Cari amici,

Siamo lieti di aver potuto constatare che un impegno così “informale”, qual è quello preso tramite un social forum come Face Book, abbia dato vita, in queste riunioni, ad un gruppo attivo di persone speciali; è un’ aspettativa naturale, ma la realtà virtuale della rete, non sempre manifesta, di specchio, quella che è la sua virtuosità, non sempre, pur ostentandola così fortemente (come è stato dimostrato dalle migliaia di centinaia di adesioni al gruppo) si produce poi nella realtà.

Ovvero, il verificarsi di un impegno preso nella rete deve necessariamente passare dalla sua idea “astratta” al suo contrario più scomodo: l’azione. Oggi, per noi, è un procedimento dovuto il fatto di metabolizzare un’idea o un simbolo più specifico quale è quello del No B Day sul web; per metabolizzare voglio intendere che quel ” No B Day” quel- divieto di accesso- venga osservato integralmente e non ignorato come se esso stesso fosse un simbolo qualsiasi od un altro valore ormai desueto. Perché dietro quel manifesto viola, dietro le parole No B Day c’è la nostra democrazia.

Non possiamo permettere che un qualunquismo, una pigrizia od una sottrazione personale pregiudichi la nostra presenza il 5 Dicembre a Roma e non vogliamo che quell’emotività che tutti noi ha coinvolto nel vedere aumentare le adesioni al gruppo, l’echeggiare della stampa e quello della politica si distrugga in un ricordo sbiadito, in una delle tante omissioni della nostra vita, perché sarebbe com’ è un’ amputazione.

In Italia siamo rimasti solo noi, gli italiani, a poter garantire la nostra libertà. Non possiamo sperare che la stampa, l’opposizione o la magistratura cambi qualcosa. Sappiamo che questi organismi svolgono un servizio per noi, alimentano il nostro sapere, ma in realtà essi semplicemente lavorano come noi: la stampa produce l’ informazione, l’opposizione la politica, la magistratura indaga.

Ecco che, il 5 dicembre e sempre al bisogno, cambieremo ancora una volta i modi comuni del quotidiano essere per unirci e svolgere quel “lavoro” che è, di natura, nostro compito, dunque, manifestare vivamente contro la soppressione delle libertà del popolo.

N.B. Per diffondere ulteriormente quanto detto tutta la giornata di sabato ci ritroveremo in Piazza Cavour nello stand che abbiamo disposto. Al momento è oggetto delle riunioni quello di continuare nella protesta anche dopo il 5 Dicembre.

Andrea G. Cammarata, un amministratore del gruppo di Rimini.

Grazie a Voi anche a Rimini oggi si respira una voglia di cambiamento, una necessità forte volta ad esprimere un dissenso chiaro verso gli atteggiamenti anti-democratici di cui Silvio Berlusconi, presidente del consiglio dei Ministri, è autore.

 

Il 5 dicembre a Roma e in molte altre città di Italia e del mondo protesteremo grazie a quei diritti costituzionali che ogni giorno il governo Berlusconi attenta, protesteremo attraverso l’arma che è più propria al popolo: la manifestazione.

 

Saremo tutti uniti per chiedere che il presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi si dimetta e si faccia processare come è d’obbligo per ogni cittadino italiano indagato dalla legge.

 

Perché la legge è uguale per tutti.

 

Il 5 Dicembre sarà un giorno di denuncia degli innumerevoli attacchi alla democrazia italiana operati dalla maggioranza, presieduta dal premier, attraverso normative come il lodo Alfano, la legge sulla sicurezza, la legge sul falso in bilancio, lo scudo fiscale, gli interventi di censura alla stampa.

 

Oggi  in Italia la parola ingiustizia si è sostituita alla parola giustizia. Noi non permetteremo più questo scempio, non favoriremo la mafia e il suo denaro sporco, la xenofobia, l’umiliazione della donna, la censura. Non lasceremo che questi mali si annidino in chi ci rappresenta né altrove.

 

Perché è un dovere di ogni cittadino denunciare i reati.

 

E il momento di dire: ” Basta!” perché Il disegno di legge sul processo breve, ovvero l’impunità dei reati di Berlusconi e dell’ oligarchia, è l’infamia maggiore e scaturisce duramente la nostra voglia di protesta.

 

Perché il popolo è sovrano.

 

Stop al governo Berlusconi, stop alle leggi ad personam, stop agli attentati alla costituzione, stop alle minacce alla magistratura, stop alla censura dell’informazione, stop alle leggi razziali.

 

Andrea Cammarata

Ieri, lo riporta Guineé News, l’uomo d’affari italiano Guido Santullo, dopo più di un anno di assenza da quando l’ex presidente guineiano Lansana Conté morì, è tornato in Guinea Conakry attraverso un volo speciale ed è stato accolto all’ areoporto di Gbessia dalla funzionaria di stato Madame Doumbouya.

Guido Santullo, imprenditore edile, ambasciatore guineiano in Italia, nonché consigliere di Lansana Conté, personaggio discusso negli ambienti franco-guineiani, ma per lo più sconosciuto in Italia, deve alla Guinea e al presidente Conté la sua ricchezza.

Santullo attraverso la Sericom Guineé ( società da lui fondata), una delle realtà economiche tuttora attive più importanti del paese, edificò alberghi, casinò, edifici pubblici e ospedali grazie all’ appoggio del presidente in carica, non pagando tasse e godendo di favoritismi negli appalti per le costruzioni.

Secondo diverse fonti, Santullo si è recato in Guinea Conakry su invito di Dadis Camara l’ attuale presidente de facto già accusato di gravi delitti contro l’umanità dall’ Unione Europea e da diverse associazioni per i diritti umani per la strage e gli stupri avvenuti durante una manifestazione del popolo allo stadio di Conakry ( Capitale della Guinea) il 28 settembre scorso.

Guido Santullo attraverso i suoi contatti italiani e francesi assisterà Dadis Camara alla formazione di una lobby per il mantenimento della giunta criminale al potere in cambio di fruttuosi affari.

Andrea Cammarata

http://www.guineenews.org/articles/article_tempo.asp?num=20091112768

Tempo o giustizia

 

 

Nello stato democratico, da sempre, i cittadini protendono e lottano, anche attraverso la politica, ad una liberazione dalle oppressioni del governo e si vedono, al contrario, aumentare esponenzialmente le ingiustizie e le iniquità.

 

Un concetto che lascia senza parole e che sarà ancor di più aberrante quando anche le libertà principali, conquistate in mezzo secolo di lotte e rivoluzioni, saranno eliminate: parlo di principi costituzionali come l’uguaglianza di ogni cittadino di fronte alle legge ( Art.3) e il diritto ad un processo equo sancito dall’art. 6 della convenzione europea dei diritti dell’uomo.

 

Questo avverrà grazie al disegno di legge sulla giustizia presentato oggi in fretta e furia dalla maggioranza già recidiva nel attentare la costituzione, ricordiamo il Lodo Alfano che prevedeva la sospensione dei processi alle 4 più alte cariche dello stato, firmato anche dal Presidente della Repubblica Napolitano (colui che è custode  della costituzione, art. 90 Cost.), poi annullato dalla corte costituzionale che lo ha dichiarato illegittimo.

 

Il disegno di legge nasce “A tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi in accordo  all’art. 111 della Costituzione e all’art.6 della convenzione dei diritti dell’uomo” , questa è la motivazione che si legge nel documento, motivazione, in primis costituzionale, forse proprio onde evitare altre eventuali contestazioni d’incostituzionalità del disegno di legge stesso.

 

Nel testo del ddl si legge che i processi in corso non potranno durare più di sei anni in totale e più di due anni per ogni grado di giudizio pena ( o assoluzione) la prescrizione, “l’estinzione del processo”. La legge si applica solo agli incensurati e non per reati maggiori le cui condanne superino i 10 anni di  detenzione o siano essi stessi, nella sostanza, delitti di tipo mafioso, legati all’immigrazione, o sequestro, incendi, pornografia minorile, traffico di rifiuti, furto.

 

Dal testo si evidenzia subito quale sarà la nuova disuguaglianza dei cittadini italiani davanti alla legge (e fra loro stessi): solo l’imputato incensurato potrà avvalersi della prescrizione per tutelare il suo diritto ad un processo in termini ragionevoli ( art. 11 della costituzione) mentre la parte lesa non potrà ottenere alcuna giustizia ( a causa della prescrizione stessa). E’ una tutela del cittadino,( non s’intende quale cittadino perché ormai le leggi della maggioranza ci rendono diversi e differenti nel possesso dei diritti) che lo accontenta nel diritto a  ” termini ragionevoli di durata del processo “, ma che non considera il suo diritto a vedere un “processo” compiuto, infatti sia l’art.6 che il 111 parlano nel loro oggetto di diritto ad un processo, sì equo e di ragionevole durata, ma comunque ad un processo.

 

Il disegno di legge preparato da Ghedini ( avvocato del Premier) è stato scagliato contro un muro dall’ On. Finocchiaro del Pd che, dura, ritiene il Pdl immorale. Farà saltare all’aria migliaia di processi, lo sostiene l’On. Di Pietro.

 

Sarà un’amnistia eterna, e nei tribunali al posto delle bilancia come simbolo di giustizia ci sarà un orologio, perché il tempo sarà discriminante e  “renderà giustizia in Italia”. Lo sarà perché a dispetto di quanto ci chiede la Corte europea non siamo pronti a processi così “veloci” manca l’organico, mancano i  giudici.

 

Nella relazione finale del ddl si legge che l’azione è necessaria proprio perché anche quest’anno la corte europea ha sanzionato l’Italia per la violazione dell’art. 6 con la cifra di 13, 7 milioni di euro e perché queste condanne danneggiano l’immagine del paese.

 

Per 13 milioni di euro che equivalgono al valore forse di neanche una delle ville di Berlusconi, per l’ immagine di un’Italia all’estero che sempre a causa sua è stata già gravemente danneggiata e per salvare due suoi processi, i cittadini rinunceranno alla giustizia?

 

 

Andrea Cammarata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Street of El SalvadorL’ILLUSIONE DELLA LIBERTA’

Agosto 1998 El Salvador

Se una tavola da surf scivola sulle onde del Pacifico lungo le coste di El Salvador, il più piccoloKillers stato del Centro-America, allora non si può pensare di morire, si osserva l’onda e c’è una volontà che ripete di restare in piedi nonostante le atroci sofferenze di una popolazione distrutta dalla guerra, nonostante un rancore che pulsa dentro, duro e tagliente come una lama.

EL Salvador 1999
La dignità umana di questo popolo resiste forte dopo una guerra civile virtualmente chiusa nel ‘92, ma protrattasi almeno fino al ’99.

scan_9929164154_1I militari servendosi degli “squadroni della morte” uccisero, torturarono e rapirono migliaia di salvadoregni. Il conflitto si aprì fra democristiani, militari e il partito rivoluzionario di sinistra. Nel 1979 Romero fu fucilato nella Catedral Metropolitana a San Salvador. In quello stesso anno l’amministrazione Reagan invitò il governo salvadoregno a collaborare contro la sinistra. In dodici anni di guerra civile gli Stati Uniti finanziarono sei miliardi di dollari per le spese belliche, pur essendo a conoscenza delle violazioni ai diritti dell’uomo in atto. Oggi FMLN ( Farabundo Marti fronte di liberazione nazionale) che nel suo nome ricorda uno dei fondatori del partito socialista dell’america centrale ucciso dalle forze militari si oppone al partito di destra, l’ ARENA, che è al potere dal 1982.

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Nella capitale a San Salvador il tempo sembra rimasto fermo a cinquant’anni fa, mancano le nostre

Mercato San Salvador

insegne luminose, sostituite da muri verniciati da grandi scritte. In piazza Barrios c’è un angelo, simboleggia la pace ritrovata, alza le braccia al cielo sopra anime spente, corpi mutilati, sopra uomini chinati fra sassi, passanti lenti, pensatori amputati, bambini seminudi. . Quante vite è costata questa conquista; quanta sofferenza. Vi è una memoria di almeno 75.000 morti. Guardate gli occhi di questa gente, oscuri profondi segni di sofferenza. Non si può cancellare più di un decennio di guerra civile. E’ il trauma.
Molti edifici sono distrutti, le case e i cortili sono protetti dal filo spinato. La paura di essere aggrediti è ancora tanta, tutte le macchine hanno i finestrini oscurati, non è possibile entrare nei negozi, chi ha qualcosa di valore da vendere lo fa dietro delle ringhiere di ferro. Nelle zone più povere il caos e il traffico aumentano insieme agli odori fortemente nauseanti e al caldo afoso. Gli edifici sono ancora più fatiscenti e il movimento repentino di persone armate che si spostano è sempre maggiore. Dopo il tramonto in città nel coprifuoco scompaiono i forti colori degli autobus e le loro scritte “Amigos solos Dios”. E’ buio e a stento si vede il filo spinato.child EL Salvador Property of Andrea G: Cammarata
Anche qui a Puerto Libertad in un villaggio di pescatori le incoerenze non mancano, vi sono Fast Food e poveri mercatini maleodoranti le cui bancarelle di cianfrusaglie e cibo sono coperte da semplici sacchi di plastica nera.
Qui non c’è lo splendore del mare dei Caraibi, ma solo la brutale forza dell’oceano, qui è terra dei vulcani estremamente suscettibile all’influenza di uragani e terremoti. Ma El Salvador è ricco di petrolio. Le sue frontiere fra Guatemala e Honduras pullulano di cambia valute in nero, anche bambini. Oggi la moneta legale è il dollaro americano.

Scritto e pubblicato da: Andrea G. Cammarata

Photo by Andrea G. Cammarata

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Roma, 3/10/09-  Immigrati che distribuiscono l’Unità, sindacalisti con al guinzaglio palloncini colorati, passanti in maschera travestiti da Berlusconi, lavoratori che piegano il loro gomito al peso di  cartelli politici, giovani annebbiati dall’haschisch e una bandiera della pace si gonfia da terra sotto il loro sguardo confinato dalle mura di Piazza del Popolo.scan_9105174251_1

Sono 300 mila i  pacifici ammiratori della manifestazione – evento –  per la libertà di stampa – organizzata e moderata con sapienza dal sindacato unitario dei giornalisti- che ascoltano disciplinatamente le denunce al governo di Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, circa le cause intentate contro i giornalisti, il ddl Alfano sulle intercettazioni, le limitazioni al diritto di cronaca.scan_9105172146_1 Che accolgono con orgoglio il discorso di Saviano, scrittore di Gomorra, il quale restituisce loro l’onore di essere di essere cittadini di questo stato; questa massa ascolta da Marina Rei le parole di ”Libertà” di Gaber, libertà è partecipazione.

Ma partecipazione non c’era, c’era invece un pubblico che presenziava ad un evento, che non dialogava, che rideva alla battuta ” C’è da spostare una Escort targata Bari” ma che non si è mai posto la domanda, ne il perchè , non si parlasse anche degli altri stati dove la libertà di stampa e d’informazione è un tabù, come l’ Iran, o la  Cina con gran parte dei siti web oscurati dal Comunismo. Del perchè  a Roma non c’era un solo volantino che enumerasse tutte le violazioni alla libertà di stampa attuate dal governo?  Perchè gli stand erano solo quelli dei quotidiani di  Repubblica e  l’ Unità e non c’erano altri rappresentanti delle testate italiane? Perchè le bandiere politiche quando la violazione alla costituzione è un danno per tutti  indistintamente dall’orientamento politico?

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La manifestazione di Roma esprime un problema di fondo riassunto nella completa mancanza di interazione fra gli individui, nell’incapacità di ribellarsi concretamente ad un regime oscurantista dell’informazione e, certo, ad una passività “umana”.

Fotografato e scritto da Andrea G. Cammarata

Dal Lodo Alfano alla Libertà

bilanciaIn Europa è lecito parlare della sospensione di ogni tipo di processo: per i capi di stato totalmente, e per i parlamentari limitatamente all’esercizio delle loro funzioni; è lecito in Germania dove il presidente della Repubblica gode dell’immunità contro eventuali procedimenti legali, in Francia dove l’immunità per il presidente è costituzionale, ma esiste l’ “impeachment”, cioè un impedimento espresso dalla Camera dei rappresentanti o dal senato che destituisce dalla carica per gravi mancanze, in Spagna che la garantisce solo ai reali come del resto in Gran Bretagna. E, inteso, i rappresentanti dell’ esecutivo non godono di nessuna immunità.

Dunque la pratica non è così assurda, ma nella sua estremità è sempre dedicata alla sola più alta carica dello stato e spesso accompagnata addirittura da un dovuto alternativo strumento volto ad annullare la transitoria inottemperanza all’uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge.

Anche negli Stati Uniti, dove il principio di base è che nessuno è al di sopra della legge, che è ancora più forte del costituzionale italiano che pone ogni cittadino uguale di fronte alla legge, esiste l’ “impeachment” per le cariche direttive, viene utilizzato raramente perché normalmente i Presidenti si dimettono prima di subirlo, ma per esempio il sassofonista Bill Clinton, nonché ex Presidente degli Stati uniti d’America, ha subito questo “impeachment” per aver mentito sulla sua relazione con la giovane stagista della Casa Bianca Monika Levinsky.

In tutto ciò si desume che il Premier, prima di beneficiare dei vantaggi di un’immunità, un unicum nel panorama europeo, – e i suoi legali/onorevoli dello stato di difenderlo- avrebbero dovuto trarre le dovute considerazioni. Il Primo per le sue avventure scandalose degne di un romanzo di Nabukov e i secondi per le dichiarazioni alla stampa: – La legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione-.

Succede che la pronuncia della corte costituzionale del 7 Ottobre 2009 boccia il lodo Alfano, un disegno di legge presentato dal ministro della giustizia Angelino Alfano che avrebbe appunto reso possibile la sospensione dei processi penali alle quattro più alte cariche dello stato, i giudici lo dichiarano illegittimo per violazione degli art.3 e 138 della costituzione; ciò nonostante la precedente promulgazione del Lodo da parte del Presidente della Repubblica Napolitano che, fra l’altro, in una sua nota – relativa alla sua firma sul disegno di legge- reputò positiva l’immunità provvisoria ” Un interesse apprezzabile la tutela del bene costituito dalla assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche”.

Succede che questa sentenza non piace al Premier, già beneficiante delle immunità del Lodo per i processi che lo vedono imputato per la corruzione dell’avvocato Mills, per diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo, compravendita di diritti televisivi -diversamente dal Presidente della Camera Fini che in attesa di essere giudicato per diffamazione sollecitò di essere processato e rinunciò alla copertura del Lodo – e nell’intervista rilasciata alla stampa dopo la bocciatura del Lodo accusa duramente l’ organo costituzionale e Napolitano di faziosità: “Abbiamo una minoranza di magistrati rossi organizzatissima che usano la giustizia a fini di lotta politica ” e aggiunge “Il capo dello stato sapete voi da che parte stà”; dunque, a parer suo, la sentenza non è stata poi così democratica né squisitamente giuridica, ma politicizzata.

Le dichiarazioni dure del Premier continuano, sul Giornale, un quotidiano di proprietà del fratello, si legge: “La democrazia ci ha rotto i coglioni”.

Sono fatti che incrinano ulteriormente l’immagine dell’Italia di fronte all’opinione internazionale e tutta la stampa estera continua a farsi sentire forte, fra gli altri, “Le Monde”, “Le Figaro”, ” The New York Times”, attaccano il Premier, nella sostanza, per le dichiarazioni contro la magistratura, la sua presunzione di non-uguaglianza di fronte alla legge, i suoi 26 processi, il conflitto d’interessi, il potere sull’informazione Italiana , la censura, la corruzione dell’Avv. Mills, il caso lodo Mondadori.

Dunque a Benevento il 12 Ottobre, durante il comizio tenutosi per la festa della libertà, continua la comunicazione aggressiva del Presidente del consiglio che, in camicia nera, si pronuncia così a riguardo degli articoli della stampa estera:  ” Se mi consentite un termine sputtanano la nostra democrazia e il nostro paese” . Riporta chiaramente anche le volontà di non voler sottostare alle decisioni della corte costituzionale riguardanti il Lodo Alfano e spiega la riforma giudiziaria che vedrà la separazione dei PM dalla Magistratura di modo che, dice il premier “I PM siano dalla nostra parte”. Così succederebbe che il ministro della giustizia Angelino Alfano, già indicato nel 2002 dalla procura della repubblica per aver presenziato ad un matrimonio mafioso ed aver baciato il boss Croce Napoli (e nemmeno la sposa), avrebbe il controllo dell’accusa in Italia.

Intanto Emma Mercegaglia presidente di Confindustria invita Berlusconi alla calma e a non offendere lo Stato in un un momento di crisi in cui l’Italia necessita di stabilità e non di caos, di tutta risposta continua l’opera oratoria del Premier che propone, ironicamente, la Mercegaglia come sua vice presidente e invita gli industriali a pensare al benessere che, dice: ” A democrazia e libertà, ghe’ pensi mi”.

L’ irruenza del Presidente del Consiglio a seguito di una sconfitta così prevedibile come quella del Lodo Alfano, evince una frattura grave nella nostra democrazia, e agli occhi dell’opinione pubblica/intenazionale, per paradosso, non s’intende se l’immagine dello stato sia maggiormente debilitata  dalle parole del Premier o dalla Stampa Estera.

E’ un dolore perché  in tutto ciò si onnubila la verità e la sapienza di una democrazia con una leggerezza crudele e in questo modo, quale e tale all’uccisione di una mosca, ogni giorno si attenta alla nostra libertà. Agc


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A poco sono valse le battaglie in difesa dei diritti umani degli Uiguri – minoranza musulmana cinese – della paladina Rebiya Kadeer, ex politicante del governo cinese, che dal 2005 vive in esilio negli Stati uniti.

Ieri, lo comunica il “China Daily”, sono state emesse altre sei condanne a morte per le rivolte della minoranza Uiguri avvenute il 5 Luglio 2009 a Urumqui – capitale dello Xinjiang-, ribellioni che furono duramente sedate dal governo cinese, provocando 197 uccisioni e 1700 feriti.

Le condanne a morte sono state motivate – riporta il “China Daily” – dalla Corte Popolare per reati di Omicidio, tentato omicidio e rapina; altri tre ergastoli sono stati inflitti per violenze contro le forze dell’ordine e per aver appiccato fuochi.

Verdetti da 5 a 18 anni per delle sassaiole di alcuni manifestanti.

L’articolo del China Daily riporta anche testimonianze di alcuni abitanti di Urumqui, cinesi e musulmani, che si sarebbero prospettati pene più dure per questi ribelli, e di altri che hanno versato lacrime di gioia quando le sentenze di morte sono state emesse. ” Non vedevamo l’ora che questo momento arrivasse. Solo le sentenze di morte possono confortarci” Dice Li cittadino cinese di Urumqui.

All’epoca dei fatti a detta del governo cinese fu la dissidente Kadeer ad orchestrare la rivolta, ma la paladina intervenne ” Sono le autorità che hanno trasformato una manifestazione pacifica in una sommossa violenta” e chiese che venisse aperta un’ inchiesta internazionale. (E’ noto che già nel 2005 i moniti da parte della commissione per i diritti umani dell’ Onu verso la Cina furono barattati per la libertà personale della stessa Kadeer allora rinchiusa da un anno nelle carceri cinesi).

A seguito della rivolta, diversi siti internet, fra i quali Twitter e You tube, furono resi inaccessibili dal governo. Anche i programmi di radio Free Asia – scrive Reporter sans Frontières – che trasmette in lingua Uigura furono interrotti.

Tuttora tre giornalisti cinesi risultano ancora detenuti dal 2001 e quelli stranieri hanno diritto di entrare in Cina, ma sono strettamente controllati.

A tutto ciò si aggiungono le Guardie Rosse del web, che hanno il compito di controllare i siti internet dissidenti, e una massa di commentatori patriottici assoldati dalla Repubblica Popolare che – scrive il quotidiano Repubblica- sono pagati per neutralizzare idee ” Pericolose per la nazione”.

Dunque la situazione cinese sembrerebbe molto diversa da come viene prospettata dal China Daily.

La Cina è da sempre contestata per la censura e per la mancanza di libertà di stampa, oltre che per il trattamento disumano verso le culture diverse che la popolano.

Ma, a ragion diplomatica, questa volta gli Stati Uniti ritengono che i fatti di Urumqui appartengano unicamente a questioni interne dello Xinjiang. Certo è che informazione manipolata e violazione dei diritti umani non possono competere con le logiche di mercato in atto fra le due super potenze.

Andrea Cammarata.

5 ottobre 2009, il giudice Mesiano emette una sentenza di primo grado che condanna la Fininvest a risarcire la somma di 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti, era il lodo Mondadori. Il Premier, insoddisfatto, la ritiene ” un’enormità giuridica” avverte: ” Su quel giudice se ne sentiranno delle belle”. Detto, fatto. Claudio Brachino, giornalista Mediaset, presenta un servizio su Canale 5 in primissima giornata (il voltastomaco viene sempre di prima mattina) che vede il Giudice Mesiano filmato in dei momenti di vita privata, una passeggiata, una sigaretta e un salto dal barbiere – un onesto cittadino italiano -. I commenti alle immagini lasciano allibiti, l’atteggiamento del povero malcapitato viene definito ” Stravagante”, e il suo modo di vestire? Quei calzini turchesi? Alla giovane commentatrice sembrano un’enormità.

Certo, ormai Mesiano è un personaggio pubblico, a detta di certa stampa, e ci si può aspettare di tutto, d’altronde quello che è stato fatto al Premier non è da meno. Solo che certa stampa vede annebbiato, non distingue le forme. Il Presidente del consiglio è stato colto  in fallo in delle situazioni a dir poco deplorevoli per chiunque, il giudice Mesiano andava dal barbiere.

L’episodio viene commentato anche da autorevoli esponenti della magistratura che ricordano un pedinamento simile solo ad opera della Mafia e dei Servizi Segreti.

Ma certa stampa deve ergersi – verso luoghi torbidi – a difesa dei più deboli, certamente, e Il Giornale scrive in prima pagina: ” Lecito spiare solo nei bagni del Premier”.

Intanto il testimone della democrazia e della giustizia, ovvero il calzino turchese, passa a Franceschini segretario del P.D. che lo indossa in segno di protesta e di solidarietà verso Mesiano.

Di tutta risposta, duro, Il Giornale, bistratta il Partito Democratico, offende il Segretario del P.D., travisando un gesto simbolico come quello del calzino per un cambio di bandiera ” Addio Bandiera Rossa, La sinistra cambia Vessillo”  e non contento di questa  bruttura in prima pagina segue in seconda – con l’ aiuto dell’esperto di Bon Ton Carlo Rossella – ” Dario – Franceschini – lo vedo anche in calze a rete” . Ma ormai il termine sputtanare è di moda, lo usa anche il Premier.

L’ opera di certa stampa e televisione svolge un lavoro sottile di tipo intimidatorio, omettendo verità e restaurando nomi, allo scopo di mistificare la realtà dei fatti in Italia. Ma YouTube ci salva, così appare Giancarlo Gentilini ex sindaco di Treviso ed  esponente di spicco della Lega nord – partito xenofobo della maggioranza – durante un suo comizio duro, di un razzismo feroce, che dice: ” Voglio eliminare tutti i bambini Zingari” e parla di rivoluzione, quasi una pulizia etnica.

Cose così non interessano a questa stampa miope, nè di certo alla Procura che è impegnata ad indicare al ministro della giustizia il vilipendio al Presidente della Repubblica – per futilità in confronto al caso del Leghista – di cui sarebbe colpevole Di Pietro, un uomo che l’ Italia l’ha pulita davvero.

Così oggi i calzini turchesi ci appaiono lisi e le cravatte verdi lucenti, un simbolo d’ innocenza ed un altro, così fallico, così simile all’impiccagione.

Andrea Cammarata

Video you tube:

http://www.youtube.com/watch?v=FQlLK0aAG-A&feature=player_embedded#

guinea.conakry

Nel 1958 la Guinea Conakry, dopo più di trecento anni di influssi e dominazioni francofone, è il primo stato africano ad ottenere l’indipendenza dalla Francia colonialista tramite il No ad un referendum Gaullista. Oggi, a più di 50 anni dall’indipendenza, in un primato che tuttora inorgoglisce questa giovane repubblica presidenziale, la Guinea dovrebbe accingersi a vivere la sua terza repubblica, ma fatti sanguinari hanno interrotto questo cammino verso la democrazia.

La storia: a seguito del referendum per il no alla Francia, Sèkou Touré – leader del Partito democratico guineiano – apre un regime socialista capeggiando la repubblica guineiana in una presidenza del terrore che dura fino alla sua morte nel 1984, osannato e criticato come eroe e tiranno, svolge una politica panafricanista, rivoluzionaria e nazionalista, macchiandosi di diversi crimini pur di sedare il dissenso dell’opposizione e dell’opinione pubblica.

Nella seconda repubblica s’instaura militarmente, dopo la morte di Touré, Lansana Conté, anch’egli di discussa fama persevera in un regime oscurantista macchiandosi di gravi atrocità contro la popolazione. Nei primi anni ‘80 Conté attuando una politica estera, molto criticata, riapre i rapporti diplomatici ormai bloccati con la Francia che, comincia a sostenerlo militarmente, e dal 2007, oltre che fornirgli 2 milioni di euro l’anno in armamenti, mette a disposizione 9 cooperanti per la formazione di ufficiali guineiani.

Nel 1985 si chiude l’ambasciata italiana a Conakry – capitale della Guinea – lasciando spazio ad un solo interlocutore italiano, Guido Santullo, imprenditore edile, ambasciatore guineiano in Italia, nonché consigliere di Lansana Conté, personaggio discusso negli ambienti franco-guineiani, ma per lo più sconosciuto in Italia, deve alla Guinea e al presidente Conté la sua ricchezza. Santullo attraverso la Sericom Guineé ( società da lui fondata), una delle realtà economiche tuttora attive più importanti del paese,  costruisce alberghi, casinò, edifici pubblici e ospedali grazie all’ appoggio del presidente in carica, non pagando tasse e godendo di favoritismi negli appalti per le costruzioni.

Conté, come riporta la Lega Guineense, sostiene anche legami con i cartelli del narcotraffico sudamericano, di fatti la posizione geografica della Guinea, affacciata sull’ oceano Atlantico, la rende un appetibile porto d’ ingresso per i carichi di droga diretta verso l’ Europa.

In questo periodo Conakry e il suo golfo sono stati indicati anche dalle ricerche di Ilaria Alpi come una delle discariche dei rifiuti tossici provenienti dall’ Europa. In quegli anni Conté non contrasta nemmeno la tratta di minori e bambini sfruttati nella prostituzione e nei lavori forzati, è una tratta che, come riporta la Cia in the “World Factbook”, ha assunto dimensioni inquietanti e vede bambini obbligati nell’agricoltura, nelle miniere di diamanti e nella lavorazione dell’oro.

Intanto si manifesta l’intensificarsi dell’interesse delle multinazionali estere nei confronti delle risorse minerarie di cui è ricchissima la Guinea, soprattutto della bauxite ( minerale utile per la produzione dell’alluminio) e la Rusal ( maggior produttrice mondiale di alluminio) fonda una cittadella dentro Conakry brulicante di operai russi che estraggono la bauxite e la esportano.

Conté si porta già alle spalle tre dubbiose elezioni consecutive vinte anche con il sostegno della Francia. La situazione si aggrava nel 2006, il malcontento della popolazione per lo stato in cui verte l’economia del paese e per il malgoverno viene sedato barbaramente, durante una manifestazione dell’opposizione sei persone vengono uccise con colpi di arma da fuoco esplosi dalle forze dell’ordine ( Reuters), ma sarà solo un anticipo di fatti ancor più cruenti.

Alla fine del 2008 Lansana Conté muore e Dadis Camara capo della giunta militare prende il potere con un golpe assicurando di portare a termine la legislatura in corso per giungere legalmente a nuove elezioni. Camara – presidente de facto- nonostante dichiari lotta alla droga eredita i legami di Conté con i cartelli del narcotraffico e stringe alleanze con le multinazionali che gestiscono il patrimonio minerario della Guinea.

Il presidente si rende noto anche per aver ricevuto una giornalista di Juene Afrique in bermuda e per una vita dissoluta non conforme a quella politica.

Nonostante ciò decide di volersi candidare alle elezioni del 2010, contravvenendo alle dichiarazioni sostenute durante il golpe.

Comincia la protesta dell’opposizione. Il 28 settembre, i manifestanti si ritrovano allo stadio di Conakry. Una pagina di violenza si scrive nella storia della Guinea. La manifestazione, non autorizzata dal governo, viene sedata nel sangue con barbarie atroci. Sono 150 i civili uccisi, un numero imprecisato di donne stuprate e violentate con la canna dei fucili dai berretti rossi della giunta militare. Membri dell’opposizione sono stati torturati e resi prigionieri.

Dadis Camara, interpellato dalle autorità internazionali, nega tutto dicendo di non essere al controllo di quei militari che hanno trucidato il popolo.

Gli effetti dell’opinione internazionale giungono veloci: L’ Onu  minaccia un inchiesta sull’avvenuto. La Francia invita i propri connazionali a lasciare il paese. L’ UA ( unione africana) impone un ultimatum alla giunta militare e a Camara che la capeggia perchè essi sottoscrivano una rinuncia formale a candidarsi alle elezioni di marzo 2010. L’ultimatum non viene rispettato in ragione della presunta mediazione del Presidente del Burkina Faso, Blaise Campaoré, alla candidatura di Camara. L’U.A. segue con un embargo sulle armi a destinazione Guineiana.

Camara ritirato ad  Alpha Ya-ya, caserma principale del paese, non rinuncia a concludere un contratto da 7 miliardi di dollari con la China international Fund per un investimento in infrastrutture utili all’estrazione della bauxite, e la Cina si rende così indirettamente complice di un governo tiranno.

“Il popolo in ricerca di giustizia ha ricevuto solo intimidazioni”, lo riportano i membri del forum Forze Vive guineiane facente parte della OGDH ( organizzazione per i diritti umani), “le donne violentate non hanno ricevuto alcun sostegno e nessun colpevole delle atrocità è stato denunciato”. Il Forum si rivolge all’opinione internazionale, chiedendo aiuti concreti, tramite una lettera di denuncia dei fatti terribili del 28 Settembre ” ….la volontà della giunta militare è quella di terrorizzare e sottomettere il popolo di Guinea. Centinaia di donne e di giovani ragazze sono state spogliate, violentate, le canne dei fucili introdotte nelle loro parti intime, tutto ciò pubblicamente e sotto gli occhi delle gerarchia militare…”.

Attualmente sono in corso diversi scioperi che stanno bloccando il paese, la volontà dell’opposizione e del popolo è ferrea. In una Guinea dove il 44,8 % della popolazione ha meno di 14 anni e la speranza di vita si arresta a 49, dove i diritti umani sono stati violati ripetutamente durante 50 anni di regime e dittature, i giovani  continuano a lottare pronti a morire per il cambiamento.

L’alfabetizzazione è sotto il 30 %, ma il dialogo è vivo attraverso le radio ” libere” che danno voce al popolo, e attraverso il rap che è utilizzato dai giovani per esprimere il dissenso.

Il 27 ottobre la Human Rights Watch dopo 10 giorni d’inchieste approfondite, effettuate in Guinea, ha constatato che i crimini e gli stupri commessi il 28 settembre nello stadio di Conakry sono da attribuirsi ai berretti rossi della giunta militare e che l’azione era stata premeditata allo scopo di reprimere le volontà dell’opposizione. Durante l’inchiesta sono stati interrogati centinaia di testimoni presenti al momento del massacro ed è stato provato che il governo di Camara abbia tentato di dissimulare le prove dei crimini. Human Rights Watch ha reiterato l’appello alle Nazione Unite e alla Cedeao perché venga aperta un’inchiesta internazionale.

Si aggiunge, lo riporta Guineénews, il 28 Ottobre, l’ Unione Europea che, in merito alle denunce delle associazioni per i diritti umani,ha imposto ai paesi membri della Comunità europea il divieto di commerciare armi con la Guinea  e ha pubblicato una lista dettagliata contenente i nomi dei responsabili del massacro, (integralmente visibile nel giornale ufficiale dell’unione europea) fra questi il primo è quello di Dadis Camara.

In queste ore molti negozi e banche sono chiusi, il saccheggio di luoghi pubblici e dei domicili dell’opposizione ad opera di membri della giunta militare è continuo. 5 esponenti di un’associazione di giovani guineiani ( FAJEG) sono stati arrestati dalla polizia perché avevano cominciato uno sciopero della fame per manifestare contro la violenza dei militari.

Sempre Guineénews denuncia che anche i giornalisti sono in pericolo e riporta le intimidazioni rivolte da un militare della giunta contro un presentatore della Tv guineiana  (RTG).

Sabato 31 Ottobre a Kindia si disputerà una partita di calcio, la finale della coppa nazionale, un altro stadio, un altro confronto, e ancora una volta la volontà di un popolo che ripete di resistere.

Andrea Cammarata

Per i romantici un giudizio estetico che non sia esso stesso un opera d’ arte… Non ha alcun diritto di cittadinanza nel regno dell’arte.

- La verità, come pure la memoria, emerge solo se non la si cerca. ( nozione della memoria involontaria, Proust)

Per liquidare i popoli si comincia a togliere loro la memoria. Kundera

Attraverso un vetro opaco
E nuvole di marmo
Al divieto dei cani
Sulla sabbia così jazz
Bici onde petroliere
Delfini piccioni e coppie
Denso alla spiaggia libera

Ce ne fossero pochi poi di crocefissi per strada, nelle chiese, in Italia, mancano proprio i crocefissi!

Il crocefisso è un’imposizione dello stato ( laico e democratico) a suon di libertà accolgo l’Europa.

C’era il papello, carceri nelle isole chiuse. La maggioranza con Alfano comunica ( a scagionarsi dalle accuse di collusione del governo con la mafia ?) riapriamo Pianosa ( rimettiamoli tutti insieme quelli del 41bis). La Prestigiacomo, giustamente in occasione nominata paladina delle pecore, che a Pianosa ci sono solo quelle oltre che un carcere, con un gioco di prestigio dice: _”non s’ha da fare”. Che magie, questo governo, che manipolazioni! E intanto il papello funziona…

Darei il Governo ai giudici. Uno così si merita solo il licenziamento, non la sua lettera pubblicata oggi sul giornale ( Corriere della sera)  che, fra l’altro, rende difesa a B. e eleva la questione, inutilmente, a essere oggetto di opinioni. Purtroppo in Italia si continua a legittimare l’impossibile,( lo fanno tutti) in ogni modo, pro e contro, sempre e comunque. E’ un elogio della follia. O noccioline per le scimmie? :-)