato per le casse dello Stato francese un guadagno l’anno di un miliardo di euro, a fronte della tassazione sul consumo della Cannabis. Ma niente illusioni, non è in atto assolutamente una rivoluzione culturale. Si fronteggia la crisi alla meno peggio, al solito gravando sulla gente. In Europa comunque il consumo di Cannabis, anche a scopo ludico, è altissimo. Uno studio dal National Institute on Drug Abuse, rivela che nel 2007 più di 23 milioni di adulti europei hanno usato lo spinello. Tuttavia la demonizzazione della pianta sacra non ha pace, e in Italia, fra legge repressiva Bossi-Fini e Giovanardi show, anziché andare avanti, si retrocede.

In più per tutto ciò che di serio c’è dietro il consumo di Cannabis a scopo terapeutico, non sta succedendo niente. Ci spiega la senatrice Donatella Poretti, tramite Facebook, che non è seguita “nessuna risposta” alla interpellanza parlamentare con cui è stata fatta domanda al governo per permettere la produzione di farmaci a base di canapa. Perché nel Belpaese per la Cannabis c’è la ricerca c’è la produzione, ma poi si brucia tutto e si compra il farmaco all’estero spendendo sempre soldi pubblici. Il farmaco per i malati non è disponibile in farmacia, non si trova presso i grossisti e non viene stoccato, e bisogna importarlo a forza con tutte le complicanze che ne conseguono. La procedura descritta nella legge art. 2 D.M. del 11-2-1997, indica l’ardita strada per ottenere il farmaco: il malato deve rivolgersi al medico specialista o a quello di base, che a loro volta devono compilare e inoltrare la fatidica “richiesta di importazione” – tramite una farmacia ospedaliera – al ministero della Salute, dove l’Ufficio centrale stupefacenti rilascerà poi il “nulla osta”, osservando caso per caso prima di decidere. Tempi lunghi e costi altissimi. Una scatola di Sativex – spray a base di Cannabis – costa centinaia di euro, e -in base alla normativa- la spesa è rimborsata solo se il farmaco viene utilizzato in ambito ospedaliero, o a discrezione della Asl in questione. Assurdità. Spiegano i malati che per la morfina tutto questo non esiste, si guida, si lavora, e la si porta a casa…

All’Ufficio centrale stupefacenti del ministero della Sanità passano la palla all’AIFA. Rocco Signorile, collaboratore del direttore Germana Apuzzo, spiega fra l’altro che il dato sul numero di richieste del farmaco pervenute al ministero “non è disponibile”, ma si parla di una decina di chili: “alcuni chilogrammi di cannabis importati all’anno”. Il collaboratore ci tiene a sottolineare però che “sarebbe corretto e utile avere un farmaco per l’Italia”,  aggiungendo che allo stato attuale “non ci sono società che hanno ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco”, e che comunque “la richiesta va fatta all’AIFA” (Agenzia italiana del farmaco).

Lo spreco sanitario quindi si descrive da sé. A Rovigo il Centro di ricerca per le colture industriali -unico in Italia- produce circa “15 chilogrammi di Cannabis l’anno, ma il raccolto viene in buona parte requisito e poi bruciato regolarmente dalla Guardia di Finanza”, spiega l’agronomo Giampaolo Grassi in qualità di membro di Medicalcannabis.it. Ciò succede infatti perché “le case farmaceutiche italiane non si interessano ad un eventuale impiego della materia prima”. “Il Centro – continua Grassi – sopravvive solo grazie al supporto finanziario di alcune società estere e di altri attivisti per la causa”. Di più. E’ scritto nell’interpellanza parlamentare della senatrice Poretti e lo ripete anche l’agronomo: In Toscana lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze avrebbe tutti i requisiti per trasformare la Cannabis del Centro di ricerca di Rovigo in farmaco. Grassi: “Basterebbe qualche finanziamento sull’ordine dei 20mila euro”, per iniziare a testare il prodotto secondo tutti i crismi che la Sanità mondiale richiede. Ricerca che ovviamente alla fine renderebbe, quanto a tempistica di reperimento del farmaco, più facilità di accesso alle terapie a base di Cannabis, e l’abbattimento dei costi d’importazione.

Un dossier diffuso dall‘Aism (Associazione italiana sclerosi multipla), illustra i progressi della ricerca scientifica. Si parla di potenzialità “neuroprotettive” dei cannabinoidi nei pazienti affetti da questa patologia neuro-degenerativa (SM), e possibilità di trattare sintomi frequenti come emicrania, spasmi muscolari, nausea e vomito. Quindi dimenticate dicerie tipo “la canapa brucia il cervello”, perché -si legge nel dossier Aism- “La cannabis in condizioni sperimentali ha dimostrato di agire favorevolmente su molti complessi meccanismi che determinano l’apopstosi (morte “massiva” dei neuroni), – continua il dossier – per tali motivi farmaci contenenti cannabinoidi sono stati ipotizzati per il trattamento del morbo di Parkinson, della sclerosi laterale amiotrofica, e SM”.

Roberto Furlan, neurologo e ricercatore al San Raffaele di Milano, ha in cura una trentina di malati di sclerosi multipla, di cui circa un terzo fumano la Cannabis, o inalano il Sativex. Pur lamentando una certa esiguità del numero di pazienti osservati negli studi clinici sugli effetti terapeutici della Cannabis, il medico spiega semplicemente che “ci sono molti pazienti che la utilizzano fumandola, perché considerano che abbinare l’effetto voluttuario o ansiolitico gli fa bene”. Il Sativex, in alcuni casi, può essere in più una “blanda alternativa al Baclofene“, anti-spasmico molto potente che ha effetti collaterali fortissimi. Aggiunge il ricercatore che la comunità neurologica italiana ha accolto la Cannabis “in maniera completamente priva di pregiudizi”. D’altronde “questo tipo di sostanze nell’ottocento facevano parte della farmacopea normale”, ha detto il neurologo. Parlando ancora del Sativex, Furlan ci tiene a rassicurare che “sostanzialmente non c’è quell’effetto voluttuario che la Cannabis provoca quando viene fumata”. Tuttavia ci sono pazienti che “rispondono”, da un punto di vista di miglioramento sintomi, in maniera variabile alla terapia con la canapa. La regola insomma non vale per tutti alla stessa maniera. Spiega Furlan che “potrebbe dipendere dai recettori”, che nel cervello di ognuno di noi “legano” il Thc (uno dei principi attivi della Cannabis) in maniera diversa.

Cura palliativa, rimedio della nonna, terapia del dolore, la Cannabis è da millenni universalmente panacea per ogni male. Chi è affetto da sclerosi multipla, sla, tumore, aids, spesso la cerca, la prova, e dice di sentirsi meglio. Racconti aneddotici, esperienze soggettive, abbondano sul web. E non si può comunque negare il diritto di stare meglio e obbligare i malati a giocare a guardie e ladri per ottenere la canapa con il rischio di pene durissime. E’ a questo che il governo non sta rispondendo. E all’illegalità si sovrappone poi il rischio concreto nel consumare Cannabis del mercato nero, che può contenere “ammoniaca, funghi, o essere semplicemente non sterile”, spiega l’attivista Stefano Balbo, malato di sclerosi multipla che da Bolzano ha condotto una battaglia per la regolamentazione della canapa medica unica in Italia. I tagli presenti nell'”erba” del narcotraffico possono seriamente mettere a rischio la vita, già debilitata, di un malato, spiega ancora Balbo.

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