Miodrag Miljkovic spiega Kosovo del Nord e Serbia Meridionale

Balcani

A sinistra Miodrag Miljkovic

Intervista a Miodrag Miljkovic, analista politico e giornalista, attualmente di base a Niš. Vanta 14 anni di esperienza professionale in Kosovo e nelle province limitrofe a Preševo, in Serbia meridionale. 

Intervista e traduzione dall’inglese a cura di Andrea G. Cammarata

C’è qualche voce di corridoio che indica l’aeroporto internazionale di Niš come il luogo scelto dai russi per la costruzione di una presunta base militare, quale è la situazione reale ?

Non è la prima volta che ne sento parlare. L’aeroporto di Niš è civile, e non viene utilizzato per scopi militari. Il ministero dell’Interno serbo ha firmato però un accordo con l’esercito russo per costruire un centro emergenze umanitarie, che avrà base a Niš. Il centro sarà operativo a livello regionale anche in Macedonia, Montenegro, Bosnia, Serbia, Croazia, Bulgaria e Grecia, e gestirà situazioni di emergenza come incendi, terremoti e inondazioni. Si è cominciato a parlare di una base militare perché la protezione civile russa durante l’estate invia a Niš due aerei e due elicotteri antincendio. Niš è in una posizione geografica strategica da cui si può intervenire facilmente in situazioni di emergenza anche nelle nazioni confinanti: questo è il punto. Il centro emergenza è solo un progetto sulla carta che potrebbe essere realizzato l’anno prossimo. Per quale motivo, poi, costruire una base militare russa? Andrebbe contro l’interesse della Serbia che si sta affacciando all’Unione Europea. Senza calcolare che i rappresentanti della Kosovo-force e le autorità serbe s’incontrano spesso a Nis.

Qual’è la situazione socio-politica nelle provincie di Bujanovac, Medveđa e Preševo, le zone della Serbia meridionale a maggioranza albanese e confinanti con il Kosovo. E’ plausibile, come paventato da alcuni analisti, uno scenario di scambio territoriale, fra i governi di Serbia e Kosovo, della zona settentrionale kosovara con quella meridionale serba?

La situazione nel sud della Serbia è calma, e non c’è alcun pericolo come d’altronde nel resto del Paese. Gli albanesi hanno ora il loro rappresentante all’interno dell’Assemblea nazionale, e non hanno più particolari attriti con i serbi, ma resta un po’ di tensione. Gli albanesi chiedono maggiori diritti anche se in realtà ne hanno già: il presidente della provincia del Preševo è un albanese, come lo è quello di Bujanovac. Gli albanesi sono assolutamente integrati nella vita politica e sociale della Serbia, hanno le loro scuole e un Consiglio nazionale che garantisce loro i diritti umani. Piuttosto questa zona è vicinissima al Kosovo, che ha dichiarato l’indipendenza lasciando a suo tempo le tre provincie di Preševo, Medveđa e Bujanovac, alla Serbia…Uno scambio di territori fra i due Stati è tuttavia a mio parere impossibile. Il problema principale è che il sud è sottosviluppato rispetto al resto della Serbia. Serbi e albanesi hanno infatti gli stessi problemi: disoccupazione e condizioni di vita precarie. Perciò la maggioranza dei serbi di Preševo e Bujanovac migra verso la Serbia centrale per trovare un lavoro. Gli albanesi invece vanno verso l’Europa centrale, perché spesso vengono invitati, o supportati, dagli stessi albanesi delle migrazioni degli anni ’90 che già risiedono in quei luoghi.

Gli albanesi-serbi del Sud però hanno manifestato recentemente  a Preševo sventolando bandiere albanesi e chiedendo maggiori diritti.

Protestano per ottenere il riconoscimento delle lauree kosovare in Serbia. Belgrado tuttavia non riconoscendo il Kosovo non può nemmeno riconoscerne gli attestati di studio, quindi lo fa esclusivamente nel momento in cui la laurea viene riconosciuta da un altro Stato, come ad esempio la Macedonia o l’Albania. Il problema si presenta quando gli studenti albanesi del Preševo e di Bujanovac, che solitamente frequentano le università di Pristina, cercano lavoro in Serbia.

Stando ai dati del censimento di quest’anno, e rapportandoli a quelli del censimento del 2002, i serbi delle provincie di Preševo, Medveđa e Bujanovac, stanno gradualmente abbandonando la zona. La regione sembra essere destinata a diventare a completa maggioranza albanese. Ciò non porterà la popolazione di cultura albanese a richiedere maggiore autonomia, o eventualmente ad avanzare la pretesa di uno stato autonomo?

Preševo su 34mila abitanti ha già l’89% di popolazione albanese e solo l’8,5% di serbi. Non succederà niente, se fosse dovuto succedere qualcosa sarebbe già successo. A Bujanovac, circa 55% di albanesi e  34% serbi, e a Medveđa 73% di serbi e 26% di albanesi, la situazione con il tempo potrebbe rivelarsi simile. La fuga da queste provincie non è causa di dissidi etnici ma della povertà che c’è in questi posti. E non sappiamo, ad esempio, quanti albanesi sono migrati in Kosovo, visto che hanno boicottato il censimento. A parte ciò, alcuni albanesi di Preševo creano problemi alla Serbia chiedendo asilo politico in certi stati europei. L’asilo automaticamente gli viene negato perché le autorità straniere rispondono che Preševo ha un sindaco albanese, come lo è d’altronde il comandante della polizia. Su che base quindi gli albanesi-serbi richiedono asilo politico?

Quali legami potrebbero nascere fra le rappresentanze politiche albanesi della Serbia meridionale e quelle kosovare. 

 I leader politici del sud della Serbia cercano di supportare l’indipendenza del Kosovo. Sono fortemente connessi sia per la vicinanza geografica con il confine, sia perché gli albanesi serbi frequentano le scuole o cercano lavoro in Kosovo. Cooperare è comunque normale. Spesso il sud della Serbia però diventa oggetto di leva e gioco politico nel dialogo e nelle negoziazioni fra Pristina e Belgrado. Ciò non aiuta i serbi nel Kosovo del nord e nemmeno gli albanesi in Serbia meridionale.

A cosa è destinata la questione serbo-kosovara?

Il problema principale è come risolvere le tensioni fra albanesi e serbi, soprattutto nel Kosovo settentrionale, dove Pristina, dopo aver dichiarato l’indipendenza, sta ottenendo il controllo. La Serbia non riconoscerà mai il Kosovo come un paese indipendente, ma tutti sanno che la Serbia non avrà mai più alcuna sovranità sul Kosovo. Perché dovrebbe allora riconoscergli l’indipendenza? Per l’Unione Europea? La Nato è a Cipro da ormai 40 anni, ma ciò non ha impedito alla Grecia di entrare in Europa. Il Kosovo rappresentava il 34% del territorio serbo e ospita gran parte del patrimonio culturale serbo. La nazione serba è nata in Kosovo. Le autorità dovranno sedersi al tavolo di nuovo, si sta solo perdendo tempo. Il Kosovo ha bisogno di commerciare con la Serbia. Lo scambio commerciale fra i due paesi raggiunge cifre di circa un miliardo di euro l’anno, senza contare i profitti generati dal mercato nero che sono ancora più elevati. La Nato e le forze internazionali dovranno restare ancora a lungo per mantenere la pace in Kosovo e in Bosnia.

Come reagisce Belgrado nei confronti dei serbi che hanno eretto le barricate nel Kosovo settentrionale dalle parti di Bornjak, nella zona di frontiera denominata “Gate 31”.

Nel nord del Kosovo la popolazione è a maggioranza serba, gli albanesi non ci hanno mai vissuto, è questo è un motivo per considerare la zona parte della Serbia. Adesso è una sorta di paradiso fiscale perché i commercianti serbi di quella zona non riconoscono il Kosovo quale Stato sovrano, ma allo stesso tempo non pagano tasse a Belgrado poiché la Serbia non ha più alcuna autorità in quella zona, e comunque, dal punto di vista serbo, il Kosovo tecnicamente non è un territorio estero quindi non sono nemmeno sottoposti ai dazi doganali. Ecco la ragione per cui i serbi del nord del Kosovo importano dalla Serbia senza alcuna imposizione fiscale e rivendono ai kosovari a prezzi più vantaggiosi. Possiamo dire che è una situazione di comodo per entrambe le parti. Da tre mesi ci sono le barricate perché i serbi non vogliono la polizia doganale albanese nei valichi Gate 1 e Gate 31. Queste frontiere prima erano controllate esclusivamente da Eulex e da Unmik solo sotto il profilo della sicurezza. L’autorità albanese priverebbe l’anarchia fiscale dei serbi che si è generata nel nord del Kosovo. Oltre ciò, i serbi di queste zone sono fortemente nazionalisti e non possono comunque accettare il fatto di vivere in Kosovo.

Quanto conta la questione serbo-kosovara per l’entrata nell’ Unione Europea della Serbia?

Guardando a fondo, Pristina cerca di frenare l’entrata della Serbia nella UE perché sa che ciò la potrebbe privare del supporto internazionale di cui sta godendo in questo momento. Lo status di candidata all’Unione Europea sarà deciso in dicembre, e, una volta entrata, la voce della Serbia a Bruxelles diventerebbe più forte che mai. Pristina si troverebbe in una situazione scomoda. Perciò si cerca di fomentare lo scontro nel nord del Kosovo, ma il governo di Belgrado non ha più nessun potere da quelle parti. E’ facile anche pensare che alcune frange deviate di Pristina abbiano supportato le rivolte e le barricate al Gate 1 e 31.

To Serbia. Andy va in Kosovo.

Balcani, Poesia e storie

Pompa di benzina in Serbia meridionale

Di Andrea G. Cammarata

HostelNis. C’è Vladimir, sei appena sceso dalla berlina bianca. Accoglienza sorridente, biondo, bianchissimo, ti stringe la mano: “benvenuto, ma avevi prenotato per novembre, non te ne sei accorto?”. Nell’androne, chinato su una bicicletta, Andy invece controlla le ruote del suo mezzo mentre ne carezza piano il telaio giallo appoggiato su una parete. Domani andrà in Kosovo, ci andrà da solo, senza storie, e passerà lontano dal Gate 31. Lontano dal valico doganale di Brnjak dove i serbi vogliono la loro autonomia.

A Vladimir hai poi risposto che “sì, pensavi fosse novembre”, e ti sei detto il tempo corre, anche il tempo è altro. Bancone della reception e sei ancora ancora appeso di borse e giacche come un attaccapanni viaggiatore. Generalità, documento e registrazione per la polizia, obbligatoria entro 24 ore dall’entrata in Serbia. “Andrea it’s forbidden to smoke everywhere in the hostel”, ti ha detto Vladimir guardandoti serio un po’ fisso negli occhi. “Ok, ok”.

Il dormitorio è vuoto. Quattro letti a castelli giacciono composti e perpendicolari nello stanzone freddo. Poggi i bagagli, passerai la notte solo, ormai è tardi. In cucina c’è Andy. E’ attaccato a Google Earth che controlla il confine kosovaro. Ma tu ancora non lo sai. Bevi la tua Jelen in lattina da mezzo litro, mangi pane e carne all’uso dei Balcani. Scruti da vicino Andy, pensi: se non gli parlo non saprò mai chi è. Stai per desistere. “Where are you from?”, Nuova Zelanda. “Vado in Kosovo in bici, parto domani mattina, voglio ripassare da Pristina”. Ecco che nel mondo ci sono persone che vivono  ti sei detto: “cazzo”. Mostri lui il sito della Kosovo Force, la forza militare di etnia albanese a guida Nato. Leggete insieme i press release. “C’è stato un morto alcuni giorni fa, un serbo. Sei sicuro di voler passare la dogana proprio ora?”. Andy non lo sa: “stay away from the border, fuck men”, risponde in un neozelandese incomprensibile. E glielo dici che non lo capisci quando parla. Risponderà “è così per molti”. Andy non si interessa. L’indomani sarà Kosovo, in bici.

Banca Mondiale: 14 Mln di Euro al Kosovo

Notizie

di  Andrea G. Cammarata

La Banca mondiale ha elargito un prestito per il valore di 14 milioni di euro al neo-stato europeo del Kosovo, è un accordo importante in quanto conferma l’indipendenza  dalla Serbia, ottenuta due anni fa da questo piccolo stato.

Lo conferma il primo ministro kosovaro Hashim Thaci ” la sigla dell’accordo è un altro segnale che il Paese sta raggiungendo la sua maturità e sostenibilità”. L’accordo è stato raggiunto in virtù di un piano di rafforzamento del settore pubblico e del settore immobiliare del Kosovo, ed è il primo finanziamento indipendente che lo Stato ha ottenuto dalla Banca Mondiale.

La provincia balcanica del Kosovo è riconosciuta ufficialmente da 65 stati inclusi gli Stati Uniti e quelli dell’Unione Europea, ma la Serbia non ha mai smesso di reclamarne la sovranità, infatti il Kosovo nel 1991, quando venne dissolta l’Ex Jugoslavia restò parte della Serbia e una commissione d’arbitrato impose a quest’ultima di pagarne il debito estero, con la conseguenza che oggi la Serbia non ammette l’indipendenza dello provincia balcanica e paradossalmente continua a pagarne i debiti. E’ una leva che le consente di garantire la propria sovranità, ma alla quale i leader kosovari a Pristina non vogliono sottostare.

Di fatto il Kosovo, con l’indipendenza ottenuta nel Febbraio 2008,  avrebbe dovuto onorare  anche tutti quei debiti risalenti al periodo ex jugoslavo, contratti con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Nel Luglio del 2009 i leader kosovari concordarono con la Serbia di pagare autonomamente il debito estero contratto negli anni ’80, che ammontava a circa 231 milioni di dollari, liberandosi in parte dal giogo di Belgrado.

In realtà le autorità serbe sarebbero divise sulla questione Kosovo, dichiarazioni risalenti al giorno successivo dell’indipendenza, vedono il ministro delle finanze serbo ammettere che sia assurdo continuare a pagare il debito kosovaro. Kosovo che, fra l’atro, non è più abitato da serbi.

Diverse allora furono le risposte del Premier e del Presidente a Belgrado che dissero che “ Noi stiamo lavorando per riguadagnare la nostra sovranità economica sul Kosovo”, lo riporta osservatoriobalcani.org.

Articolo pubblicato su Newnotizie.it