San Marino. Risposte per la crisi, intervista al fondatore di Ecso.

Lavanderia San Marino, Recensioni e Interviste, San Marino

Lorenzo Busignani

Di Andrea G. Cammarata

Per capire dove andrà a finire San Marino, Repubblica vessata dalle infiltrazioni della criminalità organizzata e dal pugno duro di Giulio Tremonti, abbiamo intervistato Lorenzo Busignani, imprenditore e co-fondatore di Ecso (Economia, crescita, sviluppo, opportunità), sorta di piccola Confindustria sammarinese. Sei punti chiave possono riassumere le sue proposte per un futuro migliore a San Marino: apertura delle residenze; apporto capitali dall’estero; abbassamento della Monofase (equivalente dell’Iva in Italia) su alcuni prodotti di nicchia; incremento del Capital Gain grazie alla completa assenza di imposte sui dividendi delle azioni; leva sull’imprenditoria dato il costo del lavoro inferiore; apertura di un Casinò.  Intanto l’operazione di pulizia all’interno del sistema bancario sammarinese continua, grazie al crescente beneplacito da parte delle autorità della Repubblica alle rogatorie italiane. Sulla strada giusta per una maggiore trasparenza in materia finanziaria e lotta alle mafie. 

Ma San Marino può farcela senza segreto bancario?

In Repubblica c’è un potenziale enorme per effetto della pressione fiscale italiana, consideri che qui da noi una società paga il 17% d’imposte nette, contro l’oltre 50% italiano. E’ tutto più a misura d’uomo. 

Non rinuncereste però al rischio che comporta la raccolta di capitali off-shore.

Potremmo sviluppare un mercato di gestione capitali, soprattutto una raccolta interna di capitali ’in-shore’ legati a persone che potrebbero venire a vivere in Repubblica. L’esempio di Dubai, dove sono arrivate 10mila persone negli ultimi sei anni, che hanno fatto investimenti medi di circa 50 milioni di dollari l’uno. Se similmente San Marino, uscendo dalla Black list, diventasse appetibile di nuovo per gli investitori, aumenterebbe anche la raccolta bancaria dei fondi.

E’ la questione delle Residenze…renderle più facili…

Attualmente la legge dice che la residenza è data solo a un soggetto che crea occupazione. Noi diciamo: diamo la residenza a chi crea la ricchezza. Perché chi porta capitali magari non crea occupazione, ma contribuisce al sistema bancario, ciò che fa ’sangue’ per l’organismo economico di San Marino. 

Quindi restiamo su un discorso bancario, ma alternativamente, visto che sappiamo tutti cosa comporta il fatto di far arrivare capitali dall’estero, perché, certo, le persone che si presentano possono avere la faccia pulita ma poi in realtà la criminalità organizzata che si nasconde dietro è tutt’altra cosa, ci sono delle alternative che proponete?

In questo caso bisognerebbe istituire una commissione ad hoc, italo-sammarinese, che riesca a guardare il ‘pelo nell’uovo’ del soggetto che vuole la residenza. Altre proposte sono la liberalizzazione di determinati settori merceologici tramite la ’Smart-card’, uno strumento che consente sconti extra da riutilizzare esclusivamente per gli acquisti a San Marino. In certi prodotti come i profumi si potrebbe portare l’aliquota al 5%. Cioè creare settori ’civetta’ che possano attirare flussi di potenziali acquirenti da tutta Italia. 

Mi lascia un commento in merito alle istituzioni sammarinesi, sappiamo da poco che due vostri ambasciatori, e banchieri, indagati per riciclaggio, si sono dimessi [Espr3]. Non vi è venuto il sospetto che anche altre mele marce nascoste nelle istituzioni possano essere in conflitto con quello che è la criminalità organizzata? 

Conosco poco l’argomento, comunque i procedimenti sono in corso, ed è ancora tutto da capire.

Altre risposte alla crisi non in ambito bancario?

Noi potremmo rinegoziare gli accordi sul Casinò, che darebbero un impulso allo Stato. Consideri che il Casinò di Venezia dà al Comune di Venezia circa 500 milioni all’anno diretti più l’indotto. Poi c’è tutto un discorso industriale, a San Marino il costo del lavoro è diventato più basso che in Italia. E in questo momento con la disoccupazione, che non abbiamo mai avuto a San Marino, ci sono dei contratti speciali per il personale in mobilità, che permettono un costo della retribuzione all’azienda di 8-9mila euro l’anno nei primi nove mesi. Il costo del lavoro è nettamente competitivo, le imposte sono meno di un terzo di quelle italiane, e la burocrazia più snella. Anche il costo degli immobili per effetto della crisi è sceso. Si può portare il settore manifatturiero a grandi livelli. E San Marino può tornare a crescere sull’8-10% di Pil senza problemi.

Come la vede la manovra Tremonti-Berlusconi che vuole aumentare dal 12,5 al 20% l’imposta sulle rendite finanziarie?

Lei consideri che da noi a San Marino l’imposta sul Capital Gain è zero, solo con questo potremmo crescere a livelli spropositati. Con la trasparenza che si sta creando abbiamo acquisito la credibilità per iniziare a operare in modo serio e competere con le altre piazze affari. I trailer potrebbero venire a operare da qui, come privati o perché aprono una società SGR – società gestione risparmio -, con un aliquota sul Capital Gain nulla.

E Giulio Tremonti come lo vede?

Siamo contrari al ministro Tremonti perché ha agito con cattiveria nei confronti del nostro popolo, ma siamo contenti di questa crisi perché ha pulito San Marino dall’immagine che aveva di piazza finanziaria legata ai capitali sporchi. Adesso stiamo pulendo il Paese e, grazie alla trasparenza che si è venuta a creare, potremo ricominciare a crescere.

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San Marino dimissioni degli ambasciatori Amati e Pasquini, nuove prospettive accordi bilaterali

Lavanderia San Marino, San Marino

Uno dei castelli di San Marino

Di Andrea G. Cammarata

Dunque, scopriamo che un altro dei diplomatici-banchieri di San Marino viene dall’essere sollevato dal suo incarico politico, la seconda mansione gliela aveva tolta invece la magistratura italiana con le manette, il mese scorso. Lucio Amati: presidente del Credito sammarinese era stato indagato dalla Procura antimafia di Catanzaro, durante l’operazione ‘Decollo Money’ che ruotava attorno al riciclaggio dei fondi del narcotraffico della ‘ndrangheta nella Terra delle libertà.

Altro nome eccellente: il conte Enrico Maria Pasquini, che ha offerto a sua volta ieri le dimissioni dall’incarico di ambasciatore in Spagna e Malta. Pasquini controllava una della storiche fiduciarie della Repubblica: la San Marino Investimenti (Smi), era finito anche lui nel centro del mirino della magistratura per un’inchiesta di riciclaggio [Espr3], più di un anno fa.

Ambasciatori di San Marino sembrerebbe con il pallino della finanza lavandaia, mentre lo staterello dell’entroterra romagnolo salta per aria, e dal governo dei tre monti ci si aspetta di sapere anche quante altre mele marce al suo interno siano eventualmente in combutta con la criminalità organizzata, o comunque dedite a favorire gli esportatori italiani di nero.

Intanto lo Stato resta in Black list obbligando gli imprenditori del Belpaese a comunicare mensilmente tutte le operazioni di acquisto e vendita al fisco italiano. Cosa che non giova quell’evasione ‘tecnica’ all’italiana. Resta loro però qualche speranza. Il segretario Affari esteri, Antonella Mularoni, reduce da un’incontro con il ministro Romani, ha detto ieri in conferenza stampa che esiste “l’impressione che finalmente ci siano le condizioni per giungere in tempi brevi all’uscita di San Marino dalla Black List e alla firma del protocollo di modifica contro le doppie imposizioni fiscali”. Altri sentori di miglioramento: il 24 agosto è stato firmato un accordo bilaterale sul reciproco riconoscimento dei titoli universitari per il proseguimento degli studi. E Frattini, a Rimini in occasione del meeting di Cl, dove parte dell’establishment italiano è passato, ha detto al suo omologo sammarinese che “l’obiettivo è riprendere con San Marino un dialogo serrato per avere entro autunno, pronti per la firma, gli accordi sulla collaborazione tra forze di polizia e sulle doppie imposizioni”.

Restano parole, intanto il capo della Gendarmeria del Titano (Rsm) e colonnello italiano, Achille Zechini, sembra sia stato messo sotto inchiesta dalla magistratura locale – ricordando che anche i magistrati sono tutti italiani in ‘prestito’- per un caso di presunte intercettazioni irregolari, svolte da un suo subordinato nei confronti di alcuni segretari di Stato sammarinesi.

Altro. La svalutazione dell’euro non invoglia più a portare il denaro da quelle parti, da dove peraltro sono usciti già 4.5 miliardi solo con lo scudo fiscale del governo Berlusconi. La Banca centrale sammarinese ha divulgato l’ammontare della raccolta di fondi nelle casse degli istituti di credito del territorio: neanche otto milioni di euro da fine marzo al 30 giugno, perdita di 310 milioni di euro che comprende: diminuzione del 5% del flusso capitali e calo dell’occupazione. Ma, commentano gli analisti, i dati offerti dall’istituto Centrale non comprendono il flusso di contante, che, va da sé, comprende il nero. La raccolta del contante la svolgono, per conto, gli istituti di credito italiani, perché a San Marino non c’è un caveau. Fortuna: scrivono a Sammarino che “il sistematico ricorso al sistema bancario italiano è stato concausa dei vari interventi della guardia di Finanza e dell’autorità giudiziaria italiana”.

E quanto si aggiunge a buon pro della magistratura che negli ultimi anni, anche grazie al pugno duro del ministro del Tesoro Tremonti – che del potenziale ‘criminogeno’ di San Marino è un profondo conoscitore…[Ci lavorava] – , si è vista più facilmente rispondere sì alle rogatorie con le quali faceva domanda d’indagine.

La pulizia interna sammarinese è un susseguirsi continuo d’inchieste cui le parole ‘mafia’, ‘camorra’, ‘ndrangheta’, fanno capolino sulla stampa locale costantemente. Roberto Galullo, giornalista del Sole 24 ore, esperto di criminalità organizzata, ha descritto uno degli apici toccati in Repubblica con un inchiesta della Dda di Catanzaro che illustrava una presunta rete di narcotraffico internazionale, capitanata da camorra e ndrangheta in combutta con i narcos sudamericani, legata a San Marino sia per gli spostamenti di denaro ma anche per l’acquisto di armi da combattimento e giubbotti antiproiettile.

“Pubblicato in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

San Marino, Repubblica sommersa

Lavanderia San Marino, San Marino

Di Andrea G. Cammarata

“A San Marino non ci resta che piangere”… Perché a forza di nascondere la polvere sotto il tappeto prima o poi si sapeva che il sistema saltava. E oggi le lacrime sono amare. Aziende in fuga, capitali in fuga, anche i latitanti sono in fuga, scoperti con lieve ritardo.

“Usura e truffa, incastrate due società del Titano”, titolari due giovani calabresi arrestati in Florida, Miami. La finanza, nucleo operativo Gico di Catanzaro, sequestra beni immobili, chiude società per un ammontare di 10 milioni di euro. E questi sono i figli, creature di seconda generazione. Ma l’operazione ’Easy money 2’ si estende da un’altra del 2009, che vede arrestato il padre dei due: usura, estorsione, truffa.

Per i rampolli calabresi ci va invece il business dei leasing con il noleggio autovetture di lusso, e il commercio di preziosi. E sono diverse le revoche del Titano fra il centinaio di licenze ’rent a luxory car’, con l’intenzione chiara di dare un giro di vite alle intestazioni fittizie. Intanto le rogatorie cominciano a funzionare meglio, e entro l’estate assicurano ci sarà una legge sullo scambio di informazioni in ambito fiscale.

Una “svolta storica” siglata in Commissione finanze dal suo Presidente, che indica la strada migliore per la trasparenza, insomma dice Federico Bartoletti “la strada dell’adeguamento agli standard internazionali, San Marino la vuole percorrere fino in fondo”. Oltre c’è il nero del riciclaggio che riaffora sempre, ma anche di un oscuro futuro. Si propone per cui d’incentivare il turismo o il gioco e le slot-machine, ma con quali esiti?

L’associazione Ecso, partecipata da circa trecento giovani sammarinesi, offre invece un piano di apertura sulle residenze, già notoriamente argomento tabù per i saggi Consiglieri della politica dei monti, volti da sempre al mantenimento della “razza” sammarinese. La concessione di tre mila residenze frutterebbe allo Stato forse anche tre miliardi di euro. Sottacendo poi il possibile giovamento socio-psico-culturale per la chiusissima popolazione di questo Paese. 34mila complessivamente i sammarinesi cresciuti peraltro con un tenore di vita strepitoso e stipendi da capogiro.

Ma intanto sono parecchi i dipendenti e gli operai in cassa integrazione, aumentano i Suv sul mercato dell’usato, 70 le aziende chiuse -considerando anche il crircondario- e 6500 i lavoratori a rischio con le nuove disposizioni di doppia imposizione. Ecso suggerisce la liberalizzazione delle residenze perchè rilancerebbe il settore immobiliare, tuttavia è proprio la cementificazione massiccia che nasconde l’ombra delle mafie.

Poi c’è l’ “Attenti al mattone” recente monito di Pino Maniaci, storico giornalista antimafia, durante la conferenza Mafioply sul Titano. Senza scordare che in aprile San Marino ha ospitato il Vertice internazionale antimafia, presieduto da Pier Luigi Vigna, ex procuratore nazionale antimafia, e dal francese Gayraud, esperto di geopolitica mafiosa.

L’allerta è massima, controlli serrati della finanza al confine da una parte, e dal’altra cronache locali affollate di Casalesi dediti a pestaggi e traffici illeciti. Un imprenditore riminese percosso e minacciato, vittima di usura alle stelle, sintesi dell’operazione Vucano. E il suo naturale proseguimento, con una società di recupero crediti del riminese collegata al Titano di cui i soci, prestanome di Brusciano, fanno riferimento al clan camorrista di Francesco Vallefuoco.

Di più. Mafia cinese, riciclaggio verso Pechino, vecchia storia di cinque, sei miliardi di euro, intonsi per le casse dell’erario italiano e ripuliti attraverso “money transfer” e società fiduciarie sammarinesi.E l’operazione ’Minotauro’, 191 arresti in Piemonte, che vede un imprenditore del Titano intercettato diverse volte insieme a un presunto capo clan ndranghetista, si trattano affari immobiliari per 80 milioni di euro. Un insieme di fatti che non dovrebbe far rimpiangere al Titano i cinque miliardi sottratti con lo scudo fiscale alle casse di San Marino. Soldi sporchi, rimpatriati anonimamente con una misera accisa del 5% e beneplacito di quel governo che “ha fatto di più contro le mafie”.

“Pubblicato Lunedì 4 luglio 2011 in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione”

San Marino l’impero dell’evasione fiscale dentro casa: spunta lista di 1200 nomi

Lavanderia San Marino, San Marino


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di Andrea G. Cammarata

Andavano tutti alla Smi Bank di San Marino, il paradiso degli evasori. 1200 i nomi che spuntano da una lista frutto di una rogatoria, datata 2009, del Pm romano Perla Lori, a cui la magistratura sammarinese ha detto sì. La Smi Bank stava saltando tre anni fa, ma viene salvata dalla San Marino Investment (Smi), a sua volta controllata dalla Anphora, del conte Enrico Maria Pasquini, ambasciatore sammarinese in Spagna e Malta, imparentato tramite la moglie con gli Agnelli, capo della barese Ferrotramviara Spa e probabilmente, stando alle indagini, mediatore della malavita organizzata nel riciclaggio; il Gruppo Anphora tramite la Smi dà luogo anche a una holding costituita da una finanziaria e da una società di leasing, e su tutto ciò punta la Procura romana, che ha indagato il conte Pasquini, controllore, diretto o indiretto, anche degli istituti di credito.

La lista di nomi spiega chiaramente quanto sia aperto il mercato dell’evasione sammarinese, ci sono salumieri, macellai, cantanti, imprenditori di ogni risma, azionisti Fiat, pasticcieri, titolari di supermarket. E certo fra tutti spicca il nome del cantante Adelmo Fornaciari, meglio noto come Zucchero, poi i Berloni, re delle cucine. Ma anche il presidente del Cesena Calcio, Igor Campedelli, o Adolfo Guzzini amministratore delegato della marchigiana Guzzini Spa; altro a.d. è quello della Teuco, Mauro Guzzini. Poi Sante Levoni, imprenditore e titolare della Alcar 1 che produce salumi. Ancora: Giancarlo Morbidelli, fondatore della casa motociclistica che  porta il suo nome, Emer Borsari del gruppo Borsari, l’immobiliarista Walter Mainetti. Imprenditori edili come Massimo Pessina e Matteo Pelley, quest’ultimo ai vertici della fondazione Carispe. Possibilmente evadevano dal conte Pasquini, tutti, per somme ancora da chiarire, ma di certo oscillanti su decine di milioni di euro.

Secondo la Gdf gli evasori portavano i soldi alla Smi e quest’ultima li restituiva puliti ai propri clienti. Le accuse per Pasquini e un’altra cinquantina di persone, sono di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, appropriazione indebita ed aggravata e attività abusiva d’intermediazione finanziaria.

Alcuni nomi della lista invece potrebbero aver già saldato, con la latta, il loro conto verso il fisco italiano, grazie al jolly governativo dello scudo fiscale, e rimpatriato così il loro nero, pagando un’accisa insignificante del 5%, e per di più anonimamente.  Altri potrebbero aver fruito dei servizi della holding per scontare assegni postdatati, aprire leasing e godere totalmente di agevolazioni fiscali, frutto dell’intestazione fittizia del bene. Altri ancora avrebbero potuto reinvestire il denaro riciclato in azioni, sempre tramite intestazioni fiduciarie, godendo così di una tassazione sammarinese sulle rendite più bassa. Così è San Marino, un dedalo finanziario in black list, cui tal volta la magistratura sammarinese apre le porte.

Aggiornamento del 27 Giugno ore 15.42

lancio d’agenzia Apcom:

Replica dell’immobiliarista romano Walter Mainetti:

“Il rapporto di Valter e Paola Mainetti con la società fiduciaria Smi di San Marino del conte Pasquini si è limitato ad una intestazione fiduciaria di un immobile.
L’operazione, normalissima per chi opera sui mercati internazionali, è stata effettuata nella massima trasparenza e regolarmente dichiarata alle autorità italiane competenti”.

Questo articolo è pubblicato su Dazebao.org

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-Rimini, mafia e San Marino

Rimini, mafia e San Marino

Lavanderia San Marino, Non baciamo le mani, San Marino

 

Di Andrea G. Cammarata

Fiduciarie sammarinesi, lo “sconto”.

Da Rimini si vedono chiaramente i tre monti della finanza, sono quelli di San Marino, roccaforte del denaro nero italiano, ovvero la più antica Repubblica, quella della “libertà”, da dove 5 miliardi di euro sono rientrati grazie allo scudo fiscale. A sua volta, da lassù, da dentro le fiduciarie, le finanziarie, le banche, si vede quel mare che abbraccia in ogni angolo le terre confinanti l’antica Repubblica. Sulle spiagge di quel mare, così redditizio, la mafia ai tempi delle stragi terroristiche del ’92 ’93, alle quali convergerebbe anche lo Stato, voleva disseminare siringhe infette, un modo come un altro per farsi ammorbidire il 41bis, il regime del carcere duro. Lo ha sostenuto durante un’intervista con La Stampa, Pier Luigi Vigna procuratore a Firenze, ai tempi dell’attentato di Via dei Georgofili.

E’ orripilante pensare che uno Stato possa essere complice della mafia; da noi lo Stato impedisce sostanzialmente la tracciabilità dei flussi di denaro. Giovanni Falcone e Pio la Torre ci sono morti per questo. E si parla di “settori deviati”. Ma San Marino, con la sua legislazione bancaria la mafia la favorisce in toto. I soldi arrivano superando la dogana nelle mani di evasori di diverse razze, e in diversi modi: contanti, assegni a se stessi, assegni postdatati. Lo “sconto” è una pratica assidua e degna di una sofisticata “edilizia” finanziaria. Depositare i titoli in quel modo, favorisce il riciclaggio anticipando contante pulito. Chi partecipa al gioco, dispone di un “castelletto”, una somma massima di finanziamento, una linea di credito, entro la quale può “scontare” assegni, che quantificano oneri dovuti, spesso fittizi, delle più svariate provenienze, a causale fasulla, per lo più piccoli lavori di edilizia o servizi di vario genere. L’assegno postdatato, illegale in Italia, permette il finanziamento/riciclaggio con tassi altissimi in favore di loschi individui; il denaro ottenuto, nel suo tran-tran, viene prima intestato alla fiduciaria, arricchendo i conti della stessa in qualche banca, e poi viene rigirato o su un conto cifrato, o restituito al richiedente, pulito, sotto forma di assegni circolari, dalla fiduciaria/finanziaria del caso. Il contante, qualora non riscosso, garantisce la linea di credito per altro “sconto”. “Castelletti” del genere si aprono facilmente, invece il conto cifrato costa sui 2.500 euro. Gli interessati forniscono le proprie generalità, la fiduciaria ne controlla il casellario penale e la situazione patrimoniale, ma non sempre. Qualche istituto di credito fornisce finanche carte di credito, che permettono di prelevare contante dal conto cifrato, intestato alla fiduciaria, ma per ovvi motivi è meglio non farlo…Alcune banche favoriscono addirittura macchine con un autista che si occupa di accompagnare gli interessati in territorio sammarinese.

Grazie a questo e ad altro la mafia a San Marino e Rimini fa affari, un bel bidet.

L’intervento di Roberto Galullo, autore di “Economia criminale”.

“Qui prospera la mafia dei colletti bianchi”, esemplificativo titolo di un pezzo, a firma Roberto Bianchi, apparso sul Corriere di Rimini sabato scorso, le parole sono di Roberto Galullo, giornalista anti-mafia del Sole 24 Ore, dedito alla lotta contro la ‘Ndrangheta, per scelta, a discapito di una tediante carriera da caporedattore, e blogger, un vero blogger, umile, senza fronzoli. Avere ascoltato Galullo significa essersi fatta ancora più chiara l’idea di una borghesia mafiosa fertile, presente dai primi anni 70 in riviera. Ha presentato il suo libro “Economia Criminale” dinanzi un pubblico di riminesi e sammarinesi ignari, a tratti allibiti, tuttavia troppo scherzosi sulla mafia*. Due comunque, gli ospiti moderati da Christian Ciavatta che presiede l’associazione civica antimafia locale “Vedo sento parlo” e che ha organizzato l’incontro di Galullo e Ivan Foschi, ex sottosegretario alla giustizia della Repubblica di San Marino. L’esordio di Galullo, che sedeva non distante da diverse copie di “Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta in Emilia Romagna”, di Ciconte, è stato chiaro:

“mi sorprende davvero che siete ancora qui a chiedervi se a Rimini c’è la mafia. Dove c’è ricchezza, dove c’è da investire (per non parlare del traffico d’armi dai Balcani), le mafie prosperano. Il centro di tutto il sistema mafioso sono i soldi. Il mafioso mette già in conto la galera, ma non che gli venga sottratto il patrimonio. Quello è il segno del potere. hanno un solo problema come spendere tutti quei soldi che accumulano. Come? Diventando uno tra i tanti, uno che investe denaro in un’economia apparentemente legale. E’ la mafia dei colletti bianchi e finché ci saranno rappresentanti delle istituzioni che negano la presenza mafiosa al Nord, il cittadino non potrà orientarsi, né difendersi.” Continua sulla ‘Ndrangheta: “E’ possibile affiliarsi ad essa solo per vincolo familiare. A Rimini esistono locali di ‘Ndrangheta, cioè cellule della casa madre calabrese, che si riproducono in modo totalmente  simile a quanto avviene in Calabria. Hanno un solo compito: fare soldi e riciclarli e parlano in dialetto riminese perché sono nati qui!” (Fonte: Corriere di Rimini).

L’attenzione si volge poi verso  le bische, di cui una cellula, locale parte del clan ndranghetista Brenna-Pompeo, avrebbe il controllo totale sul territorio riminese. Quanto all’apertura di casinò a San Marino, Galullo non ha mezze parole “io rabbrividisco solo all’idea di un casinò, a San marino come in Italia” , e spiega che in pratica insieme alle società di calcio, sono le attività in cui il riciclaggio di denaro sporco avviene meglio.

Roberto Galullo

Tornando ai tre monti, a San Marino vige il diritto comune, di stampo anglosassone, che applicato a uno Stato nella black list del ministero delle Finanze italiano dal 1999, è un bel dire. Ivan Foschi, ex sottosegretario alla giustizia della Repubblica sammarinese, è autore di una legge penale (che ha commentato durante la presentazione del libro) seriamente discutibile, la n.93 del 17 giugno del 2008, recita che “durante le indagini preliminari l’indagato ha diritto non solo di sapere che si sta indagando su di lui, ma addirittura di esaminare il fascicolo. Il giudice deve fare in modo che partecipi alla fase istruttoria”. “Come andare dal sequestratore e chiedergli: ‘ci aiuti a trovare il bambino che hai sequestrato’?”, spiega il giornalista del Sole. C’è altro di produzione Foschi, un bavaglio ben peggiore di quello italiano previsto sulla libertà di stampa, a riguardo della interdizione di pubblicazione delle intercettazioni. Eppur si preoccupa del suo staterello: “Prima o poi i mafiosi arrivano in carne e ossa…”, facciamo qualcosa.

Conclude bene Galullo, dicendo tuttavia “San Marino è lo specchio dell’Italia, nasce dal suo ventre, e l’Italia non è di certo vergine.” E aggiunge che intanto Rimini, resta ai primi posti per numero di sportelli bancari, 276, al pari di Trapani, ci sarà un motivo?

Articolo pubblicato su Newnotizie.it, prima parte, seconda parte

Articolo postato su Malitalia.it

Aggiornamento di martedi 8 Giugno,

Ricevo e pubblico, la gentile replica di Ivan Foschi, ex sottosegretario alla Giustizia RSM:

Caro Andrea, trovo che la serata sia stata molto interessante e ci abbia consentito di riflettere su una serie di temi come le infiltrazioni malavitose che devono, non preoccupare ma allarmare, ogni persona responsabile. Anche io ritengo che San Marino sia indietro su questo terreno, e che si debba fare di più, e a questo proposito è necessario oltre che dotarsi di leggi efficaci, sensibilizzare adeguatamente l’opinione pubblica.
E’ nata anche una proficua discussione intorno alla legge da me promossa nel 2008 detta anche “del giusto processo”.
Come ho però fatto notare nel corso della serata, per potere avere tutti gli elementi utili per darne un giudizio completo, è necessario avere bene in mente la situazione del processo penale a San Marino, prima e dopo della legge 93/2008. Sul blog di Roberto Galullo ho riportato alcune di queste considerazioni per cercare di argomentare le ragioni delle scelte fatte.
Non dimentichiamo però che il diritto alla conoscibilità degli atti dell’accusa è un principio sancito dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, alla quale si può derogare solo per tempi limitati e per particolari esigenze dell’indagine stessa.
A questi criteri ci siamo ispirati nel testo di legge, così come ad altre esigenze dettate dalle lacune manifestatesi nel corso degli anni. E non sono certo poche se si pensa che il Codice di Procedura Penale risale nientemeno che al 1878!

Ivan Foschi

Gli approfondimenti nel blog di Roberto Galullo (San Marino paradiso penale: indagati superstar, magistrati nell’angolo e giornalisti imbavagliati”), la replica di Ivan Foschi sul Blog di Galullo

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*-C’è mancata solo la piadina e il sangiovese, eccessiva l’ilarità, la bonomia dei riminesotti, che confusisi fra curiosi, sammarinesi e avvocati, a ragion dovuta hanno preso anche a cuore il problema della criminalità organizzata nella loro città, con interventi e soliloqui alquanto folli e fuori luogo. Sacrosanti cittadini presenti, piuttosto sembravano dei “Vitelloni” improvvisatisi esperti dell’antimafia, pur ripeto nella loro genuina semplicità-.

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