‘Le Monde’ spiato dai servizi segreti di Parigi: il ministro Guéant nell’occhio del mirino.

Oltralpe

Liliane Bettencourt

Di Andrea G. Cammarata

Il controspionaggio francese ha avuto accesso ai tabulati telefonici di un giornalista di ’Le Monde’ per cercare di confinare una fuga di notizie durante l’affaire Woerth-Bettencourt [Wiki]. A sostenerlo questa mattina dalle pagine del suo sito è proprio l’autorevole giornale francese. Agli atti della magistratura d’Oltralpe ci sono infatti due richieste della Direzione Centrale Informazione Interna (DCRI, controspionaggio) inviate all’operatore telefonico Orange con stampato il timbro “confidenziali”, e prontamente evase.

Il noto quotidiano francese aveva sporto denuncia alle autorità già nel mese di maggio, costituendosi parte civile per “violazione del segreto delle fonti”. La patata bollente è per ora in mano al giudice Sylvie Zimmermann, un caso d’ingerenza nella libertà di stampa, da parte dei servizi segreti di Parigi, che sembra destinato a divenire una questione di Stato. François Hollande, candidato socialista alle primarie, giovedì scorso ha commentato con preoccupazione che “questo comportamento deve essere denunciato. Nicolas Sarkozy voleva essere a capo di una Repubblica irreprensibile, -ma- è alla testa di uno Stato sospetto“. Intanto c’è chi si chiede se questo non sia il solito caso di giustizia, e stampa, ad ’orologeria’, scoppiato proprio non lontano dal primo turno delle primarie [Lettera 43], fissato il 9 ottobre prossimo.

L’affaire Bettencourt veniva invece allo scoperto il 16 giugno del 2010, al seguito della pubblicazione di alcune registrazioni illegali, divulgate dal giornale online ‘Mediapart’ e svolte dal maggiordomo di Liliane Bettencourt, azionaria di maggioranza del gruppo L’Oreal. Lo spionaggio ’domestico’, una volta autentificato, interessò la magistratura d’Oltralpe che aprì un’inchiesta. Oltre i sospetti di frode fiscale nei confronti di Liliane Bettencourt, nel mirino dei magistrati entrava anche Eric Woerth, ministro del lavoro e sposo di Florence, impiegata contabile nella società di gestione del patrimonio Bettencourt e dell’azionariato L’Oreal. Ne risultava all’opinione pubblica un conflitto di interessi non da poco, e Florence Woerth, interrogata, riferì ai giudici anche un possibile finanziamento illegale per la campagna presidenziale di Nicolas Sarkozy.

Nello stesso periodo, fra il 12 e il 16 luglio 2010, il controspionaggio francese ha avuto accesso ai tabulati telefonici di Gèrard Davet, collaboratore del quotidiano francese. Volevano scoprire con chi stesse parlando il giornalista. E Orange, operatore telefonico, fornisce in tutta risposta le bollette telefoniche dettagliate del giornalista: con geo-localizzazione, ora, numero e data, delle chiamate in entrata e uscita, passate sul suo telefono in quel periodo.

Gli 007 hanno agito all’indomani dell’edizione del 18-19 luglio 2010, quando ’Le Monde’ aveva pubblicato le dichiarazioni rilasciate alla polizia da parte di Patrice De Maistre, mentore di Liliane Bettencourt. L’informatore di ’Le Monde’ sembra essere David Sénat, consigliere dell’ex-ministro Affari esteri Michèle Alliot-Marie, che a fine 2010 era stato messo ’a disposizione’ dalla magistratura [L’express], proprio perché sospettato come autore delle fughe di notizie inerenti il caso Bettencourt.

Ieri il ministro dell’Interno Claude Guéant ha confermato alla stampa che il DCRI, al tempo, aveva effettuato dei “controlli su alcune comunicazioni telefoniche, cosa totalmente differente dalle intercettazioni”, aggiungendo che “si cercava chi stesse divulgando le notizie dall’interno dell’amministrazione delle procedure giudiziarie, che è un fatto assolutamente scandaloso”. Pilatesco, Guéant ha poi concluso spiegando che “c’è una denuncia da parte di ’Le Monde’ e la giustizia dirà cosa è successo”.

L’Eliseo è perciò sotto accusa [L’Express] da parte del quotidiano per aver sollecitato i servizi segreti a indagare su un proprio collaboratore. Uno dei consiglieri di Sarkozy si è astenuto da qualsiasi commento su quello che – ha detto – è da ritenersi solo un “affare giudiziario in corso”. Anche il resto dell’entourage del Capo di Stato francese non ci tiene ad alimentare il dibattito su quanto riferito dal ministro dell’Interno: riserbo assoluto.

Ma intanto voci vicine a Sarkozy, indicate da ’Le Monde’, pensano ad un eventuale allontanamento di Bernard Squarcini, capo del DCRI. E lo storico giornale aspetta le evoluzioni continuandosi a domandare se “l’affaire non arriverà fino a Claude Guéant, uomo vicino a Squarcini, nonché al tempo – della spiata – Segretario dell’Eliseo”.

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Francia. Rom gli Intoccabili. Il rapporto di Medecins du monde.

Oltralpe, Razzismo, Rom


A un anno dal diktat di Sarkozy, in Francia continuano le espulsioni dei nomadi. Il rapporto di Medecins du monde.

Undici mesi d’inchiesta, al fianco di 281 rom, in quattro grandi città della Francia. Il rapporto sulle comunità nomadi in Francia fornito da Medecins du monde: vita nelle bidonville e case occupate, cui si aggiunge un bilancio sanitario disastroso. Gli “esclusi” -spiega la Ong- vivono in condizioni allarmanti, privati dei loro bisogni più elementari, e accedono difficilmente alle cure. Intanto le espulsioni continuano, ma la densità dei campi nomadi rimane invariata.

Di Andrea G. Cammarata

Quasi un anno fa dalle sottili labbra di Nicolas Sarkozy, capo di Stato Francese, sgorgava il fatidico “discorso di Grenoble”, un piano di sicurezza che avrebbe posto come conseguenza lo stop delle comunità rom in Francia. Sarkozy lo aveva detto chiaro: “mettere la parola fine agli insediamenti selvaggi dei campi nomadi”. Infatti in quell’estate del 2010 trecento accampamenti nomadi sono stati smantellati in fretta e furia dalle autorità francesi, con  il conseguente espatrio -quasi immediato- verso la Romania e la Bulgaria, di rom accusati di reati a vario titolo.

Scrive la ONG ‘Medecin du monde’: in Francia si assiste ancora “all’emergenza di un rinnovato approccio in politica migratoria basato sull’intenzione di nuocere.”

Il dito di Parigi resta quindi puntato fermo contro di loro, i nomadi, considerati dal governo francese fra i maggiori responsabili dei problemi di sicurezza del Paese. Le espulsioni si ripetono senza sosta, e le organizzazioni per i diritti umani denunciano una situazione di allarme massimo. Laurent El-Ghozi, presidente del collettivo RomEuropa, ha riferito duro alla stampa francese che le azioni del governo hanno sortito pochi effetti. “C’è lo stesso numero di rom, di accampamenti e di difficoltà. -Ha aggiunto El-Ghozi- Questa politica è imbecille, inefficace e disumana”.

Poi il corposo rapporto di ‘Medecin du Monde’, che illustra ancora un fallimento sugli occhi di tutti della politica anti immigrati di Sarkozy. Scrive la ONG che in Francia “i rom vivono in un clima di paura, alimentato da intimidazioni ripetute, procedure irregolari di rimpatrio, e controllo sistematico dei documenti”.

Dal 2007 con l’ingresso di Romania e Bulgaria nella Comunità europea, i nomadi sarebbero a tutti gli effetti regolari e non necessitano di alcun permesso di soggiorno. Ma stando a quanto riferisce Medecins du Monde, “sono considerati cittadini di seconda classe, e percepiti come una minaccia”.

In Francia i nomadi si sono stabiliti agli inizi degli anni ’90, e oggi sono circa 15mila in totale, di cui quasi la metà bambini. Il rapporto descrive condizioni di vita disperate: bidonvilles, case occupate, appezzamenti di terra. Nei loro luoghi di vita comune mancano l’acqua corrente, l’elettricità, e i bagni.

Scrive ‘Medecin du monde’ che “la tubercolosi sta esplodendo in Ile de France, non a causa degli stranieri che arrivano con questa malattia, ma a causa delle condizioni di vita che i rom trovano in Francia e che li ammala”.

Solo una donna nomade su 10 ottiene le cure necessarie durante la gravidanza, mentre la mortalità neo-natale è di dieci volte superiore a quella della media nazionale francese, lo riferisce ‘RomEurope’. Il problema delle vaccinazioni poi è un’altra piaga. Fra i 281 nomadi con cui la ONG è stata a contatto durante gli undici mesi di inchiesta, solo l’8% di questi ha dichiarato di possedere un libretto sanitario, e il 30% dei bambini sotto i due anni non ha fatto i vaccini obbligatori. Il 40% della popolazione, in più, non è vaccinata neanche per il morbillo e gli orecchioni. I nomadi non riescono perciò ad accedere ai vaccini fra i più elementari. E nonostante gli sforzi delle municipalità e delle associazioni per migliorare le condizioni di vita nei campi, le autorità non sembrano collaborare in alcun modo.

Nei casi in cui si è cercato -con operazioni congiunte fra municipalità e associazioni per i diritti dei rom- di portare a termine alcune campagne di vaccinazione, le domande alla prefettura “per sospendere le espulsioni e portare a termine la campagna sono restate sempre senza risposta”, ha detto Cendrine Labaume, che ha operato per ‘Medecin du monde’ a Marsiglia. A Saint Denis invece il sindaco della città in replica al “discorso di Grenoble” aveva trovato sistemazione per 65 famiglie, ma già prima di settembre queste persone dovranno andarsene, e in tutta risposta la polizia ha fatto ricevere loro il terribile OQTF, “obbligo di lasciare il territorio francese”.

Le conclusioni dell’inchiesta non lasciano dubbi: “mettere in pericolo in maniera volontaria persone che vivono già nella precarietà, viste le decisioni politiche, non è quindi un tabù in Francia”.

Link:

http://medecinsdumonde.org/mdm/rroms/DP_ROMS_JUILLET2011.pdf

http://www.france24.com/fr/20110721-politique-egard-roms-imbecile-inefficace-inhumaine-sarkozy-hortefeux-rapatriement-tsiganes-roumanie-bulgarie-expulsion

http://medecinsdumonde.org/mdm/rroms/mdm-rroms2011.html

 http://www.romeurope.org/

 http://www.lefigaro.fr/flash-actu/2011/07/21/97001-20110721FILWWW00471-roms-rien-n-a-change-romeurope.php

 http://www.lexpress.fr/actualite/politique/le-discours-de-grenoble-le-nouveau-plan-securite-de-sarkozy_909672.html

 http://www.lexpress.fr/actualite/sciences/sante/roms-un-bilan-sanitaire-alarmant_1014927.html

 http://www.lexpress.fr/actualite/societe/un-an-apres-les-expulsions-de-roms-continuent_1015046.html

Francia. Novartis, Baclofene e cura per l’alcolismo

Oltralpe, Salute

Di Andrea G. Cammarata

Parigi – Si prospetta una nuova terapia per curare l’alcolismo, è il Baclofene. L’intenzione è quella di utilizzare il principio attivo di questo farmaco nel trattamento della dipendenza da alcol. C’è uno studio clinico di ricerca in atto in Francia, e la sperimentazione operativa partirà già a fine anno. Circa trecento pazienti saranno curati all’interno di otto centri specializzati.
Durante la sperimentazione si ricorrerà all’ausilio del metodo in doppio cieco, quindi una parte del gruppo studiato riceverà un placebo e l’altra il farmaco contenente il principio attivo. Il doppio cieco è uno studio randomizzato. Un gruppo di pazienti non è perciò a conoscenza del fatto che gli sarà somministrato il placebo, farmaco privo di principio attivo. Si cerca così di evitare che i risultati della ricerca siano influenzati da impressioni soggettive del paziente. Infatti Philippe Jaury, coordinatore dello studio, prevede che il placebo già da solo potrebbe funzionare al 20%, mentre il farmaco curerebbe la dipendenza nel 40-50% dei casi.

Il Baclofene è uno dei gioiellini della Novartis Pharma, che lo ha messo sul mercato per 40 anni come terapia per il trattamento degli spasmi muscolari dovuti a lesioni del midollo spinale. Tuttavia la Sanità d’Oltralpe non ha concesso ancora alcun protocollo per l’utilizzo del farmaco nel trattamento dell’alcolismo. Va da sé che molti dottori lo prescrivono facilmente già da tempo.

Lo studio sperimentale dovrebbe apportare entro il 2013 delle prove scientifiche sulla validità di questo tipo di cura. Se funzionerà i mercì saranno resi tutti a Parigi, che ha elargito un interessante finanziamento pubblico a favore dell’Università René Descartes. E funzionerà naturalmente se i pazienti smetteranno di bere, o faranno un uso ‘normale’ di alcol, in ottemperanza a quanto stabilito dall’Oms.

La stampa francese ha commentato oggi la notizia riferendosi al libro di Olivier Ameisen, cardiologo divenuto alcolizzato, che scrisse ‘L’ultimo bicchiere’. ‘E me ne andrò…, cantava NikkiMa non fu così per Ameisen che autosomministrandosi dosi massicce di Baclofene – miorilassante – riuscì a liberarsi dalla dipendenza.

In rete è già partito il tam-tam e nei forum dei malati la notizia è stata salutata con parecchio entusiasmo.

Gli esperti invitano comunque alla cautela “le testimonianze di cui disponiamo sono incoraggianti, ma bisogna sapere che il blacofene non funziona dappertutto”, ha detto Jean Pierre Couteron, Presidente di Fedéderation Addiction.
Il Professor Philippe Jaury, lo ha detto chiaro “il medicamento non è che un aiuto, anche se si può rivelare un’ottimo aiuto“.
Concorrono nelle raccomandazioni dei dottori poi, le difficoltà che intervengono durante la cura dei pazienti, cui, oltre la dipendenza alcolica, si aggiungono problematiche “psichiche, mediche, e sociali“.

A termine dello studio sperimentale la Sanità francese potrebbe però permettere i medici di prescrivere ‘in tutta tranquillità’ il farmaco, per la cura della dipendenza alcolica.

Novartis, a sua volta, preparerebbe la compressa in una nuova versione a rilascio controllato del principio attivo, che limiterebbe la posologia a una sola volta al giorno.

C’è ancora un però cui Novartis non risponde, omettendo particolarità non di poco conto. Il Baclofene viene utilizzato già da decenni, d’accordo, ma i pazienti che lo usano lamentano un forte stordimento. E’ utilizzato in medicina, fra l’altro, nella Sclerosi multipla e in quella Laterale amiotrofica. Agisce modulando i recettori GABAb. E produce una sindrome da astinenzain seguito ad una assunzione di oltre due mesi, simile a quella delle benzodiazepine, con sintomi evidenti anche gravi, seppur dipesi dalla velocità con cui si sospende la somministrazione.

“Pubblicato 29  luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

La Francia parla ai Caduti di Kabul

Oltralpe
Mentre oggi piangiamo il parà morto nella valle di Bala Murghab, in Afghanistan. Il Caporal maggiore, David Tabini. Alcuni giorni fa la Francia salutava, a suo modo, 7 soldati morti in una guerra inutile. 
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Di Andrea G. Cammarata
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Sono sette le salme arrivate lunedì sera da Kabul all’areoporto di Orly. Ad accoglierle Nicolas Sarkozy, capo di Stato francese, e François Fillon, suo Primo Ministro. Un’ultima notte per il corpo dei soldati in patria, poi il giorno dopo la cerimonia ufficiale, nella chiesa di Saint Louis des Invalides.

La trasmissione dei funerali a reti unificate, ennesimo sbuffo “mediatico“, accolto al solito nella “sostanziale indifferenza del grande pubblico“, come racconta oggi ‘Le Monde’. Prestigioso quotidiano che riporta poi le parole del generale Elrick Irastorza, Capo di Stato maggiore dell’esercito: si parla di una “indifferenza affettuosa” da parte del popolo francese nei confronti della sorte dei loro soldati.

Perciò martedì 19 luglio le bare avvolte nel Tricolore sono posizionate sul selciato dinanzi Les Invalides, e il corteo per l’ultimo saluto si è intanto esaurito lungo le strade della capitale. Guardano alla America patriottica i francesi, o forse è sempre stato l’inverso. Ma settanta ne sono morti di soldati dal 2001, e diciotto di questi solo nel 2011. I sette del martedì nero di Francia erano tutti giovani. Uno di loro è stato vittima di un colpo esploso per sbaglio da un suo commilitone, cinque sono morti durante un attentato kamikaze, e un altro nel mezzo di uno scontro con degli insorti talebani.

Così è il Medioriente, ci vai volontario, lo stipendio ti aumenta, il tempo tal volta passa pigramente, ma non sai se torni o no.

Morire per Kabul o “morire per la Francia“.

Luc Raval, vescovo dell’esercito, ha risposto durante la cerimonia chiaramente, in replica a chi sostiene che i soldati vanno in Afghanistan a “morire per niente“, “essere militare significa appartenere alla Nazioneesistere ed agire per essa, vivere e morire per essa“, ha detto il vescovo. Per poi aggiungere: “E’ per la Francia che noi moriamo

E Sarkozy, parla alla Nazione sotto la pioggia battente, il volto puntito che non riesce ad esprimere condoglianza e le parole che gli inciampano sulla lingua: “M’inchino a nome della nazione intera, con la riconoscenza e il rispetto dovuto a coloro che hanno fatto della loro vita un sacrificio per il loro Paese“. Una “guerra giusta” contro “l’oscurantismo e il terrorismo, dice il Capo di Stato francese, “voi soldati siete partiti in piena giovinezza, ma niente vi ha rubato il vostro destino. Soldati siete vissuti e siete morti come uomini liberi“. Quando, di lì a poco, le salme saranno trasportate dai militari, e per loro suonerà la ‘Marcia Funebre’ di Chopin. Insigni della Legions d’Honneur dalle mani di Sarkozy: lasciano la loro Patria morti e liberi.

“Pubblicato Mercoledì 20  luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

Link di riferimento:

http://www.lexpress.fr/actualite/politique/nicolas-sarkozy-rend-hommage-aux-soldats-morts-en-afghanistan_1013053.html

http://www.lexpress.fr/actualite/politique/sarkozy-convoque-un-conseil-de-securite_1012147.html

http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2011/07/19/01016-20110719ARTFIG00283-hommage-national-pour-les-soldats-morts-en-afghanistan.php

Radio. La battaglia dei network contro le quote di musica francese

Oltralpe

Di Andrea G. Cammarata

Mentre in Italia si cerca di piazzare quote rosa un po’ ovunque, a discapito di una reale e meritocratica integrazione della donna, Oltralpe si riapre il dibattito sulle quote di musica francese in radio. Altra storia. Questa legge dal sapore liberticida, emanata nel 1994, prevede l’obbligo per le emittenti radiofoniche di trasmettere musica francese ’DOC’ nel lasso di tempo compreso fra l’alba e la prima serata. Gli orari sono ferrei, dalle 6 del mattino alle 22, il 40% delle opere devono essere di ’espressione francofona’, e la metà di questa quota è riservata ai talenti emergenti e alle nuove produzioni. Da Parigi nell’occhio del ciclone ovviamente ci vanno i principali radio-network, vedi il gruppo NRJ, Virgin, Fun.

Le compagnie radiofoniche, a detta loro, sono ligie alle regole e anzi lamentano verso il Csa(Conseil de l’audiovisuel) -sorta di Agcom- e le case discografiche, il sospetto di potersi vedere “indurite”, scrive oggi ’Le Monde’, le quote di canzoni francofone. Ostilità aperte già negli scorsi mesi in occasione di un vertice fra le parti, che ha visto il dito delle major discografiche puntato sulle radio e sul loro metodo di applicazione della legge. Secondo quanto riporta l’associazione Tous pour la musique, i vari Georges Brassens, Dalila, CharlesAznavour in radio resusciterebbero tutti insieme all’alba fra le 6 e le 8 e 30, toccando in queste ore dimenticate quota 75% nel week-end, contro peraltro il 44% nell’infrasettimanale. Poi è finalmente la volta dell’Hip-hop, Jazz e rock, rigorosamente americano, genere più in voga anche fra i giovani cuginetti d’Oltralpe. Tous pour la musique, associazione di artisti con la erre moscia, infierisce e chiede che la legge non sia più travisata, “devoyer”. La richiesta è “più diversità nella programmazione radiofonica” senza tuttavia ’commissariare’ le emittenti, ma “appellandosi alla loro responsabilità per preservare la diversità culturale”.

Intanto parte, lasciando il tempo che trova, il classico tormentone su Facebook, e gli iscritti al gruppo “contro le quote di musica francesi nelle nostre radio” sono già diverse decine. Utenti irriverenti ma legittimisti, scrivono: “passano le schifezze in inglese alla radio che non le capiamo, ma quelle francesi c’est autres choses”, e aggiugono di averne abbastanza di folklore del Quebec e Rock ’n blues francofono.

In Italia ci provò la Commisione Culture della Camera nel 2003, allora presieduta dall’onorevole Ferdinando Adornato, già colto -come molti- da un virus mutante comunisti inberlusconiani, che lo attivò per cui in quel partito che fu La casa delle libertà. L’intento era quello di approvare una legge incentivante le radio che avessero trasmesso il 50% di musica italiana, nonché di imporre obblighi simili per la Rai. E conoscendo le passioni del nostro presidente chansonnier per la musique e il suo adorato Apicella, c’è forse da aspettarsi l’obbligo di quote bilingue, fra pieghe o piaghe, di una delle tanto attese manovre.

“Pubblicato Lunedì 6 luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

“Gli Stati Uniti avranno un nuovo reattore nel 2020”. Francese

Oltralpe, Sporco mondo

Di Andrea G. Cammarata

Il nucleare è duro a morire. Ieri Le Monde ha pubblicato un’intervista a Jaques Besnainou, direttore della filiale americana di Areva, società francese costruttrice di centrali nucleari, che controlla una fetta di circa il 25% del mercato mondiale nel settore.

Il messaggio di monsieur atomo è chiaro: gli Stati Uniti avranno un EPR nuovo già nel 2020. Fukushima non spaventa, semmai “rallenta il rilancio del nucleare oltre Atlantico” spiega Besnainou, aggiungendo che “il consenso verso questa fonte di energia non è stato rimesso in dubbio”.

Le basse tesi difensive del capoccia di Areva farebbero impallidire qualsiasi nuclearista berlusconiano. Il calcolo della sicurezza nelle centrali, per Besnainou, pare più un effetto di catastrofi, che uno strumento di previsione delle stesse: “dopo quello che è successo in Giappone siamo obbligati a interrogarci sul rischio inondazione delle centrali…Bisogna essere preparati a questa eventualità”.

Nel nuclearista imprenditore allora, con convinzione imperitura, c’è l’american-think: “la maggiorparte delle persone sanno bene che è più inquietante il prezzo della benzina che sale, rispetto alle conseguenze di Fukushima.” Besnainou aggiunge che, a suo parere, un americano “non stringerà mai la cintura” privandosi dell’atomo, che garantisce il 20% dellla produzione di energia elettrica USA, ciò con il concomitante aumento dei costi energetici delle fonti alternative. Il nucleare “continuerà perché i suoi clienti lo vogliono”; i 104 reattori nucleari americani sono “un’incredibile macchina da soldi”. Ancora. “Con un prezzo KwH sotto i 200 dollari e le centrali che non emettono Co2, chi può credere che il nucleare si fermerà?”.

Negli States il budget per il nucleare quest’anno è stato tuttavia ridotto di due terzi, ciò nonostante una Cina sempre più potente sul fronte fotovoltaico e nulceare, “gli americani ci rifletteranno, non crediate”.

Areva, parola di Jacques Besnainou, ne è certa: “otterrà il permesso di costruire un nuovo reattore nel 2012, lo venderà agli Stati Uniti fra il 2012 e il 2015, e sarà pronto nel 2020”. E la retorica: “solo il nucleare  sarà in grado di fornire un’energia pulita a un prezzo ragionevole evitando al tempo stesso le guerre per l’accesso alle riserve energetiche”.

Di fatto Fukushima ha aperto la strada al nucleare francese di Areva, che può profittare degli errori di Toshiba-Westinghouse e Hitachi-General electric, entrambe alleanze industriali nippo-americane che detengono il resto della torta nucleare.

Pubblicato Agoravox

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Nucleare, intervista a Marcello Cini

Immigrazione. Il permesso di soggiorno temporaneo visto dalla Francia.

Diplomazia disumana, Oltralpe

Primavera araba o inverno europeo.

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Di Andrea G. Cammarata

Italia. Le disposizioni governative paiono sempre più a comodo dei soliti, di leggi ad personam Silvio ha goduto a più non posso e ne godrà, la Lega Nord, lo vediamo, ha imparato bene la lezione con i suoi dispositivi razziali: la “Bossi-Fini” e le ronde sono solo un paio.

Quanto agli immigrati sbarcati da Lampedusa, lo sappiamo, gli puzzano, la loro invadenza cancerosa è difficilmente sopportabile. “Fuori dalle balle” è stato il rutto di Bossi. Ma oltre la facciata cruenta delle espressioni razziste padane c’è una logistica ben strutturata. Dopo il “no” delle regioni alle tendopoli, da giovedì centinaia di migranti tunisini potranno infatti fruire di un lasciapassare ad hoc per superare la frontiera di Ventimiglia e recarsi nella desiderata Francia, lo riporta Le Figaro. Si parla di un permesso temporaneo di soggiorno della validità di 3 mesi, rilasciato dalle Autorità italiane ai migranti al fine di facilitarne le unioni familiari -in Francia sia ben chiaro-.

E’ la diplomazia fai da te modello Frattini-Maroni: “non ci aiutate con gli immigrati?”, “no Alpitour?” Alllora passeranno dal “Via” con il metodo italiano. “Più  in fretta gli rilasciamo questo permesso, più in fretta lascieranno questo paese” sostiene il deputato della Lega Matteo Salvini. Ora, e allora, ottenere un permesso di soggiorno, anche se provvisorio, non sarà più così difficile, e il giro d’Oltralpe altrettanto.

Beati migranti: “France, France, France” gridano Mahdi e altri ragazzi tunisini dal campo di Manduria, con la speranza di ricongiungersi ai loro familiari. “Non scappate, o diventerete irregolari perdendo i vostri diritti”, li rassicurano le associazioni di volontari spiegando loro come ottenere il permesso. La polizia di frontiera francese non avrà alternative, li lascierà passare poiché il permesso temporaneo di soggiorno trasforma il clandestino in un rifugiato comune; quello status protettivo che grazie alle leggi comunitarie in vigore evita il rimbalzo nel primo paese che li ha accolti, in questo caso l’Italia.

Quindi il trattato di Schengen ha permesso finora di rispedire al mittente gli indesiderati, ma il metodo ce l’ho duro -copyright Lega- i cugini della campagna d’Oltralpe non potevano proprio prevederlo. Per via Le Monde si è fatto sapere di un Esagono ancora pacatamente incazzato, poichè giunto a conoscenza della beffa italiana solo in giornata: “la Francia vuole esaminare la conformità al codice Schengen” del permesso di soggiorno temporaneo. E il Viminale di Parigi, in attesa di uno scrupoloso esame di validità giuridica dei permessi temporanei, non ha commentato.

Insita nel cauto giramento di balle francese c’è però una risposta al deputato leghista: l’Italia non rilasci i permessi a caso: ”Prima di concedere questi titoli – scrive Le Monde – l’Italia dovra’ tuttavia esaminare ‘caso per caso’ la situazione di ogni espatriato tunisino sbarcato sul suo territorio. Il governo italiano dovra’ assicurarsi che nessuno sia ‘segnalato’ in uno schedario di polizia e non sia oggetto di interdizione dal territorio. I tunisini a cui saranno concessi questi titoli dovranno avere dei ‘documenti di viaggio’ con loro e dimostrare di avere ‘risorse’ sufficienti”.

All’oggi dei 900mila tunisini regolari in Europa, 600mila sono in Francia, 150mila in Italia, 85mila Germania, 20mila Benelux e 20mila in Svizzera. E in Italia, nonostante ciò, funziona sempre più il metodo Lega-lizziamo il razzismo.

Pubblicato Agoravox.

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Human Rights Watch: “L’Italia razzista”

Francia: si pulisce il culo con il tricolore. Scatta la legge

Oltralpe

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Di Andrea G. Cammarata

Anche la Francia ha i suoi momenti di bassezza, ieri il capo di Stato francese, Nicolas Sarkozy,è stato oggetto di un lancio di bottiglietta di plastica da parte di un discolo scolaro, tempo fa un altro ragazzino dopo aver avuto l’onore di poter stringere la mano al presidente, si era vistosamente pulito sui pantaloni l’arto, come a mo’ dispregiativo.

Situazioni simili sono avvenute per il capo del governo, Berlusconi, in Italia: la statuetta del duomo di Milano lanciata da Tartaglia è un caso, ben più grave, ma ugualmente indice dell’intolleranza suscitata da questi “alti” rappresentanti di Stato.

Quanto all’amor di Patria, pratica oramai in disuso un po’ ovunque, e alla salvaguardia dei simboli dell’identità nazionale, come bandiera e inno, sembra che anche in questo fra il Bel Paese e la patria dei Lumi, ci sia una certa analogia. E’ notizia di ieri di una proposta di legge francese per rispettare la bandiera tricolore. L’indignazione generale è stata suscitata in seguito alla pubblicazione da parte del quotidiano Métro di una foto. Tale allegro ritratto mostrava “un uomo che si puliva il posteriore con la bandiera tricolore”, così riporta il fatto il settimanale d’oltralpe, L’Express.

Il testo di legge è stato depositato ieri da Louis Nègre, senatore UMP, il Partito della maggioranza, e 50 deputati avrebbero già accolto positivamente l’idea. Oggetto della proposta sarà quello di “sanzionare l’oltraggio alla bandiera o all’inno nazionale, fuori, come già lo prevede il codice penale attualmente, da una manifestazione organizzata o regolamentata dalle autorità pubbliche”, le sanzioni saranno anche per chi “offre, rende disponibile, o diffonde un’immagine o una rappresentazione di oltraggio alla bandiera o all’inno nazionale, dal momento in cui si costituisca un invito a commettere l’infrazione”, è quanto si legge nel comunicato diffuso dal senatore.

Naturali, le memorie, tutte italiane, vanno a un leader della maggioranza, deputato della Repubblica e ministro:  “Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo” e “Il tricolore lo metta al cesso, signora”, ancora “Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore.” (fonte Wikipedia). Queste dichiarazioni, sebbene datate di più di dieci anni, sono valse una condanna per il reato di vilipendio alla bandiera italiana, a Umberto Bossi. Questione di “Trico”.

Questo articolo è pubblicato su Newnotizie.it

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Oltralpe

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Di Andrea G. Cammarata

Tempi difficili in Francia, ieri il presidente Sarkozy è stato colpito da una bottiglietta vuota d’acqua minerale Evian, l’autore dell’efferato gesto è stato uno scolaro. Nulla di grave comunque, a momenti Sarkozy non se ne accorgeva nemmeno. Poche, le righe dedicate allo spiacevole inconveniente da parte dei media francesi, Le Figaro scrive: “In visita in un collegio per lottare contro il ‘cancro dell’assenteismo scolastico’, il Capo dello Stato è stato preso di mira da uno scolaro, che ha tentato di colpirlo lanciandogli una bottiglietta, che ha appena sfiorato il presidente. Un agente di sicurezza si è interposto fra i due.”

La notizia sembra avere, però, avuto più rilievo in Italia, il Tg1 ha infatti dedicato anche un breve servizio al fatto.

Naturali le tristi memorie sollevate da questi gesti sconsiderati che riportano all’episodio del Presidente del Consiglio, quando fu colpito da un treppiede e da una statuetta del duomo di Milano.

Il video:

Tuttavia fa specie il caso di Sarkozy perché in visita al collegio proprio, come detto, simbolicamente contro l’assenteismo e la violenza scolastica; quando, a termine dell’incontro  con gli insegnanti e della visita della scuola, il presidente francese avrebbe optato per un breve “bagno di folla”, momento in cui la minerale è arrivata “diretta”, comunque sia vuota.

Un consigliere dell’Eliseo, ha commentato il fatto: “C’est ne pas bien grave”, “Non è così grave”, ha detto.

Altre risposte dei cittadini alla notizia sul sito di Le Figaro on line, invece suscitano idee diverse. Oltre le parole dure come “racaille” ovvero “gentaglia”, per lo scolaro e genitori e i “Vergogna!” L’articolo diffuso dal quotidiano liberal francese viene accusato di “minimizzare” l’atto criminale, per nascondere quanto sia in realtà facile attentare la vita del presidente, anche il “C’est ne pas bien grave” dell’Eliseo è stato visto male.

In Italia, per l’aggressione operata da uno psicopatico al Premier, molte sono state le critiche ai “bagni di folla” fortemente voluti dal capo del governo, e allo staff della sicurezza.

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Francia: sì all’eolico

Oltralpe

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di Andrea G. Cammarata

Interessante spinta della Francia sull’energia alternativa, si punta all’eolico con la revisione della vecchia legge del 2007 sulla green economy, tuttora in discussione in parlamento. L’attenzione è sul governo Sarkozy, autore di un progetto di sviluppo dell’energia alternativa in ambito eolico: si parla di una dozzina di impianti off-shore che potranno produrre energia pari a 6mila MW, l’obiettivo da raggiungere è fissato al 2020.

Il governo francese è orientato, già da quasi un anno, sulle regioni considerate più favorevoli per l’installazione degli impianti eolici: Bretagna, Loira, Alta Normandia, Aquitania, Provenza e la Costa Azzurra, scrive il Corriere della Sera. I prefetti di queste regioni interessate sono stati interpellati dall’esecutivo per avviare una vasta consultazione sulle varie problematiche tecniche, ma anche normative, che potrebbero presentarsi nella varie zone.

A termine dei preparativi, entro l’estate, verranno indicati i luoghi più favorevoli all’installazione delle pale.

Una scelta fondamentale che consentirà, almeno oltralpe, una notevole diminuzione dell’inquinamento, evidenziando un approccio concreto della Francia a favore della green economy, e un forte interesse di sviluppo industriale nell’ambito delle energie alternative, cosicché da competere anche a livello internazionale. I verdi sostengono che l’indotto dell’eolico potrebbe creare almeno 50mila posti di lavoro da qui al 2020. Tuttavia certi intoppi sono stati imposti oggi dall’Assemblea nazionale, che in giornata ha votato positivamente il limite di 5 pilastri eolici per impianto, al fine di limitare il danno al paesaggio;  per evitare il deturpamento del territorio con impianti poco produttivi, un articolo di Grenelle 2 ( la legge sull’ambiente in discussione) avrebbe imposto anche a 15 megawatt il minimo di potenza produttiva dei nuovi impianti, ma l’articolo è stato bocciato in giornata perché, peraltro, avrebbe causato l’abbandono di tutti i progetti in corso di potenza inferiore.

Il ministro dell’Ambiente Yves Cochet, in forza ai verdi, ha spiegato a Le Monde che le nuove disposizioni tengono piuttosto a “frenare lo sviluppo dell’eolico in Francia e a favorire i grandi gruppi”, della stessa opinione lo è l’opposizione, che avrebbe voluto un piano per le energie alternative ancor più efficace.

Già l’isola della Corsica è colma di impianti eolici, e intanto che i francesi si rivedono, in Italia si pensa al vecchio nucleare.

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