Attenti al Pd, can che abbaia non morde.

Berlusconia, Opposizione?

Di Andrea G. Cammarata

-“Ehi Bersì! Hai visto, abbiamo vinto!”

-“Lo so Bindì, e anche stavolta non abbiamo fatto un cacchio!”

-“Eh cosa vuoi, dicono che sono brutta, meglio non farsi vedere troppo”

Che la caduta del berlusconismo è cosa del berlusconismo…un sistema auto-pulente, si sapeva. Silvio ci sta provando oltre modo, eppure non riesce ancora, e quegli ingrati del Pd non lo aiutano nemmeno. E ieri B. ha concluso la conferenza stampa con il premier israeliano Nethanyau accennando ai cronisti, come un Argan di altri tempi, cosa raffigurasse l’opera di Andrea Appiani alle sue spalle: “il bunga bunga del 1811“. Impossibile non ridere poi sui particolari. Berlusconi, meteorino per caso, si volta verso l’opera e indica: “quello sono io – il dio dell’Olimpo seminudo- e questo si chiama Mariano Apicella”.

Intanto pare che Bersì abbia cominciato ad arrotolarsi, oltre che le maniche di camicia anche i pantaloni e i calzetti, pur di nascondere che il Pd non sta facendo niente. Ieri sera Bianca Beringuer per lo speciale elezioni di Raitre ha tentato di mettergli contro Quagliarello del Pdl, e Bersì si è fatto scovare più volte dalle telecamere sull’orlo dell’addormentamento. Il segretario del Pd consumandosi le mani sul volto stanco ha poi tentato una replica indiana alle promesse di cambiamento pidielline, “saltate a cavallo e poi scendete dall’altra parte”. Ma la Bermetafora migliore è “Fin che la barca va”. Che il Pd la lascia andare…I piduini insomma vedono il piatto servito ma non sembrano credere ai loro occhi, e timidamente invocano le dimissioni del Premier salvo poi scoprire che Tonino Di Pietro dice “no”, “non politicizziamo il voto del referendum”.

Ieri più di 25 milioni di italiani si sono opposti al legittimo impedimento, quesito che tradotto è stato una domanda a risposta multipla, pro o contro il premier. Contro.

Berlix avrà pronta un’altra pozione magica per risollevarsi dalle sberle degli amici suoi [I servi liberi del Cav] e degli altri, oppure stavolta è arrivato il viagratis definitivo, l’alzabandiera bianca della resa?

Ma cosa importa, “Chi rompe paga e i cocci sono i suoi” dice il proverbio…Bersani: “io non ho rotto niente”.

Annunci

Sondaggio, Cinque stelle e Sel per il Pd?

Opposizione?

Rimini, elezioni comunali, ballottaggio: con Fabio Pazzaglia (Sel) aspettando i risultati.

Opposizione?, Recensioni e Interviste, Rimini

Di Andrea G. Cammarata

Rimini- Ancora non si sa, ballottaggio. I risultati di 143 sezioni su 143 confermano il vantaggio del candidato Andrea Gnassi (Pd, Idv) al 37,94%, lo segue Gioenzo Renzi 34,78% (Pdl e lega Nord), più lontano al 11,32 % Luigi Camporesi, Cinque stelle, e Fabio Pazzaglia con il 4,99%, Sinistra ecologia e libertà.

I dati:

Elettori 113971

Votanti 77286

Schede bianche 472

Schede nulle 1809

Schede contestate 37

Per la città di Fellini è stato un ansioso pomeriggio elettorale baciato dal sole scottante, cielo terso, l’aria tiepida, gli exit-poll in piazza tardivi ed incerti. Mucchietti di riminesi che si accalcano calpestando il porfido attorno al palazzo comunale, diffidenti, le braccia conserte dietro la schiena. Elettori modello, volteggiano con la bici di marca, sorridono diffidenti dei punkabbestia con il cane al guinzaglio, politicanti dei centri sociali che in realtà nutrono un unico folto gruppo di giovani attivisti locali. La domanda per tutti è stata ovvia: “Cosa sarà di Rimini, storico feudo rosso d’Italia?”

I grillini -sempre espliciti- dicono “noi stringiamo le chiappe”, e di fatto hanno ottenuto fin qui un lusinghiero risultato. I commenti di alcuni elettori leghisti: “tutto bene, nel Pd hanno paura“, e quelli dei berlusconiani che non rispondono nemmeno.

Altri passanti più tenaci che guardano in cagnesco Renzi del Pdl, “vuole eleggere consigliere quel fascista”. Il berlusconiano, completo grigio di cotone, rasatissimo, più anziano che in fotografia, si lascia andare anche un “state calmi” a chi gli chiede i risultati dai seggi. Per la diretta Rai, mai andata in onda, lo ha affiancato Andrea Gnassi, giacchetta, scarpa da tennis, pantalone largo che il candidato Pd non ha mancato di aggiustarsi platealmente. I due hanno quindi rinunciato al testa a testa di fronte mamma Rai, dopo un’attesa in tensione di oltre un’ora.

Seduto al bar più figo della piazza incontro Fabio Pazzaglia, candidato sindaco di Sel. Alla richiesta di un commento a caldo, si è avvicinato molto cortesemente con la sua carrozzella dalla mia parte. La voce calma, suono di un volto barbuto, lo sguardo fermo. Si parla della sinistra, e di ciò che ne sarà nel riminese e nazionalmente di questa opposizione.

Come è stato per Sel il clima durante la campagna elettorale a Rimini?

Un clima positivo fra i candidati, una dozzina d’incontri molto educati tutti insieme, a parte qualche battuttina…Qualche polemica feroce in Consiglio comunale…C’è stato qualcuno che contro ogni logica ha cercato di farci passare per quello che non siamo. Sentirci dire che “siamo alla ricerca di poltrone”, dopo che abbiamo rifiutato delle proposte allettanti, dopo le battaglie che abbiamo fatto e che ci sono costate l’espulsione dalla maggioranza…

Un bel dispiacere.

Sì dispiace un po’, perché erano delle accuse strumentali. Io poi ho sempre chiesto soprattutto al candidato del Pd, e a quelli che lo sostengono, di immergersi nelle problematiche legate all’urbanistica e al wellfare, ma per ora si sono tenuti alla larga da cementificazione e politiche sociali. E’ un problema. Non si capisce cosa pensa Gnassi, e per uno che vuole fare il sindaco della città non è un particolare da sottovalutare.

Quindi?

Non basta dire “voltiamo pagina”, bisogna dirlo anche in maniera completa. Noi in questa campagna elettorale siamo andati nei luoghi dove sono in arrivo colate di cemento, e abbiamo chiesto al nostro interlocutore naturale -il Pd ndb- di esprimersi. Altrimenti, su che cosa dovremmo convergere? Noi non abbiamo mai fatto una questione di potere, le poltrone non ci interessano. Ci interessa invece sapere se c’è una volontà politica di cambiare strategia rispetto al piano strutturale e ai piani particolareggiati.

Cosa avete capito dall’elettorato riminese?

Dove siamo andati in campagna elettorale gli abitanti hanno premuto per fare sì che a Rimini ci sia più verde, più parchi, più piste ciclabili e più servizi di base, asili, scuole. 

Qual’è una delle ambizioni per Sel a Rimini?

Per esempio, io quel milione di euro che diamo tutti gli anni per la diretta Rai del capodanno, lo userei per le politiche sociali, quelle educative e culturali.

I grillini ? Sono già all’11%.

C’è il tema dell’etica  e della trasparenza nella gestione della cosa pubblica, che in queste elezioni è emerso con il voto di quei movimenti che si definiscono anti-partito. Molti cittadini sono sfiduciati, qui un elettore su tre non è andato a votare. E’ preoccupante questa sfiducia nei confronti della politica. Se la politica poi non sarà in grado di immergersi di nuovo nella società, questo dato tenderà a crescere ancora.

Fabio, parlavi di un clima elettorale positivo, ma, un commento sull’apparizione di quei volantini elettorali del Pdl “mandiamo a casa i comunisti” ?

Colpi bassi. Ma ormai siamo abituati a vedere qualcuno che purtroppo non ha molto stile e fa delle polemiche che alla fine gli si ritorcono contro. Questa favola dei comunisti forse farà presa su un certo elettorato, però sinceramente mi sembra che ormai il fantasma del comunismo…

Ma ultimamente abbiamo rivisto per le strade di Rimini simboli molto forti, la falce, il martello. Su questa cosa come vi pronunciate? Vi identificate in una sinistra nuova, europea, senza gli estremismi?

Non mi interessano le battaglie nostalgiche di testimonianza. Io non mi sento un estremista, mi sento un moderato. Personalmente mi vedo dentro l’arco di quei partiti di ispirazione socialista Nord-europea. Mi piacerebbe che il nostro wellfare fosse simile a quello della Svezia, -Social-democratico?- Certo, dove certe cose non vengono messe in discussione, come l’assistenzialismo, le politiche rivolte agli anziani, i minori, i disabili.

Quindi scegliete una posizione distaccata da questo tipo di sinistre o  pensate che ci possa essere un dialogo?

Se il centro-sinistra intende cambiare veramente, mostrando quella volontà, che tanto viene sbandierata, di essere più vicini alle problematiche vere, allora io sono per il dialogo. Ma deve passare dai fatti concreti. Per esempio il candidato del centro sinistra su queste tematiche di cementificazione e politiche sociali, cosa vuole fare?

Uhm…Pensi che il calo dei voti a sinistra, soprattuto anche nel Nord, dove sempre più anche gli operai votano a destra, sia dovuto a questa mancanza di scelta, di posizionamento, verso un ideale nuovo della sinistra?

Sì, secondo me la sinistra si deve proprio ripensare dalle radici. -Perché, l’operaio vota a destra?- Perché secondo me la classe dirigente della sinistra è sconnessa dalla vita di tutti i giorni. Una volta, c’era una radicamento, c’era proprio una sintonia e si era sulla stessa lunghezza d’onda, soprattutto fra mondo operaio e chi faceva politica nella sinistra. Oggi invece c’è un distacco, molti di quelli che fanno voto di protesta o votano per la lega, sono persone che pensano che la sinistra non sia in grado di dare risposte ai problemi di tutti i giorni. Questo è frutto di una politica degli ultimi vent’anni che ha fatto perdere di credibilità a tutto il centro sinistra, è questa è responsabilità di chi ha avuto i ruoli dirigenziali.

Continuiamo.

Siamo arrivati a un bivio, o la sinistra riesce a ritornare utile per l’emancipazione, per il miglioramento della vita di tutti, oppure è destinata a diventare un’esperienza del passato perché non ha la capacità di rinnovarsi. 

E’ inquietante aver visto un centro sinistra ammiccare a quei partiti che fanno leva sulla paura del diverso.

Noi sul tema delle politiche migratorie non faremo mai il verso a quei partiti. C’è un prezzo da pagare, ma non svenderò mai i valori della sinistra per un pacco di voti, a costo di restare nella minoranza. Su questi valori di solidarietà, cooperazione, valori della sinistra, non faremo mai un passo indietro. Anzi noi siamo per lavorare sempre di più per una società multi-etnica, con eguali diritti e doveri per tutti, senza quei pregiudizi che ormai sono entrati nella pancia di tutte le comunità. Anche a Rimini ho sentito persone che magari non si sentono razziste, però hanno questa paura del diverso, che è stata alimentata dalla politica. Questo è un problema.

Cosa sarà di Sel e Pd, ci sarà una scissione?

Sinceramente il mio rapporto con il Pd e il rapporto generale che intercorre fra le forze interne al centro-sinistra e il Pd, secondo me va rivisto in profondità. Perché in questi anni c’è stata una deriva del centro sinistra rispetto al bene comune. Ho visto un centro sinistra molto succube di quelle lobbies che hanno tanto potere economico e che condizionano le attività delle amministrazioni. Bisogna rimettere al centro l’interesse per la collettività, il bene comune, ma non so se il centro sinistra ce la farà. 

Leggi anche: 

Rimini. Pdl, un’ossessione unica: i comunisti.

Speciale elezioni comunali, Rimini.

Amministrative: Bologna teme la Lega.

Rimini. Pdl, un’ossessione unica: i comunisti.

Berlusconia, Opposizione?

Di Andrea G. Cammarata

E’ proprio vero, il Pdl sta raschiando il barile e per non rischiare riesuma le vecchie ossessioni: “Non disperdere il tuo voto! Mandiamo a casa i comunisti”, è la frase che capeggia nei volantini disseminati oggi in tutta Rimini. La firma, un po’ pixellata, è la sua: Silvio Berlusconi.

Il conto alla rovescia per le amministrative della non-felliniana Rimini si costella così della più becera propaganda pidiellina. Il suo candidato sindaco, Gioenzo Renzi, se ne fa promotore, volente o nolente è il Silviopartito che decide. Silvio comanda, Silvio è ovunque: discoteche, radio, tg, l’ingerenza del personaggio per le elezioni comunali è arrivata alle stelle. Berlusconi per Goienzo Renzi è infatti scritto nel logo.

Il messaggio è chiaro FANGO, gettate FANGO sul nemico. Un esempio è stato “il riesumate il processo del ’77 di Pisapia a Milano” ordinato alla Moratti. Ancora. «Questi signori della sinistra – ha detto oggi il premier a Napoli durante un comizio – sono antropologicamente diversi da noi: tanto noi godiamo nel fare il bene, tanto loro appare che godano nel vedere altri che stanno male e fare il male. Ho capito perchè la Iervolino è sempre incazzata: perchè si guarda allo specchio la mattina e si rovina la giornata».

Rimini “feudo rosso” storico, si accinge ad una battaglia con la peggiore destra mai vista, e qui gli anziani per le strade dicono che voteranno Pdl, “un dovere morale”.

Le incertezze maggiori sono poi causate dalle solite divergenze dell’opposizione, in caso di ballottaggio non è chiaro se Sel e Cinque stelle appoggeranno il candidato Andrea Gnassi di Pd e IdV.

MA FORSE NON HANNO TUTTI I TORTI

Leggi anche:

Rimini: i candidati sindaci per le amministrative visti dal web.

Speciale elezioni comunali, Rimini.

Notizie, Opposizione?, Rimini

“Tu voti?”

Di Andrea G. Cammarata

Rimini- Con l’estate alle porte, prima di bagni, bagnini e discoteche, 113.971 elettori riminesi dovranno recarsi alle urne per le amministrative comunali del 15 e 16 maggio. L’imbarazzo della scelta consta di svariati più o meno noti personaggi candidati sindaci. Per la “fiammetta” tricolore troviamo Pieralberto Maletti; Nadia Toni in forza ai Democratici europei; Sandro Pizzagalli, Sinistra Critica; fra i civici Alessandro Cingolani, lista Io amo Rimini, e Antonio Poselli, lista Rimini più.

Il Pdl ha sfoggiato, su imposizione della Lega, GioenzoRenzi, che -lo scrive su Facebook– si ritiene “il riminese che combatte per il bene di tutti”. Il Superman della riviera, già nelle file del MSI, poi consigliere comunale per AN dal 2005 al 2010, possiede una laurea in sociologia conseguita negli anni ’70 alla rossa università di Trento. Sposato, bancario per più di 30 anni, è poi approdato definitivamente alla politica di Palazzo Garampi. Nel suo programma, fra l’altro, mira a riqualificare il lungomare riminese e garantire maggiore sicurezza. Rivendica tuttavia, con orgoglio, “di non aver mai preso parte alle celebrazioni del 25 aprile”.

“Chiedi scusa” la replica di Fabio Pazzaglia, che si è candidato sindaco per SEL e la lista civica Fare Comune, in seguito ad un dissidio con Vendola, il quale avrebbe voluto appoggiare unicamente Gnassi, candidato del Pd. “Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo” è la citazione preferita di Pazzaglia, soffiata al Mahatma Ghandi. Nel suo programma, oltre che nuovi parchi per Rimini, piste ciclabili, strutture per lo sport, blocco della viabilità sul ponte di Tiberio, auspica anche una tenace lotta alla mafia, per una Rimini vessata da diversi episodi di infiltrazione malavitose.

In campagna elettorale anche Andrea Gnassi (Pd) ha sfidato con buffet di piadina & saraghina i timidi prosecchi della destra. Profilo chiuso su Facebook, il suo proselitismo è però arrivato perfino dentro una delle più note discoteche riminesi. Classe ’69, laurea in scienze politiche, nel 2000 è stato presidente della Comissione turismo alla Regione Emilia Romagna, poi per due anni dal 2005, assessore al turismo nella provincia di Rimini. Artefice della “Notte Rosa”, ennesimo evento per le masse in riviera, collabora anche nella ristorazione con il fratello. Lo sguardo beffardo sugli slogan per le strade felliniane, è accompagnato dalla scritta “Andrea Gnassi, candidato sindaco di Rimini per il centro-sinistra”. 36 gli avvincenti punti del suo programma, fra cui Green economy, buona società, prevenzione del crimine organizzato e cultura.

A roccogliere le briciole della pagnotta elettorale, troviamo anche il Vigile Pasquale Barone, 39 anni, nato in Calabria, candidato per FLI. Su Facebook sfodera una massima di Ezra Pound, molto apprezzata anche nel fascismo, “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui”. Cattolico, laureato in giurisprudenza, nel suo blog si legge della vicenda avvenuta dentro il Consiglio comunale di Riccione, che ha visto un suo compagno di partito preso a sediate da uno del Pdl. Antiberlusconiano e fervido amante di Rimini, Barone voleva tuttavia smantellare un campo nomadi adducendo a problemi di legalità. Fra le prerogative del suo programma liberale si segnalano: lotta alla criminalità organizzata, meritocrazia, valorizzazione dell’ambiente, sicurezza.

Oltre i vaffanculo di Beppe Grillo, ci sono i suoi candidati, a Rimini troviamo Alessandro Cingolani. Una biografia che sembra quella di un patriarca della Bibbia, ha fatto di tutto. Ingegnere meccanico, appassionato di moto-cross, è entrato in politica per “rabbia e consapevolezza”.

Veniamo infine al consigliere comunale Claudio Dau, classe ’55, diploma Liceo scientifico, è candidato sindaco per La Destra. Niente sito web e profilo Facebook chiuso al pubblico, ha presentato in questi giorni un’interrogazione al sindaco Alberto Ravaioli, sulle buche-killer e sullo stato disastroso in cui versano molte delle strade del riminese.

Leggi anche:

Rimini, elezioni comunali: con Fabio Pazzaglia (Sel) aspettando i risultati.

Rimini. Pdl, un’ossessione unica: i comunisti.

Amministrative: Bologna teme la Lega.

Se il cassaintegrato è “bamboccione” e vota Lega

Opposizione?, padania leghista, Recensioni e Interviste

Casa-integrati o cassaintegrati? Intervista con Salvatore Bellari, operaio e delegato FIOM-Cgil alla fabbrica di Dalmine (BG)

di Andrea G. Cammarata

Il ministro  della Publica amministrazione, Renato Brunetta, alcuni giovani li fa passare per “bamboccioni” -onesto, visto che anche lui a 30 anni ancora non riusciva a farsi il letto. Causa della coscia corta? No, tempo fa al Corriere della Sera il ministro ha detto: “Fino a quando non sono andato a vivere da solo era mia mamma che la mattina mi rifaceva il letto.”

Dal canto suo l’operaio, quello giovane, single, modaiolo, con il finanziamento per la moto figa ma magari pure cassaintegrato, a 30 anni sta ancora a casa da mamma, si piglia il suo magro stipendio dimezzato, causa crisi, beve parecchio e capita che voti Lega.

Non che mi interessasse nulla del ministro, ma degli operai sì, che’ fanno Questi, in tempi di crisi? E’ vero che sempre più votano Lega scordando la lotta sindacale e il comunismo, in favore di una vita “berlusconiana” fatta di “Amici”, di De filippiche, del Grande Fratello Bossi, depilazione del petto, bevute e cocaina? Cassa-ingrati? O eroi da fumetto che dismettono la tuta blu da operai e corrono agli aperitivi “mondani”, per bersi dozzine di drink con la scusa degli happy-hour?

Gente della notte mi dice di sì, soprattutto a Torino, sul lungo Po’, dove i locali pullulano e la voce gira, anche a Brescia, Bergamo, è pieno di lavoratori “bamboccioni”. Vivono a  casa da mamma, con zero spese per l’affitto e per il mangiare, e 700 euro al mese da scialacquare -questa la media di stipendio che prende il cassaintegrato- non sono pochi. Allegria! E guai a chiamarli “compagni” o “compagne”, magari “socio” o “socia” sì, perché votano il Berlusca, o la Lega.

Intanto famiglie operaie con i figli a carico, precari, che non possono mungere dalla tetta materna, loro soffrono, racimolano quel che possono, e forse non votano a destra.

Per capirci qualcosa fra ministri e operai bamboccioni, ho incontrato Salvatore Bellari, coordinatore della FIOM-Cgil (Federazione impiegati operai metallurgici) della Fabbrica di Dalmine a Bergamo, l’occasione era più che mai azzeccata: il 16mo Congresso nazionale della Cgil, a Rimini.

Come avete affrontato la crisi alla Dalmine?

Abbiamo trovato un accordo dignitoso con gli imprenditori grazie alle iniziative di lotta: nessuno viene licenziato e chi è in età verrà accompagno al pensionamento, da qui a cinque anni, con un’integrazione salariale che permetterà di fargli avere una pensione normale. Chi invece lo vorrà potrà uscire usufruendo degli incentivi salariali. Un altro risultato ottenuto grazie alle iniziative del sindacato, è un incremento fino al 80% dello stipendio rispetto alla cassa integrazione, che di norma sarebbe il 58% dello stipendio netto, il risultato è un aumento guadagnato del 22%, rispetto allo stipendio medio del cassa integrato. In più abbiamo mantenuto i premi di produzione che avevamo, perché la cassaintegrazione ti dice che certi premi non sono pagabili quando sei in “cassa.”

Per quello che riguarda i mutui aperti dagli operai è stato fatto qualcosa?

Sicuramente parecchi lavoratori sono stati aiutati dai familiari. E’ stato tentato di rivolgersi alle banche, chiedendo la possibilità di sospendere il mutuo durante il periodo di cassaintegrazione, qualche banca ha risposto positivamente. Ma per fortuna la “cassa” l’abbiamo subita a rotazione.

Quanti sono i cassaintegrati alla fabbrica di Dalmine adesso?

Sono circa 200 cassaintegrati, e prima del 2011 non si parla di miglioramenti.

Come reagiscono alla crisi gli operai?

Si vive male, ovviamente quando hai l’incertezza del lavoro una persona la vive male.  Oltretutto hai lo stipendio diminuito a causa della cassa integrazione, quindi difficoltà anche a livello di vita quotidiana, come il fatto di far fatica ad arrivare a fine mese. Quando hai un affitto o un mutuo da pagare, una famiglia a cui dar da mangiare, e ti trovi in difficoltà, vai a cercare qualsiasi tipo di lavoro, anche in nero.

Cosa ne pensi di questi operai che sempre di più cominciano a votare a destra?

E’ un problema generazionale ed è un problema d’informazione da parte degli operai, che vivono di spot televisivi e propaganda politica, che non permettono loro di entrare nel merito di quelli che sono i veri problemi. La campagna di terrore xenofobo della Lega ha fatto saltare i diversi ideali che la sinistra ha, come la solidarietà, l’uguaglianza, generando la paura del diverso, della delinquenza, dell’extra-comunitario. E’ per questo che l’operaio si sposta su altre posizioni, perché pensa che l’immigrato gli ruba il lavoro.

Però, Lega a parte, gli operai cercano di condurre una vita sempre più sfrenata, vogliono la bella moto…bevono…

Non li capisco, non pensano al futuro e vanno avanti a cercare di vivere bene, nonostante le condizioni disastrose che hanno, lo fanno anche grazie all’appoggio dei familiari, spesso benestanti, che possono aiutarli. In questi casi la famiglia ti mantiene, non ti chiede niente, e l’operaio quel magro stipendio della “cassa” se lo “sbraga” così, bevute e il resto.  C’hanno tre soldi e vanno a sbragarseli perché hanno le spalle coperte. E’ una mancanza di accortezza e di responsabilità per il tuo futuro. Diverso è il giovane che si è sposato e ha cominciato a far famiglia, quella è una realtà differente, sta attento alle spese e tutto.

Leggi anche:

-Cgil, politiche giovanili:”Il tempo delle scelte e del rinnovamento è adesso”

Vai all’articolo pubblicato su Newnotizie.it


Bersani scrive al Partito: “Siamo in piedi, ora acceleriamo”

Opposizione?


Share

di Andrea G. Cammarata

“Alle regionali vinciamo, c’è il risveglio contro la deriva” fu l’exploit di Pierluigi Bersani, segretario del Pd, a San Remo durante una visita canterina nella città dei fiori, alla quale il leader della non-opposizione, appassionato di canto e baritono dalla gioventù, non riuscì a sottrarsi.

Ai giornalisti che fuori dall’Ariston gli chiedevano una canzone in dedica all’altro cantore, Silvio Berlusconi, Bersani rispose “Una canzone per Berlusconi? Gli dedicherei finché la barca va”. Peccato che il verso della canzone finisca impietosamente: “lasciala andare”. E così è l’opposizione di Bersani. Per di più il Pd alla volta delle elezioni regionali se ne uscì con una magra consolazione e Bersani si sciacquò l’ugola, disse ” E’ falso -dire- che il Pd al Nord sia andato male”, lo disse nonostante che la destra di Lombardia e Veneto avesse spopolato. Insomma Pierluigi dal suo mondo delle meraviglie credette di non essere stato sconfitto, e aggiunse che, dati alla mano, c’era “un segno d’inversione di tendenza”.

E’ l’uso e consuetudine del linguaggio del Segretario del Pd che dell’opposizione ha fatto un hobby, come quando alle soglie del Nobday del 5 Dicembre disse “Noi non abbiamo bisogno di lezioni di anti-berlusconismo”, o per citarne altre, da un ammirevole repertorio apparso su Micromega, “Ueh ragazzi qui bisogna fare qualcosa”, oppure agli albori del Pd: “Non rifarò il Pci, ma voglio un partito che sia come l’Avis e la bocciofila, con delle regole”.

Tornando al presente oggi Bersani, che forse ha capito che è meglio che si tappi la bocca, ha ripreso nuovamente carta e penna e ha scritto ai coordinatori del Partito Democratico la sua missiva: Sentiamo forte in queste ore la delusione  per avere perso la guida di alcune regioni, e il Lazio e il Piemonte per una manciata di voti. La delusione è solo in parte attenuata dal fatto che  abbiamo conquistato comunque la presidenza di sette tra le tredici regioni in palio, risultato certamente non scontato alla luce dei rapporti di forza che si sono determinati nelle elezioni più recenti”. Ha quindi inciso la sua opinione sull'”arretramento consistente” dei consensi del Pdl, che a detta sua sarebbe “solo in parte compensato dalla crescita della Lega”. Poi è giunto alla questione misure regolamentari: “le distanze tra il campo del centrodestra e il campo del centrosinistra sono oggi sensibilmente inferiori rispetto a un anno fa”. La lettera prosegue con la palla al centro per l’emotività dei ragazzi democratici: “pur dentro a elementi di delusione si apre uno spazio per il nostro impegno e per il nostro lavoro”. E si giunge così alla rimessa laterale parabolica di Bersani, ovvero quella capacità del Pd di offrire un’alternativa positiva e credibile” in quella che viene da lui descritta come una situazione di “crisi economica pesante”. L’alternativa Pd esca, ancora totalmente mistica agli occhi dei più, prevede inoltre di offrire alla “gente”, che fa tanto pensare a gentaglia , “proposte che abbiano un contenuto sempre più visibile e coerente”.

Negli spogliatoi la parti-lettera di Bersani verte poi sul dibattito interno al Pd in seguito alle regionali, che viene da lui definito  “fisiologico”. Quindi un dibattito “fisiologico”- spiega Bersani- perché “Nel Partito democratico c’e’ spazio, come e’ nostro costume, per una discussione larga e libera sul dopo elezioni e sulle prospettive del nostro partito”, ma attenti! Aggiunge, se il dibattito è “autoreferenziale” non va bene,  potrebbe allontanare dal senso comune dei nostri concittadini. Peccato che intanto in Campania sia stato candidato lo scandaloso De Luca, che all’attivo può vantare diversi processi. Ma guai a parlar male del Partito in pubblico, della serie i panni sporchi ce li laviamo in casa nostra, e basta.

Per il resto Bersani nella sua epistola rivolta al suo pipì-dì ha riferito: “Siamo in piedi, ora acceleriamo”, dunque un equilibrio fisiologico quasi new-age. Piano, piano.

Ma sembra che questa “alternativa” del Pd in realtà vada come la canzone di Orietta Berti, e che Bersani a San Remo quella volta non l’abbia cantata tutta; quella lirica popolare italiana comunque continua così: “Finché la barca va tu non remare. Quando l’amore viene il campanello suonerà”. Ecco, Il Partito dell’amore intanto è arrivato, ma più che suonando docilmente è arrivato sfondando la porta con i bastoni della Lega Nord, mentre la gente resta in piedi, aspettando che qualcuno cominci a remare, contro.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

…E Grillo se ne va su di un canotto

Opposizione?

di Andrea G. Cammarata

Beppe Grillo leader del Movimento 5 stelle o “comico genovese” come lo chiama chi non lo conosce più, ha terminato questa sera il suo comizio a Milano in piazza Duomo, se ne è andato su di un canotto, sollevato dalla folla. Momento colorito, ma ricco di significati, quello del canotto. Come dire, una scialuppa di salvataggio di fronte l’onta che coinvolge questa politica italiana. Comizio caldo, quello di Milano, lo riporta per primo l’AGI, che ha intitolato il suo lancio di agenzia “Grillo Show attacchi per tutti”, la conferma viene spontanea; per descrivere il momento politico che stiamo attraversando necessitano cose proprio così, dirette: “Se aprono una centrale dovranno difenderla con i carri armati” dice Grillo, e la folla gli risponde “La centrale nucleare ad Arcore”.

Grillo docet parla spesso del miliardo di euro delle nostre tasche ai giornali e del Fatto Quotidiano, che è in grado di sostenersi da solo, a fronte del Giornale di Berlusconi che gode di finanziamenti pubblici annuali per 8 milioni di euro l’anno, pur essendo di proprietà dell’uomo più ricco d’Italia. O dei 20 milioni al giornale di Confindustria. Il Sole 24 Ore, che si è perso 58 milioni di euro in un anno dentro la sua stessa Borsa. Urlava Grillo, nei suoi toni passionali, urlava a Milano: “Se la politica è sporca, l’informazione lo è ancora di più, più sporca e più vergognosa”.

Sulla Lombardia, “A cosa serve l’Expo? spenderemo miliardi di euro dei nostri soldi per avere cosa?” Così Grillo, riferendosi con qualche allusione all’edilizia mafiosa e agli appalti truccati. E Lucio Stanca, A.d. dell’Expo “scelga o fa il senatore o fa l’amministratore delegato” motiva Grillo, che non accetta doppie cariche come per il “nano” e “distante” Brunetta, ministro della P.a. e candidato al contempo a sindaco di Venezia. La Moratti? “quella volpe della moglie del petroliere?”.

Certo c’è, che peli sulla lingua non ne ha e la grinta non gli è mai mancata. Insomma, era a Rimini quando diceva a se stesso, sfottendo l’ultimo leitmotiv di Berlusconi, “dovrei stare calmo perché siamo nell’anno dell’amore” ma in realtà s’imbizzarriva fra uno sfotto’ e l’altro e  non risparmiava nessuno e neanche il presidente della Repubblica, “Morfeo”, che si sveglia e “firma qualsiasi cosa”. “Chi abbiamo in parlamento ? C’è P2, abbiamo massoni, nani, ‘Ndrangheta”, che è quella che sembrerebbe un’idea inoppugnabile dello stato della politica italiana. Ed è inutile dire, come Beppe Grillo riesca ad essere l’espressione pura del dire “Basta!”, fautore di quella politica che lui stesso definisce “unica alternativa per riappropriarsi dell’intelligenza”.

Per Beppe Grillo le stelle, oltre che farle vedere a tutti, hanno un significato ben preciso, uno per ognuna delle 5, simbolo del movimento: acqua pubblica, tutela dell’ambiente, sviluppo sostenibile, mobilità sostenibile, connettività gratis per tutti. E, a Milano è stato chiaro: “portare nei consigli regionali almeno un eletto, perché così entriamo con una web-cam, registriamo, controlliamo e li inondiamo di proposte. – Ha aggiunto- Se ne mettiamo uno la regione cambia.Vi do la mia parola”.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it

DE MAGISTRIS: “GIUSTIZIA E DIRITTI”

Opposizione?

 

Share

di Andrea G. Cammarata

Luigi De Magistris Lunedì era a Riccione per presentare il suo libro: “Giustizia e potere” (Editori Riuniti).

Giustizia e potere, due parole, che già da sole dicono tanto, ma commentate dall’autore valgono ancora di più, soprattutto se usate in un contesto di costante delegittimazione della magistratura, di crescente infiltrazione mafiosa al Nord , di azioni che minano la libertà d’informazione, e di politici corrotti, o corruttori.

E’ chiaro che il potere dell’esecutivo sulla giustizia , si è talmente rafforzato, che non necessita di tante modifiche della costituzione, insomma il Governo fa già abbastanza così, lo spiega De Magistris, che alla parola legalità preferisce parole come Giustizia e diritti , “Perché legalità potrebbe anche essere l’ossequio ad una serie di norme che sono assolutamente illegali, cioè legalità potrebbe essere, quella di accettare supinamente che La legge non è uguale per tutti…”. Siamo alle leggi ad personam, al Lodo Alfano, al legittimo impedimento…Poi al processo breve, e De Magistris, citando la costituzione, racconta che “E’ compito del ministro della giustizia, innanzitutto dare mezzi e risorse affinché la giustizia possa essere efficiente” In sintesi ci spiega che  il potere esecutivo, contravvenendo ai principi sanciti della costituzione, con “l’uso illegittimo delle norme, l’abuso del diritto” ha ridotto la giustizia ad una macchina non funzionante, privandola di mezzi fondamentali, quali le rogatorie internazionali e le intercettazioni.

De Magistris conosce bene le funzioni del ministro della giustizia che, sempre a leggere la carta costituzionale Ha la facoltà di promuovere l’azione disciplinare. Come nel 2007, quando Clemente Mastella, ex ministro della giustizia, per l’inchiesta Toghe Lucane, chiese al Consiglio Superiore della Magistratura, il trasferimento di De Magistris, che allora era ancora un giudice, trasferimento richiesto per presunte irregolarità nella sua inchiesta, rivelatesi inesistenti, quando ormai si era già dimesso.

L’ eurodeputato lo dice con un velo di amarezza nei confronti di chi lo ha privato della più grande passione della sua vita: “Io dentro di me rimango sempre un magistrato”, e non si piange addosso, spiega che la sua seconda vita in politica, da quando è candidato indipendente nell’ Italia dei Valori, ha compensato quel fatto, riuscendo “ad essere da stimolo per mettere in atto un sistema di partecipazione democratica che porti un cambiamento del nostro paese dal Nord al Sud”. Quindici anni di magistratura alle spalle gli permettono di raccontare tanto, come della facilità con la quale un magistrato lascia un fascicolo che scotta nel cassetto per avere una promozione, o magari divenire Procuratore della Repubblica, e che sono rari quei magistrati con la “schiena dritta”,”riserva indiana”, che non volta le spalle a inchieste su imprenditori, giudici, politici, o magari a inchieste che vedono collusioni delle mafie con la politica.

Quando De Magistris sente dire dalla maggioranza, che questo governo è quello che ha fatto di più contro le mafie, lui risponde: ” Il governo Berlusconi è quello che ha fatto meno contro le mafie” – basta ricordare la depenalizzazione del falso in bilancio e la volontà di rendere inutilizzabili le intercettazioni – e aggiunge “lo scudo fiscale è illegittimo e immorale”, spiega che la garanzia di anonimato, con accisa del 5%, sul rientro dei capitali dai paradisi fiscali, va contro le normative internazionali adottate per prevenire il riciclaggio e il terrorismo, e va contro la tassa europea eludendone il pagamento dell’IVA, in più rende possibile il rientro di capitali, in un momento di estrema crisi,  favorendo una concorrenza sleale. E’ per questi motivi, a Bruxelles, racconta De Magistris, che alla commissione europea è scattata una denuncia contro il governo italiano, gli “scudati” grazie alla tracciabilità dei movimenti, probabilmente possono perdere l’anonimato e “devono pagare”.

De Magistris, a Bruxelles, è Presidente della commissione  preposta al controllo di bilancio comunitario del parlamento europeo, quando si sposta, magari per bere un caffè vicino al Parlamento, succede spesso che qualche collega gli dica: ” Ma come fate a votare Berlusconi?” Certo i suoi lineamenti, tipicamente italiani, non dicono proprio tutto, o almeno, non lasciano trapelare l’opposizione ferrea che ha opposto a Berlusconi, che lo ha criticato aspramente di giustizialismo e di volere creare uno stato di polizia…De Magistris la pensa diversamente: “Lo stato di polizia è quello che starebbe molto a cuore a Berlusconi che vorrebbe una giustizia con la spada di ferro contro gli immigrati e una giustizia con la spada di latta nei confronti dei colletti bianchi”.

L’ex magistrato parla molto di mafia, grazie anche alla sua esperienza nel tribunale di Catanzaro. Spiega che la situazione è allarmante, e ricorda che già un rapporto dell’amministrazione Obama, ritiene la ‘Ndrangheta l’organizzazione criminale più pericolosa al mondo. Non mancano parole, per quella che viene definita la borghesia mafiosa, che si insinua nelle imprese pubbliche a partecipazione privata e sa come controllare illegalmente i fondi pubblici. L’ europarlamentare spiega che l’infiltrazione mafiosa nelle politica, gode di un tecnicismo perfetto e riesce a piazzare i propri uomini di mandato, in mandato.

Si parla anche della regione Emilia Romagna, del problema rifiuti, dell’On. Cosentino, sottosegretario all’economia e alle finanze, del quale è stato richiesto l’arresto per associazione camorristica, che decide dei fondi europei che vanno in Campania, del fratello Giovanni, che figura nel consiglio di amministrazione di una società che partecipa in Hera Comm Mediterranea, che segue lo smaltimento dei rifiuti al sud. Poche speranze: “Tangentopoli non è mai finita”, poi l’ex magistrato racconta che in Italia ormai, si parla di un pre-Tartaglia e un dopo Tartaglia, producendo un oscuramento sia su quello che il pentito Spatuzza ha detto sulla trattativa Stato -mafia, sia sulle rivelazioni di Ciancimino Jr su Berlusconi; non a caso il Disegno di Legge Valentino sui pentiti, che De Magistris ritiene ” Tremendo”  perché, e lo dice con sospetto: “se viene approvato, sostanzialmente cancella 20 anni di giurisprudenza antimafia, cioè, per capirci, il maxi- processo di Palermo voluto da Falcone e Borsellino, non ci sarebbe mai potuto essere” aggiunge “- con questo disegno di legge- se un collaboratore di giustizia fa  delle dichiarazioni, queste hanno un valore solo se si trovano dei riscontri esterni” ,”se 7 collaboratori hanno visto un omicidio, non va bene, devi trovare un riscontro esterno”, quale per esempio le intercettazioni, che al governo stanno eliminando. La seconda parte del disegno di legge, annulla del tutto l’utilizzabilità dei pentiti, ciò che si legge nel testo, spiega De Magistris, , è che ” Se anche una parte delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia non vengono riscontrate, tutte le dichiarazioni sono inutilizzabili”.

L’autore del disegno di legge, Giuseppe Valentino, Senatore del PDL, è un avvocato esperto di criminalità organizzata, così esperto da scrivere il discorso d’inaugurazione dell’anno giudiziario, nello studio di un avvocato condannato per mafia. De Magistris racconta un fatto: “Io tenevo delle intercettazioni ambientali, le cimici, quelle che adesso vogliono eliminare, nello studio di un avvocato, condannato per mafia, con sentenza passata in giudicato, arrestato per mafia…Valentino all’epoca era sottosegretario alla giustizia, del governo Berlusconi, ministro della giustizia Castelli, e lui frequentava assiduamente questo studio di questo avvocato…Valentino doveva scrivere, doveva partecipare all’inaugurazione dell’anno giudiziario, che si teneva  a Reggio Calabria. Dove scrive il discorso d’inaugurazione dell’anno giudiziario, Valentino? Nello studio del mafioso, avvocato, ex parlamentare…”. Si parla appunto di giustizia e potere, De Magistris, non ha peli sulla lingua, racconta del suo stupore a vedere il nome di Conte, candidato nelle file del centro-destra, condannato in primo grado per associazione camorristica, e di Di Luca, accusato di reati gravissimi, al quale De Magistris non ha voluto opporre la propria candidatura alla presidenza della Campania, per non disertare il suo impegno al parlamento europeo.