Immigrazione. Il permesso di soggiorno temporaneo visto dalla Francia.

Diplomazia disumana, Oltralpe

Primavera araba o inverno europeo.

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Di Andrea G. Cammarata

Italia. Le disposizioni governative paiono sempre più a comodo dei soliti, di leggi ad personam Silvio ha goduto a più non posso e ne godrà, la Lega Nord, lo vediamo, ha imparato bene la lezione con i suoi dispositivi razziali: la “Bossi-Fini” e le ronde sono solo un paio.

Quanto agli immigrati sbarcati da Lampedusa, lo sappiamo, gli puzzano, la loro invadenza cancerosa è difficilmente sopportabile. “Fuori dalle balle” è stato il rutto di Bossi. Ma oltre la facciata cruenta delle espressioni razziste padane c’è una logistica ben strutturata. Dopo il “no” delle regioni alle tendopoli, da giovedì centinaia di migranti tunisini potranno infatti fruire di un lasciapassare ad hoc per superare la frontiera di Ventimiglia e recarsi nella desiderata Francia, lo riporta Le Figaro. Si parla di un permesso temporaneo di soggiorno della validità di 3 mesi, rilasciato dalle Autorità italiane ai migranti al fine di facilitarne le unioni familiari -in Francia sia ben chiaro-.

E’ la diplomazia fai da te modello Frattini-Maroni: “non ci aiutate con gli immigrati?”, “no Alpitour?” Alllora passeranno dal “Via” con il metodo italiano. “Più  in fretta gli rilasciamo questo permesso, più in fretta lascieranno questo paese” sostiene il deputato della Lega Matteo Salvini. Ora, e allora, ottenere un permesso di soggiorno, anche se provvisorio, non sarà più così difficile, e il giro d’Oltralpe altrettanto.

Beati migranti: “France, France, France” gridano Mahdi e altri ragazzi tunisini dal campo di Manduria, con la speranza di ricongiungersi ai loro familiari. “Non scappate, o diventerete irregolari perdendo i vostri diritti”, li rassicurano le associazioni di volontari spiegando loro come ottenere il permesso. La polizia di frontiera francese non avrà alternative, li lascierà passare poiché il permesso temporaneo di soggiorno trasforma il clandestino in un rifugiato comune; quello status protettivo che grazie alle leggi comunitarie in vigore evita il rimbalzo nel primo paese che li ha accolti, in questo caso l’Italia.

Quindi il trattato di Schengen ha permesso finora di rispedire al mittente gli indesiderati, ma il metodo ce l’ho duro -copyright Lega- i cugini della campagna d’Oltralpe non potevano proprio prevederlo. Per via Le Monde si è fatto sapere di un Esagono ancora pacatamente incazzato, poichè giunto a conoscenza della beffa italiana solo in giornata: “la Francia vuole esaminare la conformità al codice Schengen” del permesso di soggiorno temporaneo. E il Viminale di Parigi, in attesa di uno scrupoloso esame di validità giuridica dei permessi temporanei, non ha commentato.

Insita nel cauto giramento di balle francese c’è però una risposta al deputato leghista: l’Italia non rilasci i permessi a caso: ”Prima di concedere questi titoli – scrive Le Monde – l’Italia dovra’ tuttavia esaminare ‘caso per caso’ la situazione di ogni espatriato tunisino sbarcato sul suo territorio. Il governo italiano dovra’ assicurarsi che nessuno sia ‘segnalato’ in uno schedario di polizia e non sia oggetto di interdizione dal territorio. I tunisini a cui saranno concessi questi titoli dovranno avere dei ‘documenti di viaggio’ con loro e dimostrare di avere ‘risorse’ sufficienti”.

All’oggi dei 900mila tunisini regolari in Europa, 600mila sono in Francia, 150mila in Italia, 85mila Germania, 20mila Benelux e 20mila in Svizzera. E in Italia, nonostante ciò, funziona sempre più il metodo Lega-lizziamo il razzismo.

Pubblicato Agoravox.

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Libia. Diplomazia disumana

Diplomazia disumana

 

Di Andrea G. Cammarata

A fronte di quella che mediaticamente è diventata una guerra civile, quando invece è una rivolta delle opposizioni al regime Gheddafi sedata atrocemente nel sangue dalle forze armate libiche, il ministro Frattini risponde: “in Libia L’Ue non intervenga”. Faccia tosta, della diplomazia commerciale e sprezzante di ogni diritto umano. Ha aggiunto oggi durante il Consiglio affari Esteri che “L’Europa non deve esportare la democrazia”. Gli affari sì però. L’Italia infatti lì  ha esportato, solo nel 2009, prodotti petroliferi raffinati per 11 miliardi di euro. “Noi vogliamo sostenere il processo democratico, ma non dobbiamo dire: questo è il nostro modello europeo, prendetelo”; e scannatevi pure libici, perché -sempre Frattini voice- a noi nulla compete: “non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo, della sua ownership”, (il Medioriente invece è altra cosa). Dal Maghreb rivoluzionario rispetto alle vite umane c’è altro da salvare: Unicredit: di cui Gheddafi è maggior azionista , un’autostrada – dell’amicizia – da 1700 chilometri di cui siamo impresari (e di cui ci si aspetta fra l’altro un bel flop, modello Salerno- Reggio Calabria).

Intanto in Libia i cecchini sparano, i corpi dei morti sono riversati a terra, il web è bloccato. Esseri umani drammaticamente meno validi del prodotto della loro terra: il petrolio. E le Shell, Bp, Finmeccanica, salvano i loro uomini facendoli rimpatriare da quel nordafrica rivoluzionario e in fiamme. Eni invece rassicura, tutto procede regolarmente.

I media berlusconiani si affrettano a dare opinioni suggestive: la rivolta è giusta, ma non sappiamo chi c’è dall’altra parte, come la terrificante deriva Islam. Uguale Frattini: “Si stanno affermando ipotesi di emirati islamici a est e questo, a pochi chilometri dall’Italia, sarebbe un fattore di grande pericolosità”. Il figlio di Gheddafi, proposto alla successione e noto per le sue inclinazioni ai diritti umani, tramite messaggio tv ha fatto sapere propagandisticamente chi sono per lui i ribelli: “islamisti, organi d’informazione, teppisti, ubriachi, drogati…”, ha aggiunto: “il nostro non è l’esercito tunisino o egiziano. Combatteremo fino all’ultimo uomo, all’ultimo proiettile”. E’ già americano. Berlusconi intanto tace, “non disturba”. Ma è lui il can che dorme. Con il beduino colonnello condivide solo la passione per le donne e, altri dicono, l’inclinazione al regime, un’invidia implacabile.

Esempi di diplomazia francese. Il ministro esteri d’Oltralpe Kouchner, nel 2009, a seguito  di atrocità commesse in Guinea Conakry del tutto simili al caso libico, sospese tutti gli aiuti economici e ogni assistenza militare al governo giudicato colpevole, ritirò le proprie delegazioni. Stessa cosa fece l’Unione europea, cui seguì l’Onu con una commissione d’inchiesta. Oggi Ban Ki-moon per la Libia chiede di “non ricorrere all’uso della forza e rispettare le libertà fondamentali”.

Articolo pubblicato su dazebaonews.it

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