Le Monde: “Pontida non è Woodstock”

Estero, brutte figure, padania leghista

Foto Le Monde

Di Andrea G. Cammarata

L’adunata leghista di Pontida si è fatta sentire fin Oltralpe, e oggi l’edizione cartacea di Le Monde ha raccontato l’evento annuale  della Lega Nord. Irriverenza e spaccato crudele di un’ Italia sempre più bistrattata all’estero, con l’articolo, di cui si ripropongono alcuni passi, di Philippe Ridet, corrispondente per il noto quotidiano francese.

Ridet, inviato speciale per Le Monde, sarà giunto domenica fra la folla di Pontida con la solita gentilezza diplomatica, quella caratteristica dei cronisti francesi, lanciando anche qualche “oui, oui, laissez moi passer”. Prima del carnaio, racconterà avere visto un “sexyshop”, una “macelleria islamica”, poi un parcheggio, fino alla visione allucinatoria di personaggi caratteristici quali “militanti leghisti travestiti da soldati medievali”. Poi, con la classica nonchalance europea, rivolgerà lo sguardo verso il palcoscenico.

La scena, in basso: migliaiai di padani che “brandiscono le bandiere con l’illusione di sentirsi più forti” cantando Va Pensiero di Verdi, e sopra “l’anziano capo”, l’Umberto, 70 anni, impegnato con voce impercettibile in un comizio bestiale.

Fra le righe del suo articolo Ridet ometterà per finesse quel incipit bosssiano, quella “risposta ai giornalisti coglioni che la Lega è in rotta”. E con fatica intenderà gli altri mugugni del ministro padano. Di Bossi riporterà perciò le parole rassicuranti “Non possiamo prenderci la responsabilità di mandare il paese in malora”, ma anche “Niente ci dice che saremo con Silvio alle prossime elezioni” e “se dovessimo votare oggi, la sinistra vincerebbe”.

L’inviato si domanderà anche come può la Lega esigere una riduzione delle tasse, quando “l’Italia è sotto l’occhio sospettoso delle agenzie di rating per l’enormità del suo debito di 1800 miliardi di euro, il 120% del prodotto interno lordo” e  con un piano di austerità da 40 miliardi di Tremonti in vista.

Ma bando alle ciance e più propaganda per tutti.  Via ai riferimenti in “puro stile leghista” ad un’ “indipendenza della Padania, entità geografica più mitica che reale situata a nord del Po”. E quelle bandiere: “Maroni presidente del Consiglio”. Poi Ridet, sarcastico: “Un tipo che si chiama Maroni non può mollare la presa (è un modo di dire, la parola italiana “maroni” indica anche i testicoli)”.

Lasciando il chiasso dell’adunata paludosa l’inviato scoprirà che “decine di associazioni padane hanno allestito degli stand. Che in uno di questi ci si può fotografare con Miss padania, una bionda in microshort”. Per  poi concludere tristemente su questa pagina d’Italia: “E’ stato inutile domandare alla Miss cosa ha pensato del discorso di Bossi. E il suo accompagnatore si è indignato minacciandomi: <Insomma è una ragazza! Occupati piuttosto della Francia e lascia tranquilla la Padania>. Pontida non è Woodstock”.

Pubblicato Agoravox

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Abbecedario (francese) sul Cavaliere

Estero, brutte figure

Di Andrea G. Cammarata

E’ impietoso il lungo abbecedario di Delphine Saubaber e Vanya Luksic, pubblicato ieri da L’Express, noto settimanale francese, a riguardo del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Si va appunto dalla “a” alla “z”, ordine delle categorie silviesche: Amore, Bunga Bunga, Cinque, Drago, Emma Marcegaglia, Fede Emilio, Giornalisti, Harem, Imperatore romano in agonia, Kantorowicz, Lui, Milan, Nicole Minetti, Olgettina, Presidente del Consiglio, Qualunquemente, Ruby Rubacuori, Sorriso,  Tribunale, Una storia Italiana, Veline, Wikileaks, X-Factor, Yespica Aida, Zoccola. Visto quante? Un po’ alla volta:

Amore: “…L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”. Ricordate i militanti del Pdl “voi amore, noi odio”, ecco qualcosa del genere…La parola amore, alla romana “amo’”, torna sovente anche nelle intercettazioni del caso Ruby, però “tutte queste ragazze che sognano una carriera in televisione o un posto in parlamento si detestano”,  “in questo mondo, riflettendoci, si parla più di fare sesso che di fare l’amore”.

La voce “Bunga Bunga”, “parola sconosciuta nei dizionari correnti”, andrebbe omessa per decoro (“Eravamo ancora a tavola quando qualcuno ha deciso di mostrare  il culo”). “Cinque”, cinque mila sarebbe stata la media pagata per ogni bunga bunga, esclusi i regali. E le mamme, e i padri,  si arrabbiano con le figlie perché non approfittano di “Papi”: “Svegliati! te ne sono passate davanti tante: Giada, Isabella, Cristina…”

Drago” come lo chiamava l’ex-moglie Veronica; “E” come “Emmma Marcegaglia”: “Quando sono all’estero dico sempre che esiste un’altra Italia, dove si va a letto presto e ci si sveglia presto per andare a lavorare”, così la presidente di Confindustria.

E’ la volta del fido Fede e dei Giornalisti, al primo con Lele Mora si imputa di esseri stati forse fornitori “di carne fresca per quelle serate rilassanti”, come le definiva il Premier. La voce “Giornalisti”, ricorda le amorevoli considerazioni di Silvio per la classe: “Raitre peggio di Tele Kabul”. Tuttavia manca “giudici”, è grave, ma troveremo la “T” di tribunale, con le affetuosità di Silvio per la magistratura: “malati mentali”, “comunisti”, “talebani”…quelle cose lì. H. “Harem” “si chiamano Barbara, Iris, Emma, Concetta, tutte carrozzate come delle Ferrarri, tutte sui vent’anni…C’è la sud-americana che non parla l’italiano, sbarcata dalle favelas…”

I” come Imperatore romano in agonia: “titolo di una intervista recente a Umberto Eco…Caligola, che aveva nominato senatore il suo cavallo, al cospetto di Silvio era un sant’uomo”. L’Express affonda poi sulla letteratura ad Silvio: nel  “il corpo del capo” di Marco Belpoliti, viene resa l’immagine di un presidente del Consiglio “ossessionato dalla giovinezza eterna, incipriato a strati”, “se i suoi predecessori, come Andreotti, non sembravano esistere come corpo, Berlusconi ha venduto e trasformato il proprio per farne politica-spettacolo”, ancora: “E’ l’uomo comune divenuto re. Immortale, osceno, inattaccabile…”.

Lui”, la terza persona,  dalle intercettazioni ne emerge una “visione teologica”: “Lui il grande. Lui, Gesù. Lui che si è detto L’unto del signore. Lui ti cambia la vita”. Lui sorride sempre è l’uomo del “happy-end”, ma i cablogrammi di Wikileaks lo giudicano “vanitoso, irresponsabile, inefficace”.  Saltiamo la “M” di MInetti, non scherzate…ingrata che lo chiama “vecchio di merda, che vuole solo salvare il suo culo flaccido”; a volo d’uccello sulla “Q” di qualunquismo e di Qualunquemente,  Cetto La Qualunque, protagonista del film di Albanese, è un chiaro ritratto di un leader circondato da soubrette.

L’ultima voce è “Zoccola”, conclude L’Express: “sinonimo di puttana, troia, termini che si ripetono più volte nelle 782 pagine dei Pm di Milano, primo grande studio sociologico del berlusconismo”.

Articolo pubblicato su Agoravox

Le Monde: “le ambiguità di Roma verso Tripoli”

Estero, brutte figure

Foto : La Stampa

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Di Andrea G. Cammarata

 

Dunque, oggi il sito di Le Monde lancia un bel sunto di come la stampa italiana ha raccontato l’atteggiamento a dir poco meschino del governo italiano, all’indomani di quel “genocidio” che le autorità libiche stanno tuttora perpetrando. La domanda cardine è questa: “Questi legami (Italia-Libia) giustificano il silenzio delle autorità italiane di fronte al bagno di sangue di Bengasi e Tripoli?” Dal dibattito, descritto dal quotidiano francese,  emergerà chiaramente l’ulteriore prevedibile downgrade  della considerazione del nostro Paese all’estero.

L’analisi degli interessi italiani in Libia -firma Philippe Ridet- comprende alcuni passi dalle maggiori testate italiane: “La nostra discrezione ci allontana dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dalla Francia, dalla Germania, che hanno condannato il Colonnello” ( Corriere della Sera) , Repubblica: “L’Europa è restata fedele  ai suoi principi condannando la repressione e pronunciandosi in favore delle opposizioni in rivolta. Solo l’Italia di Berlusconi ha mancato all’appuntamento per un paese democratico. Se l’insurrezione libica affogherà nel sangue, il governo italiano avrà la sua parte di vergogna.” Altre le testate citate, c’è anche Il Giornale di Berlusconi: “Se il regime dovesse cadere, la Libia tornerebbe ad essere il porto di partenza verso le nostre coste per decine di migliaia di immigrati. Se dovesse resistere, per noi sarebbe imbarazzante mantenere buoni rapporti con un leader sanguinario. E in entrambi i casi ballerebbero contratti milionari per le nostre aziende. Eni in testa. L’esplosione controllata rischia di essere comunque devastante per gli interessi del nostro Paese”.

Ieri B. ha rotto quel silenzio “assordante”  di cui La Stampa ha parlato oggi pubblicandone il comunicato: «Il presidente del Consiglio segue con estrema attenzione e preoccupazione l’evolversi della situazione in Libia e si tiene in stretto contatto con tutti i principali partner nazionali e internazionali per fronteggiare qualsiasi emergenza». Il premier «è allarmato per l’aggravarsi degli scontri e per l’uso inaccettabile della violenza sulla popolazione civile. L’Unione Europea e la comunità internazionale dovranno compiere ogni sforzo per impedire che la crisi libica degeneri in una guerra civile dalle conseguenze difficilmente prevedibili, e favorire invece di una soluzione pacifica che tuteli la sicurezza dei cittadini così come l’integrità e stabilità del Paese e dell’intera regione».

Interessante, ma al cospetto del caimano baciamano a Gheddaffi, che circola da un paio di giorni sul web, tutto si polverizza.

Anche Frattini frettoloso, come un bambino ieri era corso dai giornalisti a “condannare” le violenze delle Libia contro i manifestanti, salvandosi in corner da quelle dichiarazioni mattutine di “non ingerenza nelle questione libiche” e del tassativo “non export italiano di democrazia”. Nel pomeriggio il segretario di Amnesty International scrive sempre a Berlusconi e per conoscenza a Frattini e Maroni: “Il governo italiano sospenda l’accordo sottoscritto con la Libia nel 2008 in tema di immigrazione” e  “il Segretario generale di Amnesty International Salil Shetty ha chiesto anche la sospensione della fornitura di armi, munizioni e veicoli blindati alla Libia fino a quando non sarà cessato completamente il rischio di violazione dei diritti umani”. Altro: “L’organizzazione chiede di sospendere le operazioni congiunte con la polizia libica sul controllo dei flussi migratori”, scrive Repubblica. Ma La Russa tallona duro, a quanto risulta i nostri militari sono già in Libia, un contingente x, che stando a Frattini non dovrebbe importare democrazia. Quindi niente missione di pace: non vorremo che i Nostri siano stati scambiati per dei contractor: l’ Italia seriamente, è già coinvolta in Africom, un’accademia militare, sul modello “School of the Americas” di Panama. Ma noi non scherziamo, sono solo ambiguità.

Articolo pubblicato su Dazebaonews

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I Media pro-Cessi e le condoglianze di Dell’Utri viste dalla Francia

Estero, brutte figure

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Di Andrea G. Cammarata

Dell’Utri s’è preso 7 anni, magra la consolazione per il procuratore Gatto che ne chiedeva 11, anoressica per la difesa degli avvocati dellutreschi, Sammarco e Mornino, che chiedevano naturalmente l’assoluzione. Ma obesa è la consolazione per i media che hanno potuto ingrassare la notizia della sentenza d’appello del giudice Dell’Acqua a proprio piacimento, improvvisandosi tutti esperti di giustizia e rendendola unta fino allo schifo. Comunque mafia c’è stata, e quando e in che modo, al popolo detto francamente, fotteva poco. Soprattutto se si parlava di un senatore, il fondatore di Forza Italia.

A noi italiani per leggere un articolo come si deve non resterà che andare oltralpe, in Francia, e così interessarsi di una verità meno distorta di quella del Tg1, che altro non ha fatto che far sembrare un coniglio, per una lepre. Grave, per inciso, è che Mediaset quantomeno disinforma con un certo stile, ha classe nel nascondere le verità, mentre il Tg1 fatica ancora a camuffarsi, la fa proprio sporca…Comunque da Minzolini , si sa, è successo che la mafia di Dell’Utri, è passata per essere diversamente mafiosa, lui è: un assolto-condannato, nel bel Paese delle meraviglie dove tutto è possibile. Peraltro stupiscono le conclusioni di vari mezzi d’informazione, che vista la mancata presa in considerazione dei giudici d’Apppello di quanto sostenuto dallo Spatuzza, hanno concluso che la Trattativa mafia-Stato non sia esistita. Stupisce che questi mezzi d’informazione, non abbiano ascoltato le udienze del processo Dell’Utri, stupiscono le loro conclusioni affrettate. Conclusioni che tuttavia in realtà dipendono, quelle vere, dalle motivazioni della sentenza. Come il Pg ha ben chiarito a quella racchia del Tg1, quella della “doccia fredda”, lei che con tanta veemenza, quanto a Trattativa, diceva al procuratore: “Allora crolla tutto…”. Crolla tutto un cazzo! Massimo Ciancimino -in questo processo non ascoltato senza motivazioni-  il processo a Cuffaro, l’inchiesta riaperta sull’uccisione di Falcone e Borsellino, quanti ce ne sono, di altri elementi validi e processi aperti e riaperti, per provare la Trattativa.

Il video del servizio del Tg1:

Il problema non è questo. La difesa Sammarco&Mornino, chi ha ascoltato i processi o chi li ha visti lo sa, in appello, tardivamente, chiedeva di revocare l’ammissione del pentito Spatuzza, era il dicembre scorso, dopo il polverone alzatosi durante il Nobday. Quanto alle dichiarazioni di Spatuzza, Sammarco dice alla Corte di appello “oggi si parla di altri fatti ma si giudica ancora sulla sentenza Guarnotta -quella di primo grado-  è un processo di primo grado che si sta innestando in quello di secondo grado” ovvero lamenta la diversità delle ammissioni del pentito, rispetto all’oggetto del processo di primo grado, diversità che andrebbero a detta dell’avvocato trattate in un nuovo processo, come obbligano i dettami del diritto costituzionale, quindi giusto processo, principio di parità delle parti,  e ugual diritto della difesa e dell’accusa, (art.111, 24, 3) che vengono con astuzia citati da Sammarco in aula. Ecco alluso perché per la Corte Spatuzza a quel momento del processo non può contare. Ma le motivazioni della sentenza ce lo diranno.

Sporco il Tg1, quanto Italia1, due canali un padrone. Giovanni Toti, monta un editoriale per Studio Aperto come una cavalla in calore, fa due accostamenti: “sentenza Tartaglia incapace d’intendere e volere” e “sentenza Dell’Utri mafioso”, che ci azzecca in mezzo “Berlusconi vittima” ? . La riflessione finale di Toti, nuovo arciere di Berlusconi, dopo aver sconsigliato l’uso dei pentiti ed etichettato come “discutibile” il reato di concorso in associazione mafiosa, è infatti: “allora ci viene il dubbio, non è che chi è vicino a Berlusconi qualcosa debba pagare?”. Insomma Givannino Totip la butta lì, fa un altro pronostico…  Chiude “non è che chi si accanisce contro Berlusconi alla fine non paga mai?”. Cosa significa questo.

Ecco il video dell’editoriale di Studio Aperto:

E  per chiudere in bellezza, stavolta con un po’ di giornalismo serio, segue ciò che è anticipato nel titolo dell’articolo: “Dell’Utri visto dalla Francia”, scrive Delphine Saubaber giornalista antimafia d’oltralpe, su L’Express.

Condannato a 7 anni di prigione, Marcello Dell’Utri resta “fiducioso”

L’amico intimo di Silvio Berlusconi è stato condannato martedì  per “complicità di associazione mafiosa”. A Palermo i giudici l’hanno tuttavia asolto per il periodo più delicato dal 1992 a giorni nostri. Spiegazioni.

Sette anni di prigione per Marcello dell’Utri, senatore, braccio destro e migliore amico di Silvio Berlusconi, per “complicità di associazione mafiosa”. Colui che ha seguito l’ascensione del Cavaliere dai debutti della sua holding, la Fininvest, alla creazione del suo partito, Forza Italia, era stato condannato a 9 anni in prima istanza. In 1768 pagine i giudici avevano dipinto, nel 2004 “la contribuzione, volontaria, cosciente” di Dell’Utri al “consolidamento e al rinforzo di Cosa Nostra”, la mafia siciliana, la quale Dell’Utri era accusato di aver messo in contatto con la Fininvest di Belrusconi.

L’uno è condannato, l’altro assolto.

Questo martedì, un’altra decisione di Giustizia piomba in Italia. Questa volta concerne Massimo Tartaglia che aveva aggredito Silvio Berlusconi con una riproduzione del Duomo di Milano nel dicembre scorso. E’ stato assolto. Gli esperti hanno sottolineato che l’uomo, sofferente di problemi mentali, non era in grado di essere sottoposto a giudizio.

Tornando al processo Dell’utri, questa volta, in appello, il procuratore aveva richiesto 11 anni. La Corte di Appello di Palermo riduce la pena a sette anni dopo diversi giorni di camera di Consiglio, ammettendo come stabilito i rapporti stretti intrattenuti da Dell’Utri con la mafia siciliana del boss Stefano Bontade, di Totò Riina e di Bernardo Provenzano, rapporti intrattenuti fino alla stagione delle stragi del 1992 (anno dell’assassinio dei giudici anti-mafia Falcone e Borsellino), poiché i giudici hanno assolto il senatore per il periodo posteriore, più delicato, dal 1992 a giorni nostri, quello della presunta trattativa fra Stato e Cosa Nostra, agli albori della nascita del partito berlusconiano, Forza Italia, nel 1994.

Nel dicembre 2009, durante il processo, un pentito, Gaspare Spatuzza, aveva accusato il senatore di essere stato “l’intermediario e l’uomo provvidenziale” per preparare l’arrivo sulla scena politica di forze ben disposte nei confronti di Cosa Nostra, affermando che all’epoca degli attentati mafiosi a Milano, Firenze e Roma nel 1993,  Dell’Utri e Berlusconi sarebbero stati gli interlocutori politici privilegiati dal suo capo Giuseppe Graviano. Berlusconi si difese denunciando una “macchinazione”.

Il suo eroe: Vittorio Mangano

Resta che i giudici della Corte di Appello hanno dunque creduto, in particolare, al pentito Francesco Di Carlo, che racconta di un incontro ai vertici, nel 1974 a Milano, fra Dell’Utri, Belrusconi e i boss Bontade e Mimmo Teresi.  Marcello era allora il segretario particolare di Silvio Berlusconi. E’ il periodo dei sequestri a Milano, e l’imprenditore teme per i suoi figli. Domanda consiglio al siciliano Dell’Utri, che organizza la riunione…” Alla fine Berlusconi ci ha detto che era tutto a nostra disposizione”, racconta Di Carlo. Bontade gli garantisce un’assicurazione sulla vita: “Sia tranquillo. Vi mando qualcuno”. Un buon amico di dell’Utri, di Palermo. Conosciuto come il “fattore di Arcore”, Vittorio Mangano, pregiudicato, si occuperà, sembra ormai ufficialmente,  per due anni dei cavalli di Berlusconi. Ma come nota Di Carlo:  “Cosa Nostra non pulisce le stalle delle persone”. In chiaro: “Mangano fa parte di Cosa Nostra.” In un’intervista, nel 1992, il giudice Borsellino parlava del personaggio come di “una testa di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord d’Italia”. Nel 2000, Mangano sarà condannato per duplice omicidio, prima di morire. Qualche anno più tardi, Dell’Utri celebrerà in lui il suo eroe: “Ha preferito morire in prigione piuttosto che all’ospedale e ha rifiutato di tradirmi raccontando ciò che volevano fargli dire su di me e Berlusconi!”

Dopo la sentenza d’appello, Dell’Utri, che era assente al momento della lettura, ha ripetuto che Mangano resta il suo “eroe”, commentando così il verdetto: ” hanno dato un premio di consolazione alla procura di Palermo e una grossa soddisfazione all’accusato, perché hanno escluso tutte le ipotesi dal 1992 a oggi”

Dell’Utri attende ormai il terzo stadio, quello della Cassazione, “fiducioso”.

Il procuratore Gatto, che ha richiesto 11 anni di reclusione attende le motivazioni della sentenza, che arriveranno in 90 giorni, per capire “perché la corte ha deciso di eliminare la stagione politica da questo processo. In ogni caso, ulteriori inchieste sono sempre possibili”. Un modo per dire  che l’assoluzione di Dell’Utri per il periodo post-’92 è lontana dal chiudere un’ipotesi sul rapporto mafia-politica di quel periodo…Lo scenario è in effetti più complicato di quel che sembra, poiché ci sono in corso le inchieste riaperte sull’assassinio dei giudici Falcone e Borsellino nel 1992, c’è un’altra inchiesta a Palermo sulla presunta trattativa Stato-Mafia, e un’altra a Firenze sulle bombe del 1993…

Se il procuratore Gatto attende quindi, irremovibile, le motivazioni della sentenza, Dell’Utri da parte sua se ne fa scappare una: “Cercherò il procuratore Gatto e gli farò le mie condoglianze”. Cosa significa questo?

articolo postato su Malitalia.it

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Brutte figure all’estero. L’express: “Berlusconi seduce ancora gli italiani, ma li seduce meno”

Estero, brutte figure

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Di Andrea G. Cammarata

Silvio Berlusconi ancora sotto l’occhio del ciclone transalpino, i media francesi perseverano in un attacco costante a Premier e governo italiano, colpiscono ai fianchi, lo stanno sfinendo. Le settimane scorse due articoli di Le Monde e Le Figaro additavano contro Sandro Bondi, ministro della Cultura, che snobbava il film di Sabina Guzzanti, Draquila, in uscita al festival di Cannes. Un periodo infuocato, cui non è mancata anche suspense per l’articolo di Le Nouvel Observateur che accusava -erroneamente- il governo di impedire a Roberto Saviano la sua visita in Francia; si sospettava che la visita sarebbe stata l’occasione per aumentare il discredito del governo italiano all’estero, nonché il polverone alzatosi in seguito alle dichiarazioni del Premier sul conto del best-seller dello scrittore di Gomorra. Cattive figure all’estero, si preoccupava il Cavaliere. Quelle non mancano, la pubblicità è costante, l’Europa ci ha a cuore, vuoi per l’economia, la moneta, vuoi per il gossip suscitato da questi Premier moderni. Di noi parlano i giornali, francesi, spagnoli, in primis; e parla il Parlamento europeo. Fascismo? Che’ fa Berlusconi fra conflitto d’interessi, processi sventati e in corso, leggi ad personam, censura, fine delle intercettazioni?

Sono più di 15 anni che il fantasma del fascismo aleggia alla maniera del biscione. Il sultano -come lo chiama fra gli altri Giorgio Bocca- è sempre lui: il Signor B. Nel ’94 il Parlamento europeo di Strasburgo salutò il suo primo governo votando una mozione che esprimeva ansia sulle sorti della democrazia in Italia “Dopo gli orrori del fascismo”. Altrettanto fece Norberto Bobbio “L’Italia è stata fatta ma gli italiani no. Il fascismo sta ritornando. Il partito di Berlusconi si identifica nello sport, non nella cultura”. Nello stesso anno non fu da meno Rosy Bindi, intimava, che l’Italia “rischia di restare isolata come l’unico paese con un partito neofascista al governo”.

Oggi facciamo i conti con quelle dichiarazioni -così indovine- di sedici anni fa, pubblicate da Indro Monatnelli nella “Storia d’Italia”.

C’è altro. Ieri l’Express pubblica un quadro del declino del governo Berlusconi. E’ stampa francese, senza fronzoli e diretta, il settimanale d’oltralpe titola il suo articolo on-line: “La popolarità di Berlusconi ai minimi”, causa: cor ru zio ne: l’alga Anemone sta infestando sempre più la paludosa politica italiana. “L’abbassamento della quota -di consensi- del Cavaliere si accentua, aggravato dalle tensioni con il suo delfino Gianfranco Fini”, aggiunge di B. L’Express: “Seduce ancora gli italiani, ma li seduce meno”. Per rafforzare la tesi pubblica i risultati di un sondaggio realizzato dall’IPR per il quotidiano Repubblica:

dal picco di consenso del 62% di ottobre del 2008 “Berlusconi ha subito una lenta decaduta. Lenta ma certa. Che in questo mese di maggio si è trasformata in un tracollo, che gli ha restituito un 55% di malcontento e solo il 41% degli italiani dietro di lui. Il suo governo ha perso il 3%, passando dal 38% di consenso di aprile, al 35% di maggio”. Numeri, ma c’è dell’altro: “Il mese scorso è stato marchiato da forti tensioni -spiega l’Express- fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Fini rimprovera a Berlusconi una mancanza di democrazia in seno al PdL e di essersi allineato politicamente con la Lega Nord, partito populista, anti-immigrati e autonomista, nonché vero vincitore delle regionali. Quando Fini annunciava la creazione della sua corrente finiana in seno al PdL, ricevette questo delicato commento dal Cavaliere: ‘Non è possibile che esistano correnti, a meno che non si parli di metastasi del partito’“.

Il magazine francese descrive poi la cricca”: “un affaire di corruzione immobiliare tocca i membri dell’entourage del Cavaliere e mina la sua popolarità. Circa 350 personaggi sarebbero coinvolti.” Fango. “Fra questi, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, è stato portato alle dimissioni nell’ultima settimana. I sospetti toccano ora responsabili del PdL in Sardegna, a Napoli e in Sicilia, e si estendono di giorno in giorno”. Ecco dette, le belle figure che ci fa fare il governo all’estero.

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Questo articolo è pubblicato anche su Newnotizie.it

Le Monde: “Bondi come il figlio del Duce”

Estero, brutte figure

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di Andrea G. Cammarata

Il buondì dello scorso week-end -all’italiana- ce lo ha dato Sandro Bondi, poeta sulle orme del Dolce Stil Novo, ministro della Cultura, che, per dare solo qualche cenno alla sua carriera politica , a vol d’ anatra è passato dal comunismo al Popolo delle libertà; a Bondi “Draquila, l’Italia che trema”, il film di Sabina Guzzanti in partecipazione straordinaria al festival di Cannes, non gli va giù, e in Francia non ci metterà piede, non approva, “ha declinato l’invito” della kermesse dei cinematografari, esprimendo “rincrescimento e sconcerto per la partecipazione di una pellicola di propaganda, Draquila, che offende la verità e l’intero popolo.”Parole dal vate di Berlusconi, il dernier, salvatore degli abruzzesi.

“Draquila”, per dirla con le parole di Sabina Guzzanti, “è una riflessione sulla deriva autoritaria di questo paese”, racconta la gestione post-terremoto del governo in Abruzzo, un po’ alla maniera di Michael Moore, con l’aggiunta di satira e imitazioni: i terremotati nelle tende, il “miracolo” di Berlusconi nella costruzione delle case, i suoi show, i potenti che la sera del terremoto se la ridevano, la cricca…Parafrasi non autorizzata del titolo: “avvoltoi e succhia sangue”, spiegano alcuni.

Tanto dura sembra la pellicola, che addirittura si parla di correre in aiuto all’avvocatura dello Stato, vedi Micaela Brambilla, ministro del turismo:

“Mi riservo di dare mandato all’avvocatura dello Stato per i danni che queste immagini (quelle anticipate la sera prima ad Annozero, nda) potrebbero arrecare al nostro Paese. Queste immagini mi indignano e mi offendono ancor prima come cittadino che come ministro. E’ ora di finirla di gettare discredito sul nostro Paese. La sinistra da mesi critica e cerca di buttare fango sulla nostra Italia”

Il discredito invece lorsignori l’hanno aumentato, eccome, negli stessi giorni Le Figaro e Le Monde, due quotidiani d’oltralpe mica da ridere, ripartono all’attacco, con lo sputtanamento feroce e dovuto dell’esecutivo del Bel Paese.

Le Monde titola: “Quando il ministro italiano Sandro Bondi snobba Cannes”, articolo a firma Philppe Ridet, che del nostro buon poeta Bondi racconta:

“Scrive poesie e, ciò che è peggio, ogni tanto le pubblica. Ama Berlusconi quasi alla devozione, per lui ha buttato alle ortiche gli ideali comunisti della sua gioventù. Quando qualcuno attenta l’immagine del suo idolo, lui ringhia.”

E in chiusura di articolo aggiunge un paragone storico con l’affaire Bondi:

“Vittorio Mussolini, il secondo figlio del Duce, produttore e realizzatore, durante il regime fascista, uscì infuriato dalla proiezione di Ossessione, di Luchino Visconti (1942): “Questa non è l’Italia”, scrisse. Nel 1948 Giulio Andreotti, volle interdire “Ladri di Biciclette” di Vittorio de Sica, e altri film neorealisti perché davano un’immagine “deprimente” dell’Italia. Almeno loro i film li guardavano.”

Bondi no, i film non li va a vedere nemmeno, ma scrive poesie a Silvio “cosciacorta”, come quelle apparse sul numero di Micromega di qualche mese fa  -tutte uguali: “A Silvio: Vita assaporata/ vita preceduta/ vita inseguita/ vita amata/ vita vitale/ vita ritrovata/ vita splendente/ vita disvelata/ vita nova.” Ce n’è un’altra per Luciana Litizzetto: “Sbirulino dispettoso/ Celata malinconia/ capricciosa fantasia/ dolce malizia.” Poca roba, ma per ora ci asteniamo dalla critica. Tornando alla stampa francese, le Figaro titola: “L’esecutivo italiano boicotta Cannes”, con un articolo tutto pro-Guzzanti, della quale riportiamo alcune dichiarazioni: “gli abitanti dell’Aquila sono restati sotto le tende per 6 mesi solo perché il governo voleva fare il miracolo delle case.”

Intanto gli “editti bulgari berlusconiani” si rinnovano di giorno in giorno, l’ultimo è quello per la trasmissione di Serena Dandini “Parla con me” su Raitre, rea di aver fatto satira contro il governo. A voi le parole del Premier durante il Consiglio dei ministri di qualche giorno fa: “Come al solito una trasmissione pagata con i soldi pubblici si diletta nell’avere come unico bersaglio il governo e si diverte ad aggredirlo”.

Poi ricordate l’affaire, Saviano non va in Francia perché il governo non vuole brutte figure con il libro Gomorra, sollevato da Liberation (altro giornale francese), si era concluso con una secca smentita dell’autore campano; stavolta invece è vero: il governo si vergogna e non ci mette neanche la faccia.

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Articolo pubblicato su Newnotizie.it

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di Andrea G. Cammarata

“Il governo nega Parigi a Saviano” una balla, una bugia con le gambe corte, ma gambe che camminano lontano sul naso di un presidente del Consiglio che recentemente ha descortato (per non dire sputtanare) pubblicamente Gomorra, il libro di Saviano, perché fa una cattiva pubblicità all’Italia, che a detta dei più non è solo noto per essere il Paese dei maccheroni, della politica col buco e della Camorra, ma è anche espressione di tante bellissime altre cose. Legittimo chiedersi dopo le intercettazioni trapelate dalle inchieste di Trani, se il censura-governo berlusconiano abbia mai potuto partorire un’idea del genere: bloccare i viaggi di Saviano all’estero, adducendo motivi di sicurezza, per evitare altre male figure. Immaginiamo le parole rivolte all’autore di Gomorra dall’uomo segreto del caso: “Saviano visto che già per la tua protezione ci costi un sacco di soldi con la tua mezza dozzine di scorte armate e che, ma non è colpa tua, sei incappato nelle sparate del Premier, evita. Stai in Italia e ora come ora non te ne andare in Francia a dire quello che vorresti dire, che non è proprio il caso.”

Storie che possono attraversare la mente di qualsiasi benpensante, e intanto quelli dall’estero fra un piatto di maccheroni e l’altro ci guardano, ci pensano anche loro, alcuni sono immigrati, giornalisti di alto rango, altri sono semplicemente blogger, quei veri nuovi osservatori che fanno notizia, a modo loro, che suscitano scalpore, magari sbagliano, ma fanno pensare, comunque commentano, e ieri in Francia sul web l’ hanno buttata lì, titolo del post: “Saviano bloccato in Italia dal governo berlusconiano”. Chi osa tanto? un blogger di “Le Nouvel Observateur”, appunto.

Si parla della “proibizione del giorno”, Saviano secondo il blogger è stato bloccato in Italia -dal governo- per motivi di sicurezza e dovrà rinunciare alla sua organizzatissima visita oltralpe e alla presentazione del suo libro “La bellezza e l’inferno”, in programma ai primi di maggio. Ma al blogger sembra ovvio che l’invocata sicurezza non basti, per lui ben più vero è che Saviano in Francia non ci può andare a causa del “governo berlusconiano”, perché tutta la questione Berlusconi-Gomorra, poco si addice ad essere esportata all’estero proprio adesso che ancora un po’ scotta. L’autore del blog ci aggiunge la notizia che è già arrivata in Svizzera, dove la stampa ha riportato le dichiarazioni dell’autore di Gomorra: “Silvio Berlusconi non è stato corretto con me. Dice che faccio un torto al mio paese. Ma credo che la sola verità sia di donare a un Paese la sua dignità. Il potere mafioso non è determinato da colui che racconta il crimine ma da colui che lo commette”.

Reazioni. In Italia sono tutti con il piede sull’acceleratore. Che mala figura! Donadi, capogruppo dell’IDV parte in quinta: “Il governo spieghi le reali motivazioni se c’è un pericolo per lo scrittore o si tratta di una decisione per impedire a Saviano di fare della cattiva pubblicità all’Italia come ha più volte detto Berlusconi e come sospetta il Nouvel Observateur“. Ma il governo Berlusconi è fortunato, le smentite di questa bugia puzzolente come un formaggio di fossa arrivano rapide a distogliere tanta fantasia e a riportare le fervide menti -che già tramavano chissà che’- sulla strada del giudizio, Saviano replica: “Il viaggio è saltato per motivi personali”. Tac, tutti zitti.

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Berlusconi e Mondadori: un articolo di Le Monde per le brutte figura di Gomorra

Berlusconi e le brutte figure di Gomorra

Berlusconi e Mondadori: un articolo di Le Monde per le brutte figura di Gomorra

Estero, brutte figure


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di Andrea G. Cammarata

La figura di quelli anomalamente rappresentati Berlusconi ce l’ha fatta fare di nuovo, e una di quelle stranezze allucinanti, oggetto dei media internazionali, come quando propose il ruolo di kapò a un europarlamentare tedesco, stavolta  è stata l’ennesima sparata del Cav. su quei libri come Gomorra e quelle fiction di mafia che ci fanno fare una brutta figura all’estero; e l’estero, chiamato in causa, risponde.

Ieri, Le Monde pubblica verso metà pomeriggio un articolo abbastanza moderato, a firma Philippe Ridet, un corrispondente di Roma del quotidiano francese, titolo: “Silvio Berlusconi perde il senso degli affari”. E Voi ridet, ma la cosa è seria, mentre qualcuno bacia le mani, le mafie italiane colonizzano il mondo.

Quindi Le Monde riporta il fatto censorio, più che mai sottilmente, lamentando appunto un perduto senso degli affari del premier ma omettendo che secondo diverse procure del Bel Paese, più che senso degli affari, quello di Berlusconi è da definirsi un fiuto specializzato per business puzzolenti.

Tuttavia, giustamente, dando valore a anni di pacifico senso del conflitto d’interessi del premier, basato su leggi ad personam, questo sì, l’autore dell’articolo pone un dubbio ai lettori: “si chiede cosa gli sia passato per la testa” a Silvio, il salvatore d’Italia, quando venerdì scorso ha commentato i dati sulla lotta alla criminalità organizzata demolendo Gomorra, il libro di Saviano, a mero oggetto di cattiva pubblicità all’estero, come se fosse un libro che dona una fama immeritata all’Italia. Che ai più parrebbe mafiosa, dai cappelli alla punta dei piedi.

E’ domanda legittima, e visto che Silvio finora è riuscito a far passare per giusto un conflitto d’interessi, quasi unico al mondo, coadiuvando potere politico ed economico in gran stile, non s’intende tanta stranezza.

Per ciò, scrive Le Monde, in riguardo alle esternazioni di Berlusconi sulla mafia napoletana di Gomorra: “Questa uscita ha tutta l’aria di essere quello che gli italiani chiamano un autogoal”. Viene da dire, l’autogoal no, quello gli italiani non lo accettano, se il goal glielo fai sotto il naso sì, ma l’autogoal no. Ciò andrebbe duramente contro la famosa teoria del piacere masochista presentata da Luttazzi a Raiperunanotte, quando spiegava metaforicamente cosa provino gli italiani subendo intromissioni posteriori, completamente antidemocratiche, da parte del governo Berlusconi. L’autogoal no, perché si porrebbe al pari di una masturbazione solitaria del sodomita, che non dà più piacere/dolore ad alcuno, degli italiani.

Dunque l’enfasi dei francesi cade sul “ma come, ci sono in giro per il mondo sette milioni di copie di Gomorra, pubblicate da Mondadori, e Berlusconi se ne va in giro a dire che non va bene?”

Proprio così e come dice la figlia Marina Berlusconi, la capa di Mondadori che nell’acqua ci mette un po’ di sale, si è trattato solo di “un diritto di critica” ovvero “dialettica democratica” del bon père, ma, ha riferito alla stampa, “Mondadori ha sempre garantito la libertà di espressione ai suoi autori e continuerà a farlo”; Mondadori, per lucro, ai suoi autori magari sì, il Governo fra “editti blugari” e una telefonata e l’altra all’Agcom, no.

Philipe Ridet è generoso e ci mette ancora il dito nella piaga, lascia i cugini francesi sempre più di stucco, aggiungendo in chiusura di articolo le parole di una volta ( nel 2008) di Belrusconi: “Ai giovani talenti come Saviano, noi dobbiamo tutta la nostra gratitudine”.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

Berlusconi e le brutte figure di Gomorra

Estero, brutte figure

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di Andrea G. Cammarata

A Silvio, Berlusconi presidente, le fiction sulla mafia non sono mai piaciute, semmai preferisce le barzellette, quelle sì, almeno fanno ridere e gettano un velo di sollievo sulla drammatica realtà che rappresentano quei film, di mafia.

Gi autori di tali deplorevoli fiction mafiose, come ad esempio La Piovra, sarebbero tutti da strozzare, lo disse il presidente ad Olbia durante una conferenza del Novembre scorso, si riferiva a “tutti quelli che con libri e film sulla Mafia ci fanno fare una brutta figura all’estero”, non contento, come da abitudine sfoggiò con accento siciliano una delle sue storielle, una di quelle barzellette, completamente fuori luogo, che riducono vilmente la mafia ad essere oggetto di comicità: il figlio dice al padre, “Papà Einstein morto è?” e il padre gli risponde “Troppo sapeva”.

La storiella esprime simpaticamente una lezione di omertà mafiosa, cui il presidente del Consiglio non ha tralasciato di condividerne la sua conoscenza al suo appassionato pubblico. Il tutto, guarda caso, avvenne in concomitanza delle dichiarazioni inquietanti  da parte di Gaspare Spatuzza, il collaboratore di giustizia che stava gettando fango -o acqua cristallina a seconda delle opinioni- sui rapporti con la mafia del neo-partito di Berlusconi e Dell’Utri, ai tempi delle stragi del ’92-’94.

Oggi intanto Dell’Utri, mentre mangia il suo “sfincione”, rischia bei 11 anni in appello, dopo i 9 già siglati in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, e ai giornalisti chiede di non meravigliarsi: “Io faccio il senatore per difendermi dal processo. Io mi difendo dall’attacco politico perché il mio è un processo politico, per questo faccio politica. Sì, vi sembra strano? Sono entrata in politica per difendermi”. Ma in realtà non c’è da meravigliarsi cose così eclatanti le aveva già dette, basta leggere Barbara Spinelli in uno dei suoi editoriali più recenti.

Questi sono purtroppo poveri uomini braccati dalla giustizia e, questo è comprensibile, ogni tanto le dicono grosse. Tornando al ricchissimo Silvio, le scenette di Olbia non sono state un Unicum (amarissimo da bere una volta sola nella vita); il presidente, di tanto in tanto, se ne torna a sputare sul suo piatto, visto che le fiction di mafia le produce ancheMediaset, che è sua. Quella nuova è di oggi: «La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo, ma guarda caso è quella più conosciuta, perchè c’è stato un supporto promozionale che l’ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese. Ricordiamoci le otto serie della Piovra programmate dalle tv di 160 paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, Gomorra e il resto…» E qui ha sparato su Gomorra di Roberto Saviano, che è edito da Mondadori, che un’altra costola rubata dal buon Silvio a De Benedetti, come dimostra il Lodo Mondadori, per il quale il giudice Raimondo Mesiano, quello dei calzini turchesi, ha imposto a Mediaset un bel risarcimento da 750 milioni di euro.

Ma la piovra capita che spruzzi inchiostro e al contempo denaro, ed è difficile mettersi d’accordo. Comunque, per la cronaca, la dichiarazione di cattiva pubblicità di Cosa nostra all’estero è arrivata per bocca del  presidente Berlusconi a ciel sereno, a margine della Presentazione dei dati sulla lotta alla criminalità organizzata, dopo il Consiglio dei Ministri di oggi, che ha concesso al suo presidente d’invocare il legittimo impedimento per il processo Mills a suo carico, che era previsto proprio in data odierna.

Tornando alla Presentazione, a metterci una pezza su cotanta stranezza espressa dal suo Berlusconi è arrivato il super-ministro della Giustizia Angelino Alfano, informatissimo: “Vorrei dire che tutti i mafiosi di cui si parla nelle fiction, l’ultima è il Capo dei capi, sono sottoposti al regime di 41 bis”. Poi, Silvio Belrusconi, che è un riflessivo per eccellenza, ci ha pensato e ha detto anche che entro fine legislatura il governo, non lui, ha la volontà di distruggere “tutte le organizzazioni criminali”, oltre il cancro, ma questo si sapeva.

Il Cav. ha aggiunto anche che: “Abbiamo superato le cinquecento operazioni di polizia giudiziaria, con quasi cinquemila arresti di presunti criminali. La nostra azione di contrasto alla criminalità organizzata non ha nessun paragone possibili con precedenti governi». Ora bisogna vedere se quei presunti criminali, diverranno ciò che li si presume, perché con l’andazzo delle leggi del governo sulle intercettazioni, e di altri disegni di legge che in pratica potranno impedire l’uso delle dichiarazioni dei pentiti, le condanne definitive diverranno cosa davvero ardua.

Altri futuri programmi da parte del Premier: «Stiamo lavorando per aumentare la capacità delle carceri – ha detto – e a un decreto legge che preveda che a chi manca solo un anno di detenzione vada ai domiciliari. Nessuno ha interesse a sottrarsi a questa misura perché se scappassero vedrebbero raddoppiata la durata della loro detenzione». Rassicurante.

Del trio anti-mafia presente in conferenza, faceva parte anche Bobo, ministro dell’interno Roberto Maroni, ancora fresco della sua strimpellata con il suo organo Hammond. L’ esibizione del ministro è di qualche giorno fa a Palermo, durante un concerto di beneficenza per i bambini di Haiti. Maroni ha fatto eco, durante la Presentazione, alle parole dei colleghi, dispiegando ai presenti il solito papiro dei numerosi arresti operati negli ultimi due anni delle forze dell’ordine, e spacciandoli per opera del governo: “In meno di due anni di governo abbiamo arrestato 23 latitanti della lista dei 30, considerati come i più pericolosi. L’ultimo, due giorni fa, è Nicola Panaro detto ‘Nicolinò vero reggente del clan dei Casalesi”.

Ma il governo semmai quello che fa, a detta di poliziotti e giudici, è di lasciare le forze dell’ordine senza benzina per le auto e inchiostro per le stampanti, e di proporre aberranti cose come il processo breve, che a detta dei più la Giustizia la manderà al rogo. Maroni ha poi concluso il suo intervento con un moto di sollievo: “gli interessi delle organizzazioni criminali si stanno spostando fuori dall’Italia perchè sta diventando un paese in cui queste organizzazioni non si sentono più a proprio agio”Francesco Forgione in Mafia Export ( Bastini Castoldi) la spiega un po’ meglio: non è che le criminalità organizzata non si senta proprio a suo agio in Italia, piuttosto è che si è talmente rafforzata che se ne va in giro ad ampliare i propri business criminali in tutto il mondo. E’ ciò che in gergo economico si chiama internazionalizzazione.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

Italia, cosa si vede da Oltralpe

Estero, brutte figure


Liberation racconta l’ Italia in mano a Berlusconi e alla lega di Umberto Bossi.

di Andrea G. Cammarata

“L’ Italia è un paese normale?” A leggere Liberation sembrerebbe proprio di no. E’ di qualche giorno fa l’articolo del noto quotidiano francese, si parla di Berlusconi, di Bossi,  di un’Italia sulla strada dell’inciviltà. Il quotidiano titola: “L’italia di Berlusconi, un paese sulla strada dell’imbarbarimento”. Una déchue causata dall’anomalia di un premier che detiene l’intero potere mediatico e politico, che “vomita” ingiurie sulla magistratura, che critica senza tregua la costituzione, che utilizza il parlamento come fabbrica di leggi destinate a salvarlo dai tribunali. Di un premier la cui politica è tutt’altro che dignitosa, condita com’è di barzellette e umiliazioni verso la donna; la cui vita personale è uno scandalo sessuale degno di un romanzo di Nabokov. Liberation non fa sconti. Descrive un’Italia provinciale dove la  “classe politica viaggia poco, raramente parla l’inglese”. Un’ Italia la cui scena, dagli anni ’80 in televisione, l’hanno vista tutti, stranieri e non: “culi, pubblicità, talk show urlati, personaggi iracondi”. Pochissimi i programmi d’inchiesta. “Vedere un sociologo, un filosofo, uno scienziato o uno storico in tv è cosa più unica rara”. La nostra è una tv protesa al solo intrattenimento, intrattenimento del bello imperialista a integrazione zero, mai un volto di colore nelle trasmissioni pubbliche, solo quello a pois di Bruno Vespa che, a detta di Liberation, con il suo Porta a Porta, sarebbe in grado di “Rimpiazzare Camera e Senato”.

Con l’accuse di Liberation non c’è difesa nazionalista che tenga, possiamo solo piegare il capo e prendere atto di come ci vedano all’estero. Siamo ultimi in tutte le classifiche, scuola, sanità, ecologia, diritti, cultura, tecnologia, ma fra i primi per quanto riguarda l’alto livello di corruzione politica, censura alla stampa, lentezza giudiziaria. Siamo anche “Il paese europeo più avaro”, beffeggiati da Bill Gates che ha rimproverato il Sultano di aver ridotto gli aiuti pubblici per lo sviluppo.

Torna sempre, un loop continuo di dannazione, Berlusconi è naturalmente la causa del limitato accesso al Web e delle norme di censura che ci stanno per coinvolgere. C’è meraviglia da parte dell’autore dell’articolo nel dover ammettere che, a causa del decreto Pisanu, “In Italia la connessione a una rete wireless in un luogo pubblico è sottomessa alla presentazione della carta d’identità”. Altrove non succede, c’è libertà. In Italia si pensa a controllare Facebook, e i gruppi  contro Berlusconi chiudono, senza alcun avviso, e i finanziamenti per la banda larga sono stati tagliati dal Governo. E’ un niet che fa pensare.

Liberation continua: “L’accesso alla rete è indietro e sotto sviluppato in rapporto al resto d’ Europa”, Berlusconi “Uomo di televisione vecchio stile, considera internet pericoloso, perché fuori controllo e fuori dal suo impero”. Non a caso c’è stata la stretta al Web promossa dal ministro dell’Interno Maroni e la milionaria richiesta di risarcimento di Mediaset a You Tube sui diritti mancati. Liberation non lesina su alcun settore: il livello sociale è il peggiore, nell’articolo si parla del Bel Paese come la vittima di un  “Degrado morale  e civico” o meglio di una barbarisation operata dalla Lega Nord di Umberto Bossi, il cui house-organ La Padania si contende il titolo del quotidiano più becero con Il Giornale di Feltri, della famiglia Berlusconi.

Giornale che può usare così la sua prima pagina “La democrazia ci ha rotto i coglioni” o come in occasione dei fatti di Rosarno “Questa volta hanno ragione i Negri”. La Padania è in concorrenza, Liberation ne riporta le ignobili parole “Quando ci libererete dei negri, delle puttane, dei ladri extracomunitari, degli zingari che infestano le nostre case…Sbatteteli fuori, questi maledetti!”.

E’ l’alleanza decisiva scelta da Berlusconi, quella del Partito dell’Amore, che fonda le sue basi sulla ricerca dell’odio nel prossimo, nel diverso e nell’insicurezza; un’alleanza che ha dato luogo alle ronde, che ha fatto del solo essere uno straniero “sans papier” un delinquente (legge sull’immigrazione nel decreto sicurezza dello scorso anno).  La Lega Nord ha reso normale la xenofobia, aggiunge Liberation “Servirebbe una biblioteca vaticana per enumerare tutti i discorsi  di incitazione all’ odio razziale, di omofobia,  di anti-meridionalismo pronunciati dai leader della Lega”. Per citarne alcuni esaustivi, quello di Giancarlo Gentilini, ex sindaco di Treviso, nonché membro di spicco del partito padano. I suoi comizi, prima che venisse sospeso, erano di un razzismo feroce, caratterizzati da un odio indomito, su You Tube: “Voglio eliminare tutti i bambini zingari…”. Mentre il pubblico padano applaude, lui continua “Che i musulmani vadano a pisciare nelle loro moschee”. Poi ci sono le parole di Roberto Maroni, ministro dell’Interno: “I fatti di Rosarno sarebbero la conseguenza della troppa tolleranza verso gli immigrati”. O quelle dell’ On. Borghezio: “Gli extracomunitari sappiamo dove sono, andiamo a prenderli noi e li mandiamo a casa loro a calci in culo”. Camicie color verde speranza… Alcuni, grazie al loro passato da parlamentari ( Borghezio, Maroni, Bossi), sono stati salvati dalle accuse della magistratura che li vedeva operanti in  “un’associazione di carattere militare con scopi politici” e non dovranno rispondere del reato inerente di costituzione di banda armata. Insomma così l’Italia è vista dai cugini d’Oltralpe: “La si guarda in lungo e in largo, amandola per la sua cucina, le sua arti, i paesaggi, ma non la si prende molto sul serio, né nel bene, né nel male.”

(Ultima revisione 19/03/2011)

l’artcolo di Liberation